27 maggio 2024
Aggiornato 20:30
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Transazioni digitali, chi pagherà la Web Tax

Cosa prevede l'emendamento a firma Francesco Boccia relativo alla Web Tax italiana

Transazioni digitali, chi pagherà la Web Tax
Transazioni digitali, chi pagherà la Web Tax Foto: Shutterstock

ROMA - L’emendamento rivisitato da Francesco Boccia e relativo alla web tax, andrà al voto nella giornata di oggi, da parte della commissione Bilancio. Un emendamento in parte riscritto, rispetto a quello uscito dal Senato. Scende l’aliquota per le transazioni digitali, vengono esclusi gli e-commerce e le cessioni di beni. Ma vendiamo il tutto nel dettaglio.

Il correttivo all’emendamento Mucchetti approvato in Senato sulla web tax prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’applicazione di un’imposta sulle transazioni digitali fissata al 3%, rispetto al 6% previsto inizialmente;

L’imposta non si applica all’e-commerce, né alle cessioni di beni, ma resta dovuta alle sole cessioni di servizi operate da soggetti residenti e non residenti. Questo significa che la tassa non avrà alcuna ricaduta sui consumatori;

La web tax sarà applicata come ritenuta alla fonte sulle transazioni e colpirà solo i soggetti che effettuano oltre 3mila transazioni di servizi durante l’anno solare;

Scompaiono lo spesometro per tracciare le imprese digitali, le comunicazioni all’Agenzia dell’Entrate, il credito d’imposta relativo alle imprese residenti per evitare le doppie tassazioni e scompare anche il ruolo di sostituti d’imposta a carico delle banche;

Restano al di fuori della tassazione le piccole imprese in contabilità semplificata e i cosiddetti minimi, tentativo per salvare micro imprese e startup dalla tassazione;

Quasi 200 milioni di gettito
La web tax, così come prevista, dovrebbe portare alle casse dello Stato 76 milioni di euro in più rispetto a quelli previsti inizialmente (114), raggiungendo quota 190 milioni di gettito fiscale. Due terzi in meno di quanto era stato previsto la scorsa settimana, con la presentazione di un emendamento che coinvolgeva anche gli e-commerce e la cessione di beni, abbassando l’aliquota all’1-2%.

Cosa sarà tassato?
Al momento non è facile capire cosa sarà effettivamente tassato. Saranno, infatti, i provvedimenti attuativi a rendere operativa l’imposta digitale:
- entro il 30 aprile dovrà essere fissato il perimetro della base imponibile;
- entro il 30 giugno l’Agenzia delle Entrate dovrà indicare le modalità di segnalazione al Fisco delle operazioni che derivano da prestazioni di servizi con mezzi elettronici;
- sempre il direttore delle Entrate dovrà definire gli adempimenti dichiarativi e di pagamento della web tax made in Italy;

L’obiettivo resta comunque quello di tassare i ricavi derivanti dalle transazioni digitali alle quali sarà applicata l’imposta al 6%. Di fatto, non essendo ancora stabilita la vera e propria base imponibile, l’impatto della web tax sarà sui ricavi della pubblicità online. L’intero settore della pubblicità online, secondo i dati Nielsen, ha chiuso il 2016 con un incremento dell’8% dei ricavi a 2,28 miliardi di euro, piazzandosi nettamente al secondo posto come tipologia preferita dagli investitori pubblicitari, con una quota del 27,7%. In realtà l’incremento dell’8% messo a segno dal settore online nasconde soprattutto un aumento di search e social, le aree in cui sono attive Google e Facebook. Negli Stati Uniti, Google e Facebook hanno rappresentato il 99% della crescita dei ricavi della pubblicità negli Stati Uniti, acquisendo un totale del 77% della spesa lorda nel 2016, in crescita rispetto al 72% del 2015.