16 ottobre 2019
Aggiornato 17:00
Cronaca. Omicidio Poggi

Stasi in lacrime si sente «uscito da un incubo»

Assolto dall'accusa di omicidio volontario della fidanzata Chiara. Per il difensore non ha «nessuna voglia di parlare»

VIGEVANO - Alberto Stasi ha accolto «in lacrime» la lettura della sentenza che lo ha assolto dall'accusa di omicidio volontario della fidanzata Chiara Poggi. E' quanto trapelato dall'aula magna del tribunale di Vigevano dove anche l'ultimo atto del processo con rito abbreviato si è tenuto a porte chiuse. «Per lui è come uscire da un incubo» ha detto Angelo Giarda, a capo del collegio difensivo. Il suo assistito, ha aggiunto «non ha nessuna voglia di parlare perché ha vissuto un'esperienza traumatizzante. Noi abbiamo cercato di sostenerlo così come hanno fatto i genitori e gli amici. Se c'è una cosa che vuole in questo momento è un pò di silenzio».

Giarda ha ripercorso le tappe di una vicenda «da tutti data come pregiudicata» e ricondotta su binari diversi «dall'opera demolitoria dei nostri consulenti e dal lavoro dei periti super partes «che hanno ricostruito aspetti sicuramente importanti che hanno portato all'assoluzione» ai sensi dell'articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale. Una formula che di per sè, senza le motivazioni della sentenza che il gup depositerà entro 90 giorni, «non vuol dire niente. Può indicare tre cose: la mancanza della prova, la sua insufficienza o la sua contraddittorietà». Non si può quindi parlare, senza la lettura delle motivazioni, di assoluzione «per insufficienza di prove».

«Né vincitori, né vinti» - Il legale ha ribadito poi quanto detto dopo la mancata convalida del fermo di Stasi a settembre 2007: «Non ci sono né vincitori né vinti. Abbiamo lavorato anche nell'interesse dei genitori Poggi perché se l'omicida non è Alberto, e noi ne siamo perfettamente convinti, bisogna scoprire chi è», che resta un compito della procura.