18 luglio 2024
Aggiornato 04:30
turismo

Su Airbnb si potranno affittare anche case di lusso

Airbnb introduce la categoria Plus che permette ai clienti di affittare una casa di lusso con precisi standard

Su Airbnb si potranno affittare anche case di lusso
Su Airbnb si potranno affittare anche case di lusso Foto: Shutterstock

MILANO - Siamo stati abituati a considerare Airbnb come una scelta prettamente economica, accettando di buon grado di condividere la stanza con qualcun altro, la carta da parati che scendeva giù dai muri e, magari, un fornello degli anni ’90. AirBnb era, prima di tutto, viaggiare a pochi euro, per chi non poteva permettersi gli hotel a 5 stelle. A 10 anni dalla sua nascita, Airbnb, non è più la stessa startup embrionale nata dall’idea di due ragazzi che, per arrotondare, avevano deciso di offrire il proprio divano di casa a chi avesse avuto bisogno di soggiornare per qualche giorno nella loro città. L’obiettivo dei due fondatori Brian Chesky e Joe Gebbia è quello di arrivare agli appartamenti di lusso.

Airbnb apre quindi a nuove categorie per soddisfare l’ampia platea di clienti che fa oggi uso della piattaforma. Compresa una serie «Plus» con qualità garantita che ospita le case aventi recensioni piuttosto alte da parte dei clienti, tra 4,8 e 5 stelle. Per essere inclusi nel programma, i proprietari devono sottoporsi a una lunga trafila, oltre che pagare ad Airbnb 149 dollari. Ogni sistemazione viene visitata da un fotografo, che si occupa di scattare fotografie professionali degli ambienti, in modo da migliorare la qualità degli annunci. La visita consente inoltre a un incaricato di Airbnb di verificare che l’offerta corrisponda a quanto effettivamente messo a disposizione dal proprietario. Tra i prerequisiti ci sono la presenza di tutto il necessario per cucinare, asciugamani, lenzuola e la pulizia del frigorifero (uno dei punti deboli di molte case su Airbnb, spesso segnalato dagli utenti).

Airbnb Plus sarà attivato nelle prossime settimane e reso disponibile, per il momento, solo in 13 città nel mondo: Milano, Roma, Austin, Barcellona, Città del Capo, Chicago, Los Angeles, Londra, Melbourne, San Francisco, Shangai, Sydney e Toronto. Il prezzo medio previsto dovrebbe aggirarsi intorno ai 200 dollari, il doppio (e in alcuni casi il triplo) rispetto alle altre sistemazioni disponibili sulla piattaforma.

Ma la «Plus» non sarà l’unica nuova categoria offerta da AirBnb: i turisti potranno identificare meglio lo spazio offerto tra «Case da vacanza», «Case uniche», «Bed and Breakfast» e «Boutiques» (ovvero i boutique hotel). La piattaforma diventerà quindi un vero e proprio motore di ricerca, dove i clienti potranno individuare il loro appartamento attraverso l’indicazione di alcune parole chiave, come ad esempio «Roma, Design, Minimal».

L’obiettivo è quello di arrivare a un miliardo di ospiti entro il 2028 e per farlo, chiaramente, è necessario soddisfare le esigenze di tutti. Fino a oggi Airbnb è stato usato per 300 milioni di prenotazioni e conta oltre 4,5 milioni di offerte di case e appartamenti in giro per il mondo. A Londra, Airbnb, ha raggiunto probabilmente il milione di affitti e la sua quota di mercato è quasi triplicata nel 2017, passando dal 2,8 al 7,6 per cento dei pernottamenti. Naturalmente nonostante il tetto dei 90 giorni, limite per cui si può affittare un appartamento nella capitale britannica.

Nonostante i problemi che ha avuto in molte nazioni, che hanno visto uno schieramento importante da parte degli albergatori tradizionali. In Italia la diatriba con il Fisco non si è ancora completamente risolta. La cedolare secca al 21% prevista dalla manovrina è stata applicata a macchia di leopardo e non ha prodotto i risultati sperati (almeno per il Fisco, ndr.). Ora pare che il viceministro del Tesoro Casero voglia proporre uno sconto al 15% della cedolare per chi si affida ad agenzie e siti web, quindi anche Airbnb. Un compromesso che potrebbe far cessare il dibattito.

Airbnb potrebbe, tuttavia, andare incontro a situazione governative molto più complesse, come quelle verificatesi nell’isola di Ibiza. Il Consiglio della Città di Ibiza ha votato una nuova legge - pronta per l’estate - che vieta l’affitto di alloggi turistici in tutto il quartiere dell’Isola Bianca, se l’affitto è ottenuto tramite Airbnb o altre piattaforme di noleggio.