3 dicembre 2020
Aggiornato 08:00
Denuncia della LAV

Vivisezione: aumenta uso di cavalli, asini, suini, bovini, uccelli e pesci

Su www.lav.it nuovi dati ministeriali pubblicati in g.u.: «Sottostimano la realtà. Comunità scientifica e governo si impegnino in favore dei metodi senza animali»

Cavalli, asini, bovini, suini, uccelli e pesci finiscono, sempre più numerosi, la loro vita in un laboratorio di vivisezione: lo rivela la LAV (www.lav.it) commentando i dati relativi al numero di animali utilizzati in Italia per fini scientifici e sperimentali nel triennio 2004-2006, pubblicati (GU n. 243 del 16-10-2008) con un cronico ritardo di nove mesi dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, ai sensi del decreto legislativo 116/92 (Protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici)*.

Rispetto al triennio 2001-2003, in Italia è sensibilmente aumentato l’utilizzo a fini sperimentali di cavalli e asini (221 nel triennio 2004-2006 contro i 90 nel 2001-2003), suini (8.097 nel 2004-2006 contro i 6.840 nel 2001-2003) e bovini (2.795 nel 2004-2006 contro i 1.584 nel 2001-2003); si aggiunge un forte incremento del ricorso ad uccelli (90.493 nel 2004-2006 contro gli 85.651 nel 2001-2003) e pesci (45.418 nel 2004-2006 contro i 7.979 nel 2001-2003).

Le specie più rappresentate continuano ad essere topi (1.664.294 nel triennio 2004-006) e ratti (820.143), seguono altri roditori (7.100) e conigli (32.314): animali largamente impiegati a causa del loro basso costo e perché facilmente maneggiabili, piuttosto che per ragioni strettamente scientifiche.

Nessuna tendenza progressiva nella riduzione del numero complessivo di animali utilizzati, come ci si aspetterebbe considerando che il quadro scientifico e legislativo europeo prevede la promozione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale: anche se esiste un lieve calo nel 2006, la «media» riguardante l’ultimo triennio è più alta di 282 animali rispetto alla media del precedente triennio, passando da 911.680,6 (2001-2003) a 911.962,3 (2004-2006), con un totale di ben 2.735.887 animali utilizzati nell’ultimo triennio, rinchiusi in gabbie, sfruttati per esperimenti di ogni tipo e soppressi.

«Il dato numerico già di per sé allarmante è fortemente sottostimato visto che non rientrano nelle statistiche invertebrati, embrioni,  feti e animali utilizzati già soppressi - dichiara Michela Kuan, biologa e responsabile LAV settore Vivisezione - Quali informazioni predittive per l’uomo possono avere esperimenti condotti su cavalli, uccelli o pesci, geneticamente differenti dagli umani? Il mondo scientifico e istituzionale deve interrogarsi su questa contraddizione e porvi rimedio. I cittadini hanno il diritto di pretendere una ricerca scientificamente rigorosa, davvero utile ed etica e possono farlo sostenendo la LAV in questa battaglia in favore dei metodi alternativi all’uso di animali, diffondendo i nostri materiali informativi sul tema e anche con una donazione che ci permetterà di proseguire in questo difficile impegno (info su www.lav.it – tel. 06 4461325)».

Sono disponibili, perché validati, un sempre maggior numero di metodi di ricerca che non si avvalgono di animali: ciò nonostante i numeri legati alla sperimentazione risultano perfino in aumento, come mostrano le statistiche delle poche nazioni che hanno reso pubblici i dati relativi all’uso di animali nella sperimentazione (Italia, Inghilterra, Svizzera).

La maggior parte dell'impiego di animali riguarda studi biologici di base, ricerca e sviluppo di prodotti e apparecchi per medicina umana e veterinaria, che coinvolgono più del 73% degli animali; seguono le indagini tossicologiche, che comprendono ancora un alto numero di cani e primati e controlli di qualità per prodotti e apparecchi.

I dati deludenti e allarmanti, diventano ulteriormente critici tenendo conto che anche le autorizzazioni relative alle sperimentazioni in deroga – ovvero che prevedono l’impiego di cani, gatti e primati non umani, o l’utilizzo di qualsiasi specie animale a fini didattici o il non ricorso ad anestesia (art.8 e 9 del D.lgs. 116/92) - sono aumentate da una media di 128 per il biennio 2004-2005  a 141 per il 2006-2007, riflettendo un trend negativo che vincola la ricerca biomedica italiana in un sistema antiquato e superato. - Poche le note positive tra cui la mancanza di esperimenti che coinvolgono animali per prove tossicologiche per sostanze cosmetiche, dato intuibile vista l’imminente entrata in vigore del bando dell’Unione Europea per i test animali sui cosmetici (D.lgs 2003/15) e la riduzione del numero di animali per l’istruzione e la formazione, dovuto anche alla legge che in questo caso è particolarmente restrittiva, autorizzando il ricorso ad animali vivi solo in caso di inderogabile necessità; in questa particolare area di applicazione della sperimentazione animale esistono moltissimi supporti didattici che si avvalgono di metodi alternativi, dimostratisi più formativi, economici ed etici; evidenziando come non esista, nei fatti, alcuna necessità al ricorso di animali.

Da pochi giorni la Commissione UE ha presentato l’attesa proposta di revisione della direttiva europea 86/609 che regolamenta la sperimentazione animale: questo è un momento cruciale che potrebbe segnare, in pochi anni, un profondo cambiamento nello scenario nazionale e internazionale nella ricerca scientifica grazie al riconoscimento del valore della vita animale, umana compresa. La comunità scientifica guarda con sempre maggiore diffidenza alla sperimentazione animale, la Federazione Europea delle industrie farmaceutiche è impegnata nella messa a punto di ricerche senza animali, la Commissione UE ha annunciato il «risparmio» di ben 200.000 conigli per i test sui pirogeni; i cittadini europei sono sensibili al tema, inoltre la ricerca nell’ambito di metodi di indagine avanzati e non cruenti sta avanzando rapidamente, rendendo l’uso degli animali una pratica sempre più obsoleta e ingiustificabile. Ma buoni propositi e nuove ricerche si devono tradurre in atti concreti.

* Il Ministero della Salute raccoglie i dati statistici sull'utilizzazione di animali a fini sperimentali in base ad una semplice comunicazione ed autodichiarazione o tramite le richieste di autorizzazione presentate ogni tre anni dai responsabili degli stabilimenti utilizzatori autorizzati se prevedono l’impiego di cani, gatti e primati non umani, o l’utilizzo di qualsiasi specie animale a fini didattici o il non ricorso ad anestesia.