26 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
fisco

Web Tax anche per gli e-commerce: l'imposta su tutte le transazioni digitali

Il nuovo testo prevede l'estensione della web tax a tutte le transazioni digitali, compresi anche gli e-commerce

Web Tax anche per gli e-commerce
Web Tax anche per gli e-commerce Shutterstock

ROMA - Nella web tax potrebbero finirci pure gli e-commerce. O meglio, la web tax potrebbe essere modificata in parte, essere estesa a tutti, ma con un’aliquota più bassa. L’emendamento passato al Senato un paio di settimane fa e che dovrà approdare in Commissione Bilancio nei prossimi giorni, infatti, prevede un’aliquota del 6% sulle transazioni digitali (esclusi gli e-commerce) che dovrebbe portare nelle casse dello Stato 114 milioni di euro annui.

La cedolare anche agli e-commerce
Ora, l’idea del presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, è quella di trasformare la tassa in un’imposta sulle transazioni digitali, più bassa rispetto a quella prevista inizialmente - tra l’1 e il 2 per cento - ma applicabile a tutti, anche le piattaforme e-commerce. L’emendamento, nello specifico, prevede due pilastri principali: la stabile organizzazione virtuale e l’applicazione della tassa a tutte le le cessioni di beni e servizi su piattaforme digitali incluso l’e-commerce con esclusione per minimi, forfettari e contribuenti in regime di vantaggio. La cedolare sarebbe quindi estesa anche a tutte le transazioni di beni, punto che - invece - non era stato previsto dal Senato.

Il caso Amazon
L’obiettivo, naturalmente, è quello di colpire tutti i maggiori colossi del Web (Amazon compreso). Per il fisco italiano Amazon avrebbe evaso in tutto 130 milioni di euro, per un giro d’affari che tra il 2011 e il 2015 ha superato i 2,5 miliardi di euro. Il gigante di Seattle non avrebbe quindi dichiarato ai fini Ires qualcosa come 85 milioni di euro e non avrebbe versato ritenute per circa 35 milioni. Per Amazon, però, è tutto ok, perché la società pagherebbe le imposte in tutti i Paesi e le pagherebbe sugli utili e non sui ricavi e «i nostri utili sono rimasti bassi a seguito degli ingenti investimenti e del fatto che il business retail è altamente competitivo e offre margini bassi», sostiene aggiungendo di aver dal 2010 investito «più di 800 milioni di euro» in Italia dove attualmente ha «una forza lavoro a tempo indeterminato di oltre 2.000 dipendenti».

Oltre 600 milioni gettito
Questa nuova proposta di emendamento potrebbe portare allo Stato un gettito di oltre 600 milioni su base annua, una quantità decisamente superiore rispetto ai soli 114 milioni di euro previsti dal primo testo, approvato un paio di settimane fa al Senato. La nuova proposta di Boccia, inoltre, dovrebbe entrare in vigore almeno nel secondo semestre del 2018, sei mesi prima di quanto previsto dal primo emendamento per il quale la data prevista era stata fissata per il 1° gennaio 2019.

La decisione alla Commissione Bilancio
Un’aliquota più bassa, ma estesa a tutti, per far ingrassare le casse dello Stato o meno soggetti tassati a un’aliquota più alta? La decisione spetterà alla Commissione Bilancio che dovrà indicare l’aliquota più condivisa. La proposta sulla web tax, peraltro, sarà una delle prime ad essere oggetto di restyling, dati i fondi piuttosto risicati.