15 agosto 2022
Aggiornato 17:30
Giustizia | Inchieste grandi eventi

Scajola: «Avevo riconoscenza per Balducci e Anemone»

L'ex ministro è intervenuto nel processo in cui è imputato per finanziamento illecito a parlamentare in relazione all'acquisto dell'appartamento fronte Colosseo, pagato da Anemone, a «sua insaputa»

ROMA - «Mi chiedo il perché di questa storia sin da quando ho letto sui giornali il rapporto della guardia di finanza. La prima risposta che devo è che se fossi stato a conoscenza di ogni passaggio non sarei qua oggi. Poi aggiungo che se fossi stato un farabutto mi sarei comportato in modo diverso. Qualche giornalista ha detto che forse è stato tutto fatto per la ricerca di una mia benevolenza. Non lo so, non faccio esercizi di fantasia. Dico solo che nei confronti di Balducci ed Anemone avevo riconoscenza perché mi avevano aiutato a risolvere un problema».
Così ha detto l'ex ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola nell'ambito del processo in cui è sotto accusa per finanziamento illecito a parlamentare in relazione all'acquisto di un appartamento in via del Fagutale fronte Colosseo pagato, secondo l'accusa, in parte con il denaro dell'imprenditore Diego Anemone e secondo il ministro a «sua insaputa».

MAI PARLATO DI PREZZO DELLA CASA - «Non ho mai parlato di prezzo con le sorelle Papa - ha spiegato Scajola, in precedenza, rispondendo alle domande del pm - Balducci mi disse che la casa di via del Fagutale era stata 'opzionata' da Anemone. Lo contattai, mi disse che necessitava di pochi lavori che avrebbe potuto seguire lui stesso. Il rogito avvenne il 7 luglio, giorno del mio onomastico».
Rispetto alla scelta dell'abitazione con affaccio sul Colosseo, Scajola ha ricordato in un altro passaggio del suo lungo interrogatorio: «Nella primavera-estate del 2003 fui invitato a cena dall'ingegner Balducci. Gli dissi del fatto che stavo cercando una casa da comprare su Roma. Un po' di tempo dopo lui mi fece visitare un appartamento in Salita Sant'Onofrio, ma quel posto non andava bene. Per il budget ma anche per motivi di sicurezza».

PAGATO 60MILA EURO RESTAURI - Rispondendo alle domande del pm Roberto Felici, Scajola ha quindi chiarito: «Ho pagato oltre 60mila euro per i lavori di ristrutturazione. Decidemmo di procedere in economia e mi affidai al geometra Graziani, allora capo dei servizi tecnici di Forza Italia».
Scajola ha detto di non sapersi dare una spiegazione del perché le fatture acquisite dagli investigatori sono state intestate alle società di Anemone. Anche in merito a quanto sia grande la casa di via del Fagutale non c'è certezza. «Ero convinto fosse di 170 metri quadri - ha risposto al pm - I 9 vani e mezzo mi giustificavano la quotazione che avevo visto su internet, in una pubblicazione di agenti immobiliari. Il dato odierno è che da tempo non abito più in quella casa. L'ho messa in vendita nel modo più riservato possibile. I possibili acquirenti sono comunque scappati. Attendo la fine di questo processo per prendere una decisione».

CON BALDUCCI MI SENTIVO IN BOTTE FERRO - L'ex parlamentare e coordinatore di Forza Italia ha poi aggiunto: «Sento su di me la grossa colpa di non aver dato molta attenzione alla trattativa. Facendo il ministro lavoravo moltissimo. Quando ho scoperto il prezzo dell'acquisto sono rimasto perplesso. Sono tre anni e mezzo che penso a questa vicenda. Se avessi preso una casa diversa da quella via del Fagutale, una che avevo visionato in precedenza, probabilmente avrei posto maggiore attenzione. Ma con questa, con la segnalazione di Balducci, mi sentivo in una botte di ferro». Così Scajola ha riferito al giudice Eleonora Santolini. L'ex ministro ha poi portato all'attenzione delle parti un documento da lui rinvenuto in cui si prova come fino alla fine di marzo del 2004 fosse domiciliato in hotel. «La scorta dava comunicazione al Dipartimento e al commissariato di zona del luogo dove io dormivo e mangiavo», ha continuato.

MAI DETTO «A MIA INSAPUTA» - Scajola ha quindi sottolineato: «Sono diventato famoso per la storia dell'insaputa. Un termine, riportato in una intervista, che non ho mai però pronunciato».

TOTALE FIDUCIA A BALDUCCI - L'ingegner Angelo Balducci, che è stato presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, è sotto processo per gli appalti del G8 della Maddalena. «Lo conoscevo dai tempi del Giubileo, nel 2000, ha spiegato Scajola. Aveva ottimi rapporti anche con il centrosinistra, oltre che con gli uffici della presidenza del consiglio e del Quirinale. Era un uomo di grande considerazione. Lui è una persona di mia assoluta fiducia. Ogni tanto mi chiamava e mi chiedeva di far fronte a delle spese, che potevano ammontare a 2mila o 3mila euro, alla volta. Servivano per pagare gli addetti od il materiale (della casa affaccio Colosseo, ndr)».
A fronte delle dichiarazioni del loro assistito al termine dell'udienza, i legali di Scajola hanno annunciato al tribunale «consistenti rinunce» alla lista dei testimoni da citare. Tra i documenti depositati dai difensori ci sono bollette delle diverse utenze, verbali di condominio ed un certificato di residenza.