15 settembre 2019
Aggiornato 23:30
elezioni politiche

Così il 4 marzo (volendo) potremo votare anche il partito degli innovatori

In circa la metà delle regioni italiane, il 4 mazro, si potrà votare un nuovo partito, 10 Volte Meglio

ROMA - Non in tutte le regioni, una precisazione che va fatta subito, perchè quelle «conquistate» sono circa la metà. Un buon risultato, comunque, per un partito nato appena qualche mese fa e che è riuscito in poche settimane a raccogliere le 28mila firme necessarie per presentarsi alle elezioni politiche del 4 marzo. Un lavoro fatto partendo dalla base, dal dialogo con quella parte di cittadini ormai lontani dalla politica e non necessariamente con l’intenzione di spostare chi ha già una fede politica precisa verso un altro partito. «A chi va bene il nostro Paese può continuare a votare le solite facce - sorride Andrea Dusi, fondatore di 10 Volte Meglio -. Per chi sente la necessità di un cambiamento radicale noi possiamo essere una valida alternativa».

Quello che è stato definito da molti come il partito degli innovatori punta a portare alla Camera almeno una ventina di persone. «Venti persone che siano competenti», ci tiene a precisare Andrea Dusi, che punta proprio sulle competenze per distinguersi dagli avversari. Già, perchè 10 Volte Meglio è stato spesso paragonato al Movimento 5 Stelle, come un partito nato dal basso, «responsabile» di aver smosso le pance dei cittadini più delusi dai meccanismi politici italiani e che ha raccolto consensi puntando su strumenti nuovi, internet e social network in primis. «Di differenze ce ne sono molte - spiega Andrea Dusi -. Noi portiamo competenze. L’80% di chi fa parte del Movimento 5 Stelle non ha mai lavorato prima di arrivare a Roma». Il che non significa necessariamente essere tutti imprenditori di successo, sviluppatori di startup tecnologiche sbarcate negli USA. «Le competenze di cui parlo sono variegate e su settori molto differenti. E poi noi abbiamo chiara la visione del Paese. Sappiamo come dovrà essere tra 10 anni. La nostra visione è insita nel nostro nome. Quella del Movimento 5 Stelle? Non la so. E questo è già un problema».

Il partito, peraltro, è riuscito ad attrarre tra le sue fila anche chi abbracciava altre fedi. E’ il caso di Marco Rizzelli, ex candidato del Partito Democratico per il Comune Lecco: «Ho alle spalle tre anni di esperienza politica con Pd - spiega Marco Rizzelli-, Un progetto che avevo sposato con la discesa in campo di Renzi, che aveva gasato tutti. Dopo questi tre anni prendo coscienza però che la risposta non mi soddisfa più, non la sento più vicina. Il mondo nel frattempo è andato molto avanti e ritengo che ci sia bisogno di questo tipo di proposta, motivo per cui ho deciso di aderire a Dieci Volte Meglio».

E così il 4 marzo in Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Basilicata, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, chi vorrà, potrà votare «10 Volte Meglio», un partito che ha come primo punto del suo programma politico la ricerca della felicità, come nella dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti del 1776. Un paragone sicuramente molto azzardato e ambizioso, ma che rispecchia lo spirito di chi l’ha fondato. «La nostra campagna sarà agguerrita - dice Andrea -. Continueremo con il lavoro sul territorio, parlando con le persone e cercando avvicinare di nuovo i cittadini alla politica. Cercheremo di andare anche in TV per spiegare il nostro programma. Molti ci hanno puntato il dito contro, accusandoci di essere l’ennesimo ‘partitino’, ma dopo averci ascoltato sono tanti quelli che si sono ricreduti».

Come molti partiti politici «10 Volte Meglio» si basa sulla creazione di posti di lavoro, di fronte a quello che in Italia - oggi - è un vero allarme sociale, la disoccupazione. Secondo il Programma del movimento politico, in 5 anni si potrebbero creare quasi 3 milioni di posti di lavoro, 300mila grazie alle politiche ambientali ed energetiche, 750mila sviluppando le tecnologie emergenti, un milione e mezzo con il turismo e altri 450mila ridando slancio ai settori tradizionali, manifattura in primis.

Al netto del digiuno digitale delle altre campagne elettorali, particolare importanza  - nel programma di 10 Volte Meglio - è data allo sviluppo delle nuove tecnologie, intelligenza artificiale, robotica, trasporti, energie rinnovabili e nuove frontiere della medicina, settori in cui l’Italia potrebbe avere una vera e propria leadership. Come? Attraverso la creazione di alcune zone «tax free», con l’obiettivo di facilitare l’insediamento e il rafforzamento in questi settori strategici. Queste aree, collocate in tutto il Paese, richiamerebbero la presenza (e manterrebbero quella delle imprese esistenti) di imprese italiane e straniere grazie ad una serie di benefici, tra i quali un’aliquota delle imposte dirette al 5% per dieci anni e un’aliquota stabile al 20% per gli anni successivi.

Il pacchetto pone, inoltre, l’accento sul turismo, uno dei punti di forza più importanti che abbiamo, con un indotto che arriva a circa il 10% del PIL. In meno di 10 anni, il settore potrebbe raddoppiare il proprio giro d’affari. Anche qui «10 Volte Meglio» propone un piano d’azione con attività volte a incrementare i turisti stranieri, supportare l’imprenditorialità, semplificare il sistema burocratico che frena l’iniziativa privata e valorizzare la sostenibilità. L’energia e la mobilità avrebbero poi un ruolo fondamentale nella creazione di posti di lavoro, ben 300mila nei prossimi 5 anni.

Un programma che punta su pilastri precisi, insomma. Ma la strada per arrivare alla Camera resta comunque molto dura. Un percorso più semplice sarebbe quello di allearsi con un altro partito, ma chi? «Non ho mai escluso alleanze, a patto che queste ci dessero la possibilità di portare avanti il nostro programma. Crediamo nei valori delle persone e siamo disponibili a trattare con chiunque accetti i nostri pilastri e contribuisca a realizzarli. Ma se così non fosse viaggeremo da soli».