19 marzo 2019
Aggiornato 00:00
criptomonete

Così porterò un bancomat per Bitcoin in ogni negozio d'Italia

Federico ha installato il primo bancomat per Bitcoin in Italia. Ora si può prelevare in 6 città, ma l'obiettivo è installare gli ATM negli esercizi commerciali

Il primo franchising di bancomat per Bitcoin parte dall'Italia
Il primo franchising di bancomat per Bitcoin parte dall'Italia Shutterstock

TORINO - Federico Pecoraro è uno di quelli che, sul bitcoin, ci ha creduto sin dall’inizio. Lui, trentatré anni, di Bordighera, una fiorente cittadina della riviera ligure, ha fondato la prima società che ha permesso di installare sul territorio italiano il primo bancomat di Bitcoin in Italia, nel 2013. Oggi si può prelevare la valuta virtuale in 6 città diverse, a Roma, Milano, Torino, Firenze, Alba e Sanremo, direttamente in una via parallela all’Ariston. Attraverso uno sportello che ricorda quello che troviamo all’ingresso delle banche tradizionali. «Vogliamo arrivare alla casalinga di Voghera», mi racconta Federico, spiegandomi che il suo è un progetto per fare arrivare il bitcoin a tutti. «E ad acquistare bitcoin non ci sono solo giovani innovatori appassionati», ma anche 70enni che li acquistano per sé o giovani padri che hanno deciso di comprare bitcoin per i propri figli e, chissà, per garantirgli un futuro più sicuro (anche se è ancora tutto da vedere).

Una valuta per tutti?
Del resto l’interesse verso la valuta virtuale, negli ultimi mesi, si è fatto sempre più crescente, con titoloni che capeggiano sulle maggiori testate giornalistiche e autorità governative che si interrogano sui sui sviluppi e, soprattutto, sulle conseguenze che potrà avere sui mercati a livello globale. E di fronte a questo largo interesse, sembra sorgere la «necessità» di portare il bitcoin alla portata di tutti (e scusate il gioco di parole). Un’esigenza che ha spinto anche Marco Amadori, di inbitcoin, ad aprire a Rovereto il primo negozio dove poter acquistare la moneta tanto discussa.

Il bancomat di Bitcoin
E quello di portare il bitcoin alla gente comune è anche l’interesse di Federico. Il suo bancomat, di fatto, permette di acquistare la moneta in modo semplice e veloce, nell’arco di 30 minuti. Ovviamente previa registrazione. Federico ci racconta che, prima di procedere all’acquisto, ci sono ben 4 fattori di autenticazione a cui sottoporsi, tramite un processo di KYC da effettuarsi direttamente sull’ATM: è necessario registrare il proprio numero di telefono, sul quale verrà inviato un messaggio contenete un codice OTP da inserire direttamente all’interno del bancomat per confermare di essere l’effettivo utilizzatore. Dopo questo passaggio il bancomat chiede una scansione fronte e retro del documento di identità e successivamente un selfie. In pochi minuti l’utente è autenticato e può procedere all’acquisto di bitcoin che vengono accreditati in un wallet su carta plastificata con tecnologia NFC. «Garantiamo un acquisto fino a 3mila euro al giorno», mi racconta ancora Federico. Certo, un costo da pagare per la transazione c’è, ed è del 7-8% sul totale della transazione medesima. Un costo che per Federico è accettabile se si considera la velocità della transazione, senza il rischio di correre variazioni di cambio.

Bancomat bitcoin
Bancomat bitcoin (Chainblock)

Il bancomat anche negli esercizi commerciali
Quanto ai numeri Federico mi racconta di aver visto un crescente incremento di utenti, soprattutto negli ultimi mesi. «Abbiamo circa 6mila clienti e nell’ultimo anno abbiamo venduto circa 500 bitcoin. Nel 2018 daremo anche la possibilità di effettuare transazioni online, attraverso un semplice bonifico». Ma il vero e grande progetto di Chainblock (la società di Federico) è un’altro: diventare il primo «format franchising bitcoin al mondo». Come? Dando la possibilità agli esercizi commerciali di poter installare, all’interno dei propri spazi, un’ATM, attraverso un contratto di licenza d’uso. «Le macchine resteranno di nostra proprietà - afferma Federico -. Ma gli esercenti potranno farne richiesta per poterlo installare direttamente all’interno dei loro spazi. Si tratta di un contratto win-win dove a guadagnarci siamo tutti poiché l’esercente, in questo modo, può incrementare il flusso di clientela». Oltre - eventualmente - a decidere di poter effettuare lui stesso transazioni in bitcoin, per l’acquisto dei propri prodotti. Gli ATM li possono richiedere tutti, dai bar agli agriturismi, dai negozi di elettrodomestici agli spazi di coworking. E’ sufficiente contattare Federico e il suo staff, anche attraverso il sito internet.

Per tutti, purché informati
Federico ha poi costruito anche il bancomat «jolly», portatile e di dimensioni più piccole, da installare in varie location come dimostrazione. L’obiettivo è incentivare i pagamenti attraverso questa valuta digitale (sugli ATM di Chainblock è possibile acquistare anche Ethereum o Litecoin). «In tutto il mondo sono circa 100mila gli esercizi che aderiscono al circuito. E’ possibile comprare una cena al ristorante oppure utilizzare servizi on line ma ci sono anche avvocati, commercialisti che accettano questa forma di pagamento». L’importante, quando si tratta di temi così complessi, è essere ben informati. Cosa che vi consigliamo comunque di fare prima di effettuare qualsiasi transazione.