19 novembre 2019
Aggiornato 18:30
economia circolare

Dagli scarti del latte nasce il packaging 100% biodegradabile

Questo progetto usa le acque reflue della filiera casearia per produrre bioplastica 100% biodegradabile e compostabile

Dagli scarti del latte nasce il packaging 100% biodegradabile
Dagli scarti del latte nasce il packaging 100% biodegradabile Shutterstock

MILANO - No allo spreco di cibo, materiali ed energia. Si ispira a questo obiettivo il progetto Biocosì che punta a utilizzare le acque reflue della filiera casearia per produrre bioplastica per imballaggi e packaging per la conservazione degli alimenti - come vaschette per i formaggi o bottiglie per il latte - 100% biodegradabili e compostabili.

Sviluppato dall’Enea in collaborazione con la startup pugliese EggPlant, il progetto Biocosì trasformerà in 18 mesi i rifiuti caseari in risorse, ridisegnando il packaging in chiave sostenibile e introducendo materiali biodegradabili nelle linee produttive. Il progetto presenta una doppia valenza innovativa: da un lato, il processo di separazione a membrana sviluppato dall’Enea nel Centro Ricerche di Brindisi per il frazionamento del siero di latte che consente sia il recupero differenziato di tutte le componenti - quali sieroproteine/peptidi, lattosio e sali minerali - che di acqua ultrapura; dall’altro, la collaborazione EggPlant-Enea per la produzione di bioplastica biodegradabile e bioderivata dal lattosio estratto dai reflui, che consente la totale valorizzazione dei rifiuti orientata all’innovazione della filiera agro-alimentare, con benefici anche in termini di riduzione degli inquinanti dell’industria casearia e di impatto della plastica nell’ambiente. Del resto, secondo studi Enea presentati lo scorso dicembre, l’83% dei rifiuti in plastica censiti nei mari italiani è costituito da packaging, per lo più di plastica usa e getta.

«Questa innovazione ispirata ai principi dell’economia circolare con l’obiettivo ‘zero rifiuti a fine processo’ - sottolinea Valerio Miceli della Divisione Biotecnologie e agroindustria dell’Enea -  risponde non solo ad esigenze di natura etica e ambientale ma anche economiche, legate ai costi elevati dello smaltimento dei reflui caseari, consentendo oltretutto di tagliare di circa il 23% il costo unitario di produzione del biopolimero». Un vero e proprio cambio di paradigma che rivoluziona il concetto tradizionale del refluo come rifiuto trasformandolo in risorsa «green», in grado di rispondere alla domanda di innovazione tecnologica per la sicurezza alimentare, di nuovi materiali ad elevato valore aggiunto per un'agricoltura e industria sostenibili, con l’obiettivo di favorire un circuito virtuoso di sostanze nutritive tra aree urbane e rurali, promuovendo il risparmio energetico, il riciclo e la produzione a basse emissioni di carbonio.

L’acqua e il suo recupero sono, peraltro, al centro dell’agenda di Seeds&Chips, il summit dedicato alla Food Innovation e in programma a Milano i prossimi 7-10 maggio 2018, di cui Enea è advisor scientifico. Una delle sfide globali più importanti che ci apprestiamo ad affrontare, laddove le risorse idriche sono sempre più scarse a fronte di una popolazione in costante aumento che, stima recentemente l’Onu in una nuova valutazione, dovrebbe raggiungere i 9,8 miliardi nel 2050.

Oltre a migliorare la filiera, progetto Biocosì, può rappresentare anche una fonte di ricchezza integrativa in termini di redditività per le stesse aziende casearie, per gli stakeholder operanti in filiera e per le PMI innovative che mirano ad aumentare la competitività del territorio diversificando l’offerta di prodotto. Attualmente, le bioplastiche rappresentano circa l’1% delle plastiche prodotte ogni anno in Europa (circa 300 milioni di tonnellate). Ma la domanda è in aumento e con materiali più sofisticati, applicazioni e prodotti emergenti, il mercato è già in crescita.

Secondo gli ultimi dati di mercato raccolti da European Bioplastics, associazione europea della filiera delle bioplastiche, la capacità di produzione mondiale delle bioplastiche è destinata a crescere di circa il 50% nel medio termine, passando da circa 4,2 milioni di tonnellate del 2016 a 6,1 milioni di tonnellate nel 2021. Incrementi a due cifre anche per l’industria italiana delle bioplastiche che nel 2015, secondo uno studio commissionato da Assobioplastiche a Plastic Consult, ha registrato un aumento del 25% dei manufatti prodotti e un fatturato di 475 milioni di euro (+10%).