24 giugno 2019
Aggiornato 13:30
digitalizzazione

Un sistema Paese che incentivi la crescita digitale? «Ce lo insegna Facebook»

Connettere, aprire, essere veloci. I tre pilastri su cui si è basata la strategia di Facebook. Un insegnamento per il nostro Sistema Paese

MILANO - Di sistema Paese si parla sempre più spesso. Collaborazione tra gli attori chiamati in causa (istituzioni, imprese, Università), trasferimento tecnologico e formazione per uscire fuori dalla crisi. Perchè nella crisi - come ha recentemente detto il ministro dello Sviluppo Economico Calenda - ci siamo ancora. Il recupero è appena «imboccato e davanti ci sono le grandi sfide dell’innovazione tecnologica». Che non possono essere affrontate senza una giusta collaborazione tra gli organi che questa innovazione tecnologica possono renderla possibile. Un esempio su tutti? Facebook. Almeno in quella che è la sua governance. Per Luca Colombo, Country Manager di Facebook Italia, l’obiettivo è prioritizzare. «Facebook segue logiche di prioritizzazione spietata - ha detto -. Ed è quello che deve fare il nostro Paese: identificare le (poche) questioni salienti a cui dare la massima importanza. Altrimenti si rischia di concentrarsi su troppe cose, sprecando solo energia».

Sarà così? Di fatto, Mark, ha creato qualcosa di straordinario. Il CEO di Facebook ha lanciato il social network da un dormitorio di Harvard facendolo crescere fino a circa 2 miliardi di utenti nell’arco di 13 anni. E con missione principale quella di connettere il mondo. Grazie alle sue intuizioni (e quelle del suo team) oggi, con un patrimonio di circa 63 miliardi di dollari, Zuckerberg è entrato nell’élite delle persone più ricche al mondo insieme al CEO di Amazon Jeff Bezos e a Bill Gates. Senza contare che oggi Facebook muove il 77% della crescita complessiva dell’industria della pubblicità digitale che negli USA ha raggiunto quota 72,5 miliardi di dollari nel 2016.

«Ciò che ha fatto Facebook è stato seguire tre pilastri fondamentali - spiega ancora Luca Colombo -. Connettività, apertura e velocità». Laddove rendere le persone più connesse significa soprattutto internazionalizzare: «Il Made in Italy è una grande opportunità - continua Colombo -. Non sapere come valicare i confini del Paese limita tantissimo il proprio business. Per valicare i confini ci vogliono competenze ed ecco che qui la formazione assume un’importanza fondamentale».

E poi aprire. Mettere a disposizione il proprio know how per fare in modo che - grazie alla contaminazione con altri attori - si amplia ulteriormente. Come ha fatto Facebook con l’Open Computer Project, uno straordinario progetto per rendere l’hardware libero. Ciò significa che chiunque può guardare, utilizzare o modificare i progetti dei computer estremamente costosi che le grandi aziende utilizzano per eseguire le loro operazioni, il tutto gratuitamente. Tutto è iniziato con i data center, enormi edifici o magazzini pieni di migliaia di server di computer e vari componenti hardware che li collegano. E un’idea di Jonathan Heiliger.

I computer nei data center di Facebook sono Facebook. Tutto ciò che fai, ogni immagine memorizzata, ogni aggiornamento di stato che pubblichi, viene calcolato e memorizzato. «Mark Zuckerberg ha lanciato il primo data center nel 2011 e quello che ha fatto è stato prendere il know how e riversarlo sulla rete con il progetto Open Computer Project. In questo modo le conoscenze si sono ampliate e hanno permesso a Facebook di essere quello che è oggi. Niente segreti aziendali, ma apertura e condivisione delle conoscenze».

Ed essere veloci. Che non significa semplicemente produrre massicciamente, ma soprattutto pensare velocemente e adeguarsi velocemente al cambiamento, seguendo le abitudini degli utenti. «E superare il concetto di fallimento come uno step da evitare a tutti i costi - dice ancora Luca Colombo -. Fallire vuol dire apprendere ed essere pronti per continuare a innovare ancora».