26 ottobre 2021
Aggiornato 21:00
equity crowdfunding

Ancora una volta è boom di equity crowdfunding

Sono già 5,9 i milioni di euro raccolti nei primi tre mesi del 2018, spalmati su 24 campagne di successo

MILANO - Il trend con il quale si è chiuso il 2017 è stato confermato dai risultati e soprattutto dai numeri: mentre il venture capital continua a mostrare dei numeri piuttosto impietosi, nonostante si ampli il ventaglio dei fondi internazionali che intendono investire in Italia, il vero traino per le startup, in questo momento, sembra essere rappresentato dall’equity crowdfunding: dopo i 12 milioni di euro raccolti nel 2017 con 50 campagne andate a buon fine, sono già 5,9 i milioni di euro raccolti nei primi tre mesi del 2018, spalmati su 24 campagne di successo.

Numeri che parlano di un fenomeno in crescita esponenziale, considerando che in tutto il 2016 erano state finanziate solo 19 società per complessivi 4,3 milioni. Per i maggiori esponenti del settore, si tratta di uno strumento «che potrebbe aiutare il Paese a ripartire», come aveva esplicitamente detto Alessandro Lerro, presidente di AIEC (Associazione Italiana Equity Crowdfunding), al primo convegno nazionale organizzato a Milano Finanza, svoltosi a fine dell’anno corso. I risultati sono eclatanti anche per il numero degli investitori che sono già oltre 2.100, tre volte quelli dell’intero 2016 e due terzi di quelli del 2017, con l’investimento medio che è passato a 2.800 euro dai 3.600 dello scorso anno e dai 5.800 euro del 2016.

E numeri che confermano, ancora una volta, che non esistono tanto problemi di capitali, né tantomeno di qualità (delle startup, ndr.). Una tendenza di cui ci aveva parlato anche Dario Giudici di Mamacrowd, tra l’altro nuovamente una delle piattaforme che, insieme a CrowdfundMe, hanno evidenziato i risultati più eccellenti anche in questi primi tre mesi del 2018. «Non sono stupito di questi risultati - ci aveva detto spiegandoci la loro strategia -. La verità è che i capitali non mancano quando i progetti sono di qualità».

Naturalmente il settore va, per così dire, affinato. Il numero sempre più crescente di investitori rappresenta una maggiore disponibilità anche da parte di quelli retail (quindi meno esperti) a lanciarsi nel mercato. Un mercato che, comunque, non è esente da rischi, anche perché la maggior parte delle startup finanziate è early stage, con quindi un’alta percentuale di rischio. Anche nel segmento dell’equity crowdfunding, l’«educazione all’investimento» comincia a diventare una componente fondamentale del processo. Un tema che abbiamo sviscerato in questo articolo, parlando del segmento «sindacate investing», ovvero il co-investimento tra investitori meno esperti (investitori retail) e investitori esperti, cosiddetti lead investor. In questo modo si garantisce che la negoziazione con l’azienda sia fatta da investitori che hanno maturato un’esperienza, dall’altra si permette agli investitori retail di avere maggiori informazioni sull’andamento della società e quindi sull’investimento che stanno andando a fare e sui suoi ritorni.

L'inversione di tendenza è, comunque, molto evidente. Se fino a un paio di anni fa le startup consideravano l'equity crowdfunding come l'ultima spaggia quando non era possibile ottenere una vera e propria operazione di venture capital, oggi sta - piuttosto velocemente - risalendo la china, dimostrando di essere uno degli strumenti più decisivi per il finanziamento di un progetto innovativo. E non solo.