29 gennaio 2020
Aggiornato 09:30
turismo

Perchè Ibiza sta bannando Airbnb dall'isola (con nuove leggi)

Ibiza approva una legge che vieta l'affitto di alloggi turistici tramite piattaforme online

IBIZA - Se parlavi di Airbnb, qualche anno fa, raramente ti capitava di trovare qualcuno che sapesse ciò di cui stavi parlando. Case che si affittano per brevi periodi su internet, accordi presi via pc con il proprietario. E magari avevi pure paura di chi fosse, e ti interrogavi sul fatto che ti potessi fidare o meno. Oggi, Airbnb è diventato un fenomeno apocalittico. In Italia ha richiesto persino l’intervento del Consiglio di Stato, dopo una lunga diatriba tra il colosso degli affitti brevi e il Fisco italiano. Perchè con Airbnb c’è gente che si è fatta i soldi, senza versare un euro di tasse. Ora è sceso in campo persino il Consiglio della Città di Ibiza, che ha votato una nuova legge - pronta per l’estate - che vieta l’affitto di alloggi turistici in tutto il quartiere dell’Isola Bianca, se l’affitto è ottenuto tramite Airbnb o altre piattaforme di noleggio.

Tutto, dagli appartamenti alle ville, è incluso nel divieto in tutto il comune, a causa di una crisi abitativa che ha costretto la gente del posto a dormire in auto l'anno scorso. Vincent Torres, direttore generale del dipartimento turismo del Comune di Ibiza ha detto che «la situazione di vita (a Ibiza, ndr.) è diventata insostenibile a causa dell'aumento delle persone che utilizzano i broker di alloggio digitali. Vogliamo spostare la situazione abitativa a beneficio dei residenti di lungo periodo dell'isola». La nuova legge sul turismo delle Baleari introdotta lo scorso agosto ha approvato misure che potrebbero comminare multe fino a 400.000 euro per le piattaforme che offrono alloggi illegali e multe fino a 40.000 euro per i proprietari privati. Molte imprese e proprietari non sembrano essere stati scoraggiati da questo, e continuano ad offrire alloggio su Airbnb.

Questo atteggiamento ha creato una situazione insostenibile, tanto che un gran numero di lavoratori è stato costretto a vivere in appartamenti sovraffollati con prezzi astronomicamente elevati o all'interno delle loro automobili, durante la stagione estiva dello scorso anno. Il municipio di Santa Eulària des Riu ha dichiarato che «ci vorrà più di un anno per porre fine a questa situazione, ed è probabile che la cultura dell' appartamento turistico, così come i casi di persone che vivono in condizioni squallide a causa dei prezzi esorbitanti dell' affitto, resteranno invariati nel corso di questa estate. Nonostante questo, la legge sul turismo delle Baleari è un primo passo molto importante per trainare la linea fino ad un giorno mettere fine a tutto questo».

Non si è fatta attendere la risposta di Airbnb, desiderosa di lavorare con i funzionari di Ibiza su regole di buon senso che aiutino le famiglie locali a beneficiare del turismo nelle loro comunità - non solo alberghi. Airbnb rappresenta meno del 5% dei visitatori di Ibiza e stimola l'economia delle Isole Baleari con oltre mezzo miliardo di euro, denaro che in genere è destinato alle famiglie e alle imprese locali.

Non è l’unico caso in cui Airbnb ha peggiorato le condizioni di vivibilità dei residenti. Abitare in un palazzo, a fianco di un appartamento in condivisione significa non sapere mai chi sarà il tuo vicino di casa. Il che, non è una cosa così banale. Teoricamente puoi avere 365 vicini diversi all’anno, tra giocatori di calcio, ragazzi che tornano a casa ubriachi o magari violenti. I pericoli derivanti dall’economia di condivisione sono dietro l’angolo. Dietro il boom c’è internet, che facilita l’incontro tra domanda e offerta in un modo impensabile fino a pochi anni fa, unito all’aumento di abitazioni sfitte, inutilizzate o in vendita. Il portale Airbnb, ad esempio, ha visto crescere gli annunci pubblicati dagli 8.126 del 2011 ai 354mila dell’anno scorso. Il tasso di crescita rispetto al 2016, poi, è del 53,9%. A Londra, Airbnb, ha raggiunto probabilmente il milione di affitti e la sua quota di mercato è quasi triplicata nel 2017, passando dal 2,8 al 7,6 per cento dei pernottamenti. Naturalmente nonostante il tetto dei 90 giorni, limite per cui si può affittare un appartamento nella capitale britannica.

Ma questo è colpa di un fenomeno che è esploso e non è stato regolato.