7 giugno 2020
Aggiornato 01:30
Il Governo

Scajola: non posso continuare a fare il Ministro

L'addio dopo lo scandalo sull'abitazione al Colosseo. La Procura: «Non è indagato». Al suo posto spunta Romani

ROMA - Una «campagna mediatica senza precedenti», una situazione «in cui devo difendermi e per difendermi non posso continuare a fare il ministro». Così Claudio Scajola ha annunciato in conferenza stampa le sue dimissioni dalla guida del ministero per lo Sviluppo economico a seguito del coinvolgimento nell'inchiesta del G8.

«DEVO DIFENDERMI» - Scajola ha spiegato: «Sono al centro di una campagna mediatica senza precedenti, su una inchiesta giudiziaria nella quale non sono indagato. Mi ritrovo notte e mattina a seguire le rassegne stampa per capire di cosa si parla, mi trovo quotidianamente esposto a ricostruzioni giornalistiche di cui non conosco il contenuto e che sono contraddittorie tra di loro. In questa situazione di grande sofferenza e che non auguro a nessuno, io mi devo difendere. Per difendermi non posso continuare a fare il ministro».
«Sono estraneo alla vicenda, e lo dimostrerò. Se dovessi acclarare che la casa è stata pagata da altri, ho già dato mandato ai miei legali di annullare il contratto». Così il ministro Claudio Scajola, sui contenuti dell'inchiesta che lo vede coinvolto. «Come ministro della Repubblica - spiega - non potrei abitare in una abitazione in parte pagata da altri. Questa è la motivazione principale che mi spinge a dimettermi, ma sono convinto di essere estraneo ai fatti e sicuro che sarà dimostrato. Ma sono altrettanto certo che per esercitare la politica con la P maiuscola, bisogna avere le carte in regola e non avere sospetti».
Nel merito dei fatti a lui contestati, Scajola spiega di non essere a conoscenza dell'eventuale pagamento dell'abitazione al Colosseo da parte di terzi: «Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata da altri. Se dovessi acclarare che è stata pagata da altri senza sapere io le motivazioni e il tornaconto e gli interessi, ho già dato mandato ai miei legali di intraprendere le azioni necessarie per annullare il contratto».

BERLUSCONI: «SCELTA SOFFERTA» - «Il ministro Scajola ha assunto una decisione sofferta e dolorosa, che conferma la sua sensibilità istituzionale e il suo alto senso dello Stato, per poter dimostrare la sua totale estraneità ai fatti e fare chiarezza su quanto gli viene attribuito. Al ministro Scajola va l’apprezzamento mio e di tutto il governo per come ha interpretato il ruolo di ministro dello Sviluppo economico in una fase difficile e delicata che, anche grazie al suo contributo, l’Italia sta superando meglio di altri Paesi». Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo le dimissioni del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola.

VALDUCCI: «PRECEDENTE GRAVISSIMO» - «Le dimissioni di Claudio Scajola costituiscono una precedente gravissimo: la gogna mediatica porta alle dimissioni prima ancora di un qualsiasi atto giudiziario. Qui siamo peggio che durante Tangentopoli, allora almeno si aspettava un avviso di garanzia prima di pretendere e ottenere le dimissioni. A Claudio Scajola va tutta la vicinanza umana e la solidarietà possibili, oltre al riconoscimento di aver sempre lavorato per il bene dell’Italia.» Lo ha dichiarato Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti della Camera e Responsabile vicario Enti Locali del PDL.

BERSANI: «SCELTA GIUSTA» - «Direi proprio che è la scelta giusta» ha commentato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in collegamento telefonico con Repubblicatv. «Le cose che ha detto fin qui non sono convincenti per nessuno - ha aggiunto Bersani -, se non ha nient'altro da aggiungere è inevitabile che rassegni le dimissioni».
Il segretario del Pd ha aggiunto che «voglio credere che questo verminaio emerso di meccanismi degli appalti con procedure straordinarie venga scavato fino in fondo e che la magistratura faccia tutto quello che deve fare in questa vicenda perchè è inaccettabile che nel cuore dello stato ci siano ponti aperti per la corruzione».

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