29 giugno 2022
Aggiornato 00:30
Le Fiamme Gialle sulle tracce dei finanziamenti di Verdini

Inchiesta G8, perquisita la sede de «Il Giornale della Toscana»

Verdini: Offeso e costernato, accuse inconsistenti. Bondi: Contro Verdini accuse abnormi. Mazzoni: inchiesta è offensiva alla libertà di stampa. Cdr «Il Giornale della Toscana»: siamo preoccupati. La Difesa della Casa Editrice: La Procura sbaglia ad interpretare la legge

FIRENZE - Dalle nove e trenta di questa mattina nuclei operativi della Guardia di Finanza stanno effettuando perquisizioni all'interno della sede de Il Giornale della Toscana. Nel mirino degli inquirenti ci sono i finanziamenti ricevuti dal quotidiano, che è l'inserto regionale de Il Giornale e il cui editore di punta è Denis Verdini. Le perquisizioni rientrano nell'ambito dell'inchiesta nei confronti del coordinatore nazionale del Pdl, che è stato anche a lungo presidente della banca di Credito cooperativo fiorentino. Tra i capi di imputazione, vi è l'utilizzo improprio delle risorse economiche a disposizione dell'istituto.

Verdini: Offeso e costernato, accuse inconsistenti - «Alla luce di quanto è accaduto oggi, posso solo affermare di essere offeso e costernato. Lo sono tanto più perché, sapendo bene come stanno le cose, sono perfettamente in grado di valutare l'enorme inconsistenza delle accuse che mi vengono mosse con un dispiegamento di uomini e mezzi davvero degno di miglior causa». Lo ha affermato, in una nota, il coordinatore del Pdl Denis Verdini a proposito degli sviluppi dell'inchiesta che lo coinvolge.
«Il risultato di questa brillante iniziativa, che ha portato al sequestro dell'intero immobile del Giornale della Toscana, è stato invece - ha aggiunto - quello di rischiare di mandare sul lastrico e in mezzo ad una strada non meno di trenta lavoratori e le rispettive famiglie per un reato che non esiste, se non nella fervida immaginazione dei pm. Ma quale truffa! I finanziamenti statali sono infatti serviti in tutti questi anni esclusivamente a tenere in vita il Giornale della Toscana e a permettere di creare occupazione, giornalistica e non, e pagare la carta, gli stampatori e i fornitori. A tutti i sentimenti che ho appena descritto, si aggiunge il forte rammarico suscitato dal fatto che queste tegole giudiziarie giungono in pochi minuti sul capo di una persona, mentre - e non certo per colpa dell'indagato - sono necessari mesi, se non anni, per fare chiarezza intorno ad accuse dispensate con tanta solerzia e superficialità».
«Comunque, poiché vedo che l'attenzione della magistratura nei miei confronti continua ad essere morbosa, ai limiti dello stalking giudiziario, è da questa mattina - ha concluso Verdini - che sto cercando di ricordare tutte le volte che ho rotto un vetro o fulminato un lampione per andarmi quanto prima a costituire».

Bondi: Contro Verdini accuse abnormi - «Ciò che accade all'On. Denis Verdini conferma che nei confronti di certe persone e di determinati partiti si dispiegano mezzi, si profondono energie e si perseguono accuse che sono chiaramente abnormi». Lo ha affermato il coordinatore Pdl Sandro Bondi, commentando gli sviluppi dell'inchiesta che coinvolge il suo collega di partito. «Tali inchieste - è la sua convinzione - non approderanno a nulla, come è avvenuto in altri casi, ma nel frattempo le persone coinvolte avranno patito sofferenze e danni, che nessuno e nulla potrà più riparare».
«Ciò è tanto più paradossale in una regione come la Toscana in cui esiste un sistema di potere che non ha eguali in altri regimi democratici e in un Paese che vanta il più diffuso e, per certi aspetti, anomalo sistema di finanziamento pubblico dei quotidiani», ha concluso Bondi.

Mazzoni: inchiesta è offensiva alla libertà di stampa - «Siamo arrabbiati, questa è un'offensiva senza precedenti che tocca da vicino la libertà di stampa». E' questa la reazione del direttore de 'Il Giornale della Toscana', e parlamentare del Pdl, Riccardo Mazzoni, all'uscita dalla redazione che è ancora al vaglio della Guardia di Finanza. Secondo Mazzoni, l'obiettivo non è la testata da lui diretta ma Denis Verdini, che «incidentalmente» quel giornale l'ha fondato: «c'è un fuoco incrociato sul coordinatore nazionale del Pdl -accusa Mazzoni - ormai siamo anche oltre il livello di persecuzione. Quello che sta succedendo è una vergogna». Mazzoni spiega che «viviamo da mesi con i carabinieri e la Guardia di finanza in redazione, neanche fossimo il Corriere della Sera di Tassn Din e Gelli».
Il direttore esclude però che l'obiettivo sia anche 'Il Giornale della Toscana'. E a chi gli chiede se la testata non sia una realtà «scomoda», risponde: «Io non credo che il punto sia questo. Colpiscono semmai noi per colpire Verdini. Siamo una voce che all'inizio è stata accolta in maniera molto fredda e che poi ha trovato un numero sufficiente di lettori in una dialettica normale tra un giornale di centrodestra e una regione di centrosinistra. Non vedo da questo punto di vista ghettizzazioni.
Io vedo una stortura nell'azione giudiziaria volta a togliere di mezzo un personaggio politico che incidentalmente è stato anche il fondatore di un giornale e che rischia - conclude Mazzoni - di pagare un prezzo altissimo per questa che è una persecuzione.

Cdr «Il Giornale della Toscana»: siamo preoccupati - Il cdr de Il Giornale della Toscana esprime, in una nota, «forte preoccupazione per le ricadute occupazionali e professionali, alla luce dell'inchiesta della Procura di Firenze su presunte truffe ai fondi per l'editoria che riguardano gli editori della nostra testata». Al Giornale della Toscana sono impiegate 25 persone, tra giornalisti, poligrafici e impiegati amministrativi.
Da parte del Cdr si afferma di non accettare «che i sequestri di beni effettuati oggi possano mettere a repentaglio il nostro lavoro». Nell'ambito dell'inchiesta sui finanziamenti pubblici all'inserto toscano de 'Il Giornale, fondato, tra gli altri, da Densi Verdini, la Guardia di Finanza ha perquisito la sede amministrativa di via Cittadella, nei locali attigui a quelli della redazione.

La Difesa della Casa Editrice: La Procura sbaglia ad interpretare la legge - L'inserto toscano de Il Giornale, fondato tra gli altri dal coordinatore del Pdl, Denis Verdini, fa riferimento ad una cooperativa editoriale e non giornalistica. E' quanto precisa il difensore della società editrice, l'avvocato Marco Rocchi, secondo il quale la Procura di Firenze starebbe commettendo un errore di interpretazione della legge sui finanziamenti pubblici all'editoria. Alla Società Toscana di Edizioni, editore dal 1998 de 'Il Giornale della Toscana', è contestato, dalla Procura di Firenze, di essere una «cooperativa fittizia» in quanto al suo interno non ci sarebbero «soci lavoratori», attivi cioè a tutti gli effetti nel testata quotidiana. Secondo Marco Rocchi, «siamo di fronte ad un chiarissimo errore nell'interpretazione della normativa in materia di editoria e di contributi pubblici».
«E' vero invece - replica Rocchi - che la legge che disciplina la materia non richiede assolutamente il requisito dei soci lavoratori». Questa è una condizione, precisa l'avvocato, facendo riferimento alla legge 250 del 1990, che vale per le cooperative giornalistiche e non quelle editoriali. «Circa poi la presunta fittizietà della cooperativa, sarebbe sufficiente citare il fatto che la gran parte dei soci della cooperativa medesima sono personalmente fideiussori della Società stessa -conclude Rocchi- per non dire delle ulteriori attività svolte dalla società negli anni che, immaginiamo, saranno esposte nelle sedi adeguate».