22 ottobre 2021
Aggiornato 08:00
Omicidio Poggi

Assolto Stasi resta il giallo senza colpevole

Non è lui killer, prove insufficienti, mancanti o contraddittorie

VIGEVANO - Prima notte dopo l'assoluzione per Alberto Stasi. Ma con l'assoluzione dell'ex bocconiano, l'omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007 a Garlasco rimane un giallo senza colpevole. Ventitre udienze, dieci mesi di processo e il lavoro di oltre venti tra consulenti tecnici delle parti e periti non sono bastati per definire «concordanti, precisi e gravi» gli indizi contro Stasi raccolti dalla procura fin dalle prime ore dopo l'omicidio.

Solo le motivazioni della sentenza, disponibili tra novanta giorni, diranno se per il gup, Stefano Vitelli, le prove sono insufficienti, mancanti o contraddittorie. In ogni caso è stato probabilmente l'esito delle perizie, in particolare quella informatica, a convincere il giudice dell'innocenza dell'ex bocconiano. I genitori di Chiara hanno annunciato che ricorreranno in appello contro una sentenza che, a loro parere, non aiuta la loro ricerca di giustizia. Stasi ha invece accolto con lacrime liberatorie la decisione del giudice ed è uscito dall'aula ad abbracciare la nuova fidanzata, Serena.

«Noi continueremo a cercare la verità per nostra figlia, è il nostro dovere», ha detto Rita Poggi, madre di Chiara. Anche il padre della vittima, prima di ringraziare comunque il giudice per questa decisione «difficile» e gli inquirenti, ha ribadito che accetta la sentenza pur nella decisione di impugnarla. «E' un primo passo, un tassello, ci sarà l'appello».

La difesa, ha osservato invece Angelo Giarda, capo del collegio di avvocati di Stasi, ha lavorato anche nell'interesse dei genitori Poggi «perché se l'omicida non è Alberto, e noi ne siamo perfettamente convinti, bisogna scoprire chi è. Non ci sono né vincitori né vinti». Per Alberto, ha aggiunto l'avvocato, l'assoluzione «è come uscire da un incubo», da una «esperienza traumatizzante» e per questo «non ha nessuna voglia di parlare. Noi abbiamo cercato di sostenerlo così come hanno fatto i genitori e gli amici».

A convincere il giudice deve essere stata però anche la debolezza del movente. Chiara e Alberto stavano insieme da quattro anni e non c'erano motivi evidenti per pensare a una lite tra loro in grado di trasformare un tranquillo studente in furioso omicida.