21 gennaio 2021
Aggiornato 00:00
Il politico campano non rinuncia alla candidatura

Cosentino: «Non mi candiderò se me lo chiede il Partito»

«Lunedì non andrò in Procura, il mio è un arresto politico. Ho il sostegno del Presidente Berlusconi»

NAPOLI - Non si sottrarrà alla decisione del suo partito di fare un passo indietro qualora gli venisse chiesto, ma per il momento l'ipotesi non è da prendere in considerazione. Questo quanto sottolineato a chiare lettere dal sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, nell'occhio del ciclone da quando la Procura di Napoli ha chiesto alla giunta delle autorizzazioni a procedere del Parlamento il suo arresto perché indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

NON RINUNCIO - L'occasione per ribadire il suo pensiero e per smentire seccamente con un laconico «assolutamente non rinuncio alla candidatura come presidente della Regione Campania» viene offerta da una conferenza stampa a Napoli sull'emergenza sanità nella regione.
Il volto è teso, ma Cosentino tenta il sorriso ed è disponibile a rispondere a tutte le domande dei giornalisti. Al suo fianco ci sono i pezzi forti del Pdl campano: i parlamentari Marcello Tagliatatela, Stefano Caldoro, Raffaele Calabrò e l'eurodeputato Enzo Rivellini.

NON ANDRÒ IN PROCURA - «Non andò in Procura il prossimo lunedì - esordisce il coordinatore del Popolo della Libertà in Campania - i miei legali non hanno ancora avuto materialmente gli 11 faldoni che riguardano la mia vicenda giudiziaria. Un'inchiesta iniziata nel 1990, più volte archiviata e riaperta, che mi vedrà forse indagato per i prossimi 10 anni». Gli avvocati hanno, infatti, chiesto il differimento dell'interrogatorio, ma qualora questa richiesta non venisse accolta «non mi avvarrò della facoltà di non rispondere», precisa. E sulla domanda su cosa si aspetti dal Parlamento chiamato a decidere sul suo arresto, Cosentino aggiunge: «Mi aspetto che leggano le carte».

Gli interrogativi e le curiosità dei giornalisti sono molti e spaziano un po' ovunque. Basta una semplice battuta, però, per placare le beghe interne al partito. Sulla richiesta di dimissioni da sottosegretario avanzata da Italo Bocchino, l'esponente del Pdl, risponde deciso: «E' l'unico a chiederle».

ARRESTO POLITICO - Ma i riferimenti all'inchiesta che lo vede tirato in ballo da alcuni pentiti di camorra sono molteplici e alcuni sono fatti esplicitamente dallo stesso Cosentino che ribadisce che si è di fronte a «un arresto politico che non ha niente a che vedere con la giustizia». «C'è un attacco preventivo, a orologeria, contro il cambiamento che si vuole attuare in Campania. In questi anni - aggiunge - abbiamo raddoppiato le preferenze nella regione e siamo pronti per continuare su questa strada. E di sicuro non sarà il caso Cosentino a far scomparire 15 anni di malgoverno del centrosinistra».

BASSOLINO «IL MIGLIORE» - Proprio su Antonio Bassolino, il sottosegretario all'Economia, ironizza: «Dice di essere il miglior candidato del Pd, figuriamoci il peggiore... Ci lascia la Regione con il miglior ciclo integrato dei rifiuti, la migliore sanità, per non parlare poi delle bonifiche. Una Regione nella quale il Governo ha dovuto nominare commissari straordinari per tutto, compresi gli Scavi archeologici di Pompei e il Teatro San Carlo di Napoli».

Su un punto è più fermo che mai, ossia sull'ipotesi che si tiri indietro dalla possibilità di guidare la giunta regionale: «Non ho assolutamente rinunciato alla mia candidatura, ho solo detto che è giusta una riflessione del partito su questo argomento. La mia candidatura - precisa - è stata frutto di un ragionamento con il partito e con gli eletti in Campania che hanno ritenuto che dovessi essere io il candidato naturale».

HO IL SOSTEGNO DI BERLUSCONI - E sull'identikit di un nuovo, ipotetico «sfidante» per la guida di Palazzo Santa Lucia che non sia lui, Cosentino spiega: «Dovremmo fare una riflessione, saranno gli eletti in Campania a scegliere». Il lasso temporale necessario per dipanare questa matassa non sarà, però, risicato. «Stiamo riflettendo su tutte le candidature a livello nazionale, la decisione - aggiunge - ora tocca all'ufficio di presidenza e ai coordinatori nazionali. Credo, però, che i tempi non saranno brevissimi». Ma Berlusconi che ne pensa? «Ho il suo sostegno», conclude.