22 maggio 2022
Aggiornato 00:30
scienza

Scende la spesa per ricerca e sviluppo, Italia fanalino di coda

Diminuisce la spesa in ricerca e sviluppo dell'Italia. A pesare il forte calo degli stanziamenti pubblici

Scende la spesa per ricerca e sviluppo, Italia fanalino di coda
Scende la spesa per ricerca e sviluppo, Italia fanalino di coda Foto: Shutterstock

ROMA - In Italia la spesa totale per ricerca e sviluppo nel 2016 è stata di 21,6 miliardi di euro, l'1.29% del PIL (dati provvisori), diminuita dai 22,1 miliardi del consuntivo 2015 (l'1.34% del PIL), mentre in Francia e Germania le percentuali sono del 2,22% e del 2,94%. A pesare il forte calo degli stanziamenti pubblici per la ricerca, diminuiti di due miliardi tra il 2007 e il 2016. La spesa pubblica per il settore dell'istruzione universitaria è ferma allo 0.4% del PIL, al di sotto della media europea dello 0.7%. La situazione appare leggermente migliorata sul fronte della ricerca nelle imprese, che è cresciuta nell'ultimo decennio, ma rimane al livello dello 0.75% del PIL, molto inferiore all'1.5% e al 2% di Francia e Germania. Malgrado ciò l'Italia scopre e innova, grazie alla creatività e al talento dei suoi scienziati, tecnologi e imprenditori.

Questo il quadro offerto dall'Accademia Nazionale dei Lincei nell'annunciare l'incontro in programma a Palazzo Corsini domani, mercoledì 7 febbraio, dal titolo «Ricerca e Innovazione in Italia e in Europa», che prende spunto dal «RIO country report» sull'Italia promosso dal Joint Research Centre della Commissione europea che analizza ogni anno i problemi e le politiche dei Paesi della UE su ricerca e innovazione e dai lavori di approfondimento ad esso collegati.

Il quadro internazionale mostra che l'Italia presenta un ritardo strutturale nei confronti dei maggiori Paesi europei, a cui si sommano gli effetti di un decennio di crisi. Alcune iniziative di reazione sono in corso, ma risultano ancora deboli. Per le politiche di ricerca e innovazione - si osserva - sono stati introdotti negli ultimi anni incentivi fiscali alle imprese per le attività di R&S, altre misure riguardano il Programma Nazionale di Ricerca 2015-2020, gli interventi sulle 'Specializzazioni intelligenti', il finanziamento di progetti di ricerca industriale e dei PRIN (Progetti di ricerca di interesse nazionale), i finanziamenti premiali per le università.

Questi risultati, infatti, arrivano a valle del bando annunciato dal Miur a fine anno e relativo al maxi investimento effettuato per sostenere -appunto - i Prin. Ben 391 milioni di euro che saranno destinati a sostenere la ricerca di base, con particolare riferimento ai progetti sviluppati da giovani under 40 e Sud Italia. Dei quasi 400 milioni di euro, 250 provengono dal tesoretto non speso negli anni dall’Istituto italiano di Tecnologia di Genova, fondi che saranno destinati per finanziare l’assunzione dei ricercatori e i progetti di ricerca. Questi fondi, però, potrebbero essere davvero poca cosa per permettere all’Italia di risalire la china.

Il nocciolo della questione, tuttavia, è rappresentato dalla mancanza di un sistema di governo di R&S che potrebbe essere rafforzato da una regia unica presso la Presidenza del Consiglio che dovrebbe coordinare l'azione dei vari enti di ricerca dove vi sono delle eccellenze che non sfruttano le sinergie di un sistema nazionale.

Il contesto europeo sulla ricerca e innovazione è caratterizzato dal dibattito degli ultimi anni del programma di ricerca Horizon 2020. La visione per il futuro è stata proposta dal 'Rapporto Lamy' Lab-Fab-App. della Commissione Europea, che chiede di raddoppiare il bilancio europeo per ricerca e innovazione dopo il 2020 e di dare la priorità alla ricerca (anche universitaria) in grado di produrre direttamente innovazioni nelle imprese. Un importante contributo al dibattito internazionale su questi temi è venuto nel 2017 in occasione del vertice del G7 svolto in Italia, quando le Accademie delle Scienze dei Paesi del G7 si sono incontrate a Roma all'Accademia dei Lincei e hanno prodotto il documento "Nuova crescita economica: il ruolo di scienza, tecnologia, innovazione e infrastrutture" che chiede un maggior sostegno pubblico per la ricerca e l'innovazione per affrontare le sfide di una crescita sostenibile e inclusiva.