23 luglio 2024
Aggiornato 16:00
La Lega si conterà in Aula

Caso Cosentino, Bossi riaccende le speranze del Cavaliere

E' sfida aperta a Maroni. Voci su incontro Berlusconi-Senatùr. Il Pdl cerca 50 franchi tiratori, per ora i numeri sono negativi. Lepore: Non esiste il «fumus persecutionis». Franceschini: Il Gruppo del Pd compatto per il sì all'arresto. Papa: Il Parlamento modifichi il dramma del carcere preventivo

ROMA - Contarsi sull'arresto preventivo di un deputato della Repubblica. E' questa l'immagine che emerge osservando il cambio di rotta della Lega Nord sul caso che coinvolge Nicola Cosentino, il parlamentare del Pdl sul quale domani l'Aula della Camera sarà chiamata a decidere. E' Umberto Bossi, dopo almeno due giorni di pressing asfissiante del Popolo della libertà, a ottenere da Umberto Bossi una pubblica presa di posizione che di fatto «sconfessa» la linea espressa da Roberto Maroni alla vigilia del voto della Giunta sulle autorizzazioni e sancisce un'ulteriore divaricazione tra l'ex ministro dell'Interno e il senatùr.

«Sorpresa» serale del leader della Lega - La libertà di coscienza annunciata da Bossi non rende da sola il senso politico della «sorpresa» serale del fondatore del Carroccio. Sono le parole a pesare come pietre, questa volta a favore di Cosentino: «Credo diremo no. Nelle carte non c'è nulla. Bisogna stare tranquilli quando si parla di arresti». Parole che si discostano parecchio da quanto i «maroniti» andavano ripetendo per tutto il giorno in Transatlantico, convinti della necessità di non vedere sconfitta la linea politica annunciata da Maroni giorni addietro. La reazione a caldo dell'ala maroniana assomiglia molto allo sgomento, il ragionamento è stringente: se Cosentino va in galera, Bossi è sconfessato; se Cosentino si salva, Maroni ha perso; in ogni caso la Lega esce da questa vicenda devastata.
Si diffondono voci su possibili incontri o contatti telefonici serali tra i due leader. Certo è che mentre Silvio Berlusconi riceveva a Palazzo Grazioli Cosentino, Bossi ridava ossigeno alle speranze del Pdl. Dalle parti di palazzo Grazioli si resta cauti, ma trapela che anche oggi l'ex premier avrebbe spiegato così le ragioni del no all'arresto: «Sono fiducioso, il Pdl è compatto e non c'è alcun elemento che fa giustificare l'arresto. Spero votino solo secondo coscienza».

Il Pdl cerca 50 franchi tiratori, per ora i numeri sono negativi - In teoria, almeno 359 deputati sono pronti a votare a favore dell'arresto di Nicola Cosentino. Si tratta di 200 parlamentari del Pd (non i 6 radicali, che voteranno contro), 24 di Fli (senza Fini), 21 dell'Idv, 59 leghisti, 38 Udc, 14 del Misto (6 Api, 4 Mpa, 3 Libdem, Giulietti, 3 delle minoranze linguistiche). A favore del coordinatore regionale campano, invece, sono i 211 del Pdl, i 23 di Popolo e Territorio, 26 del Misto: 260. Si tratterebbe di uno scarto teorico di 99 deputati: per spostare gli equilibri, dunque, servirebbero 50 franchi tiratori pronti a votare per salvare Cosentino. Questa è la montagna che il Pdl è obbligato a scalare. Non è detto che l'impresa risulti impossibile, di certo c'è che senza voto segreto il coordinatore campano appare destinato al carcere.
Non tutti i parlamentari teoricamente a favore dell'arresto voteranno, questo è il primo dato sul quale fa affidamento il Pdl. E infatti a via dell'Umiltà, contando su alcune defezioni del Misto e di altri partiti (in tutto si spera una ventina), si pensa che la quota di deputati da convincere si attesti circa a quaranta, in modo da ribaltare l'esito del voto. Al momento boatos di Transatlantico accreditano 4-6 franchi tiratori dell'Udc, 10-15 leghisti e altri 5 fra Pd e Misto. Non basterebbero. Chi fa di conto, nel Pdl, sostiene che la forchetta oscillerà tra i 5 o 6 voti a favore dell'arresto e i 5 o 6 contro la galera.
Il barometro, in ogni caso, al momento non segna bel tempo. Roberto Maroni pare abbia confermato la scelta di votare contro Cosentino e l'Udc non sembra disponibile a salvare il politico di Casal di Principe. In via dell'Umiltà si punta sulle prossime 12 ore per cercare di modificare il quadro.

Lepore: Non esiste il «fumus persecutionis» - «Quello che si sostiene, ovvero che la nostra attività giudiziaria nei confronti di Cosentino è iniziata immediatamente dopo alla sua nomina a sottosegretario o capogruppo del PDL non mi pare esatto. Risale a molto prima, al 2007, quando ancora Cosentino non ricopriva queste cariche.» Queste le parole rilasciate dall' ex capo procuratore Napoli Giandomenico Lepore intervistato da Emilio Carelli nel corso della puntata di «Rapporto Carelli» su SkyTg24 rispondendo alla domanda sul caso Cosentino.
«Inoltre - ha proseguito Lepore, secondo quanto si legge in una nota di SkyTg24 - la Costituzione offre questa prerogativa per quanto riguarda gli onorevoli solo in base al fumus persecutionis. Ma dov'è, in questo caso, questo fumus persecutionis? In questo caso anche se si dovesse pensare al fumus persecutionis da parte dei pubblici ministeri ci sono ben sette pubblici ministeri che attaccano l'On Cosentino? Non credo proprio. Oggi, con l'ordinanza ottenuta, abbiamo non soltanto i tre pubblici ministeri ma anche il procuratore aggiunto coordinatore e ci sono anche io che ho firmato la richiesta. Oltre questi ci sono i giudici. Tutta questa gente avrebbe qualcosa contro l'on Cosentino? Io con l'on Cosentino ho degli ottimi rapporti.»

Goisis: Aspetto a sentire Bossi ma sono contro l'arresto - «Voto no all'arresto di Cosentino. Non ho visto le carte e poi mi riservo di sentire cosa ne pensano i due rappresentanti della Lega in giunta e infine aspetto di sentire Bossi. Sono contro l'arresto preventivo. Voterò contro l'arresto di Cosentino per come sono le cose stasera. Certo che Maroni porterà le conseguenze delle sue affermazioni. Un intervento sbagliato, è andato un po' troppo in là,. Prima bisogna sentire il capo e poi dichiarare le cose. Maroni ha parlato per sé». Lo ha affermato la parlamentare della Lega Paola Gosis, ospite alla Zanzara su Radio 24.
«Chiedono l'arresto perché è un deputato, ma nessuno dovrebbe andare in galera preventivamente. In prigione si va se si è condannati e colpevoli. Se Cosentino non fosse un deputato non si chiamerebbe arresto» .Il segretario politico della Lega - ha sottolineato ancora- è Bossi e chi da indicazioni è Bossi. Io seguo la linea del segretario del mio partito. Chi non segue Bossi dovrebbe essere espulso, perché non si ritrova con le linee del segretario. La Lega è un partito determinato Maroni vuole fare un po' il segretario, può darsi che ci sia nei suoi sogni»

Franceschini: Il Gruppo del Pd compatto per il sì all'arresto - Il gruppo del Pd alla Camera voterà «compatto» per il sì all'arresto di Nicola Cosentino «a parte i Radicali che hanno scelto un'altra strada». Lo assicura il presidente dei deputati democratici, Dario Franceschini, interpellato alla Camera.
«Non ci sarà bisogno», inoltre, nemmeno dell'escamotage di votare con l'indice della mano sinistra usato dal Pd in occasione del voto sull'arresto di Alfonso Papa: «Quella volta c'era in atto un'operazione contro di noi. Si insinuava che qualcuno dei nostri avrebbe votato diversamente dalla linea ufficiale...». E poi, «era stato sollevato in ufficio di presidenza della Camera il problema della votazione fatta in quel modo e Fini aveva detto che sarebbe intervenuto se si fosse verificato nuovamente».

Papa: Il Parlamento modifichi il dramma del carcere preventivo - «Cosentino non deve andare in carcere perché non vi sono i presupposti per le esigenze cautelari. E' da undici anni che è oggetto di un attacco giudiziario e mediatico. Ha chiesto per ben cinque volte nel corso degli ultimi tre anni di essere ascoltato dai magistrati, e la sua richiesta non è mai stata accolta». Lo dichiara in una nota Alfonso Papa, deputato del PDL.
«Oggi - prosegue - ciascun parlamentare che ritenga di credere nei valori del garantismo e della Costituzione ha il diritto e il dovere di chiedere a Cosentino di chiarire la sua posizione in un processo e dinanzi a dei giudici, ma non di farsi compartecipe di questo orrore tutto italiano che si chiama carcere preventivo, schiacciando un pulsante non per sincero convincimento personale, ma per mere e tetre valutazioni di opportunità o convenienza politica».
«Bene farebbe il Parlamento - conclude il deputato - ad affrontare con urgenza il dramma della custodia in carcere, che colpisce migliaia di persone presunte non colpevoli per la Costituzione, piuttosto che contribuire alla crescita di una sottocultura giustizialista, che, come nel Caligola di Camus, manda le persone in carcere come pecore».