23 luglio 2024
Aggiornato 17:30
L'arresto chiesto dai PM di Napoli

Cosentino salvo per 11 voti. Lega spaccata. Decisivi i Radicali

Per il PDL (e Maroni) i no anche da UDC e PD. Casini si difende. Bersani: Lega-Pdl devono rispondere. Alfano: Non è stato fermato il processo. Di Pietro: Ora mi aspetto che Napolitano difenda i PM. Saviano: Voto omertoso e dettato da timori di vendetta

ROMA - L'Aula della Camera salva per la seconda volta Nicola Cosentino dal carcere: i no all'arresto chiesto dai pm di Napoli nei confronti del coordinatore campano del Pdl questa volta sono stati 309, un numero lontano da quel 360 che 'graziò' nel dicembre del 2009 l'allora sottosegretario all'Economia del governo Berlusconi, ma comunque al di sopra delle aspettative di un Pdl che fino a pochi minuti dal voto faceva previsioni tutt'altro che rosee. Sospetti e veleni incrociati si addensano sul voto a scrutinio segreto che si è svolto oggi a Montecitorio ma due dati sembrano essere certi: la spaccatura della Lega e il voto numericamente determinante dei sei deputati radicali del Pd.

Tensione alla riunione della Lega - La posizione favorevole all'arresto annunciata da Roberto Maroni lunedì al termine della segreteria federale del Carroccio, e mantenuta in Giunta per le autorizzazioni da Luca Paolini e Fulvio Follegot, si è infranta contro non poche resistenze all'interno del gruppo che oggi, dopo una tesissima riunione, ha deciso di lasciare, come aveva annunciato ieri sera Umberto Bossi, libertà di coscienza: a guidare la pattuglia dei «garantisti», Paolini che ha palesemente smentito il suo voto in Giunta spendendosi in Aula alla Camera in un'accorata difesa di Cosentino. E' lo stesso Paolini a dirsi certo che tra i 20 e i 30 deputati del Carroccio hanno votato contro il carcere sui 56 presenti in Aula (tra gli assenti Bossi) ma a guardare i tabulati potrebbero essere molti di più visto che senza i voti del Carroccio il fronte del no era fermo a 255 voti (204 Pdl, 21 Popolo e Territorio, una ventina del gruppo Misto vicini al centrodestra e i 6 radicali). Difficile dire se Maroni abbia fatto meno proseliti di quelli fatti in occasione della richiesta di arresto approvata nei confronti di Alfonso Papa (finì 319 sì a 293 no) oppure se, come credono invece molti deputati del Pdl, voti inaspettati siano arrivati sia dall'Udc (circa 10-12) che dal Pd (una ventina compresi i Radicali).

I Radicali dicono no all'arresto - Maroni si difende da quella che molti oggi leggono come una sua sconfitta sostenendo che «molti voti a favore di Cosentino sono arrivati dall'Udc e dal Pd» e Pier Ferdinando Casini gli risponde a stretto giro in una conferenza stampa dando la sua versione: «La polemica è di chi vuole inquinare le acque e noi non vogliamo inquinare nessuna acqua». Quanto accaduto oggi è «talmente evidente che non ha senso. I calcoli hanno una loro validità, i numeri sono chiari: per il Pd 198 deputati, per l'Udc 36; 22 per il Fli, 21 per l'Idv e 7 per l'Api. La somma fa 284. Ci sono stati 298 sì all'arresto, significa che 14 deputati si sono uniti al voto favorevole all'arresto». Tutti leghisti? Chi può dirlo. Anche perché restano incerti alcuni voti del variegatissimo gruppo Misto, come quelli dei 4 di Mpa e dei 3 delle minoranze.
Il calcolo più semplice e doloroso (per il Pd) è quello sui 6 no Radicali all'arresto: se i deputati di Pannella-Bonino avessero detto sì all'arresto, sarebbe passata la richiesta di arresto, 304 a 303.

Bersani: Lega-Pdl devono rispondere - Il no all'arresto di Nicola Cosentino è un fatto di cui devono «rispondere» all'opinione pubblica Lega e Pdl, non la politica in generale. Lo ha detto il segretario Pd Pier Luigi Bersani al Tg1: «Si parla di antipolitica... Noi (il Pd, ndr) abbiamo votato per l'arresto di Cosentino, qui si sono visti vecchi legami, che non si sono rotti, tra Pdl e Lega. E' la Lega che deve rispondere della sua posizione, non il Parlamento o 'la politica': Pdl e lega devono rispondere. Noi abbiamo votato perché un deputato sia uguale agli altri cittadini».

Alfano: Non è stato fermato il processo - Con il voto della Camera che ha negato l'arresto di Nicola Cosentino «non è stato fermato il processo, che andrà avanti, ma l'arresto che avrebbe preceduto il processo». Così il segretario del Pdl Angelino Alfano ha commentato l'esito del voto su Nicola Cosentino.

Di Pietro: Ora mi aspetto che Napolitano difenda i PM - «Adesso mi aspetto che il capo dello Stato difenda la magistratura che per fare il suo dovere si trova impedita da un Parlamento che è un'associazione a delinquere». Lo dice il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, al Tg3 a proposito del no della Camera all'arresto del deputato del Pdl, Nicola Cosentino.

Saviano: Voto omertoso e dettato da timori di vendetta - «Si è scelta la strada dell'omertà, quello di oggi su Cosentino è stato un voto omertoso che manda un segnale pesante a tutto il paese». Così Roberto Saviano commenta, ai microfoni di Repubblica tv, il no all'arresto di Nicola Cosentino da parte dell'Aula di Montecitorio.
Secondo lo scrittore infatti il deputato del Pdl è stato «protetto dal Parlamento perchè il suo silenzio è d'oro per moltissime persone, sia per la politica della periferia che per quella centrale, Berlusconi in testa, perchè conosce tutte le dinamiche legali e illegali avvenute in Campania durante l'emergenza rifiuti, Cosentino è la storia di Forza Italia e del Pdl in Campania, il suo silenzio è la sua protezione».
Saviano ritiene perciò che il voto di oggi da parte della Camera sia stato dettato dalla «paura della vendetta di una certa parte di mondo, vendetta che sarebbe stata terribile». Infine sulle annunciate dimissioni da coordinatore regionale del Pdl Saviano osserva che è stata da parte di Cosentino una «mossa di diplomazia, una specie di ringraziamento al suo partito che lo ha difeso contro tutto e tutti, il rischio è che sia un passo indietro per prendere la rincorsa».

Vendola: Nel paese monterà un'onda di rabbia pericolosa - «Monterà un'onda di rabbia e di rancore molto pericolosa». E' l'analisi preoccupata di Nichi Vendola dopo il no all'arresto di Nicola Cosentino, deciso dall'Aula della Camera in contemporanea alla bocciatura dei referendum sulla legge elettorale da parte della Consulta.
«Anche per questo quella sentenza ha lasciato l'amaro in bocca - ha spiegato il leader di Sel a Montecitorio - in una giornata in cui era deflagrata la delegittimazione morale del Parlamento, uno schifo. Il popolo oggi percepirà la distanza dai palazzi della politica in modo più significativo».

Matteoli: Esiste ancora maggioranza Pdl-Lega - «Il voto della Camera su Cosentino ha un significato prettamente politico, da cui emerge che esiste tuttora una maggioranza Pdl-Lega, peraltro mai sconfitta in Parlamento. Si riprova che il governo Berlusconi si è dimesso solo per alto senso di responsabilità nei confronti del Paese, che non può in alcun modo essere confuso con assuefazione o accettazione acritica di qualunque provvedimento proposto da Monti». Lo dichiara il senatore del Pdl Altero Matteoli.
«Il Pdl continuerà a fare il proprio dovere nell'interesse generale e nel rispetto dei suoi valori, dei suoi programmi e delle aspettative dei cittadini e si batterà con forza perché le riforme annunciate siano davvero utili alla crescita e non penalizzino alcuni settori dell'economia in favore di altri», conclude.