Fintech

Il futuro della Blockchain? Potrebbe non essere così scontato

Abbiamo fatto una chiacchierata con Roberto Garavaglia per fare luce su alcuni aspetti importanti. Molto probabilmente dobbiamo ancora ponderare molto

Sanità, PA, Food. Siamo sicuri che l'uso della Blockchain sia così scontato?
Sanità, PA, Food. Siamo sicuri che l'uso della Blockchain sia così scontato? (Shutterstock.com)

MILANO - Digitando la parola Blockchain su Google si è subito sommersi da una copiosa mole di articoli e contributi, tra chi cerca di definirne le fondamenta della tecnologia e chi ne prevede l’applicabilità in numerosi settori, da quello agroalimentare alla finanza, dalla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione fino a chi prevede possibili e futuristiche applicazioni al testamento biologico. Che possa o meno la Blockchain essere applicata a qualsivoglia settore, il suo mercato sta registrando numeri da capogiro. Gli investimenti, di fatto, hanno raggiunto nei soli primi 9 mesi del 2017 ben 4,5 miliardi di dollari (report PitchBook). Il giro d’affari annuo delle applicazioni Blockchain a livello aziendale (i dati sono della società di ricerca Tractica) aumenterà infatti dai 2,5 miliardi di dollari del 2016 ai 19,9 miliardi previsti entro il 2025.

Uso o abuso di questa dirompente tecnologia? Di fatto, il futuro della Blockchain potrebbe non essere così scontato come appare, prendendo in considerazione altresì il fatto che, la maggior parte della popolazione, ne è completamente ignara. Conoscere un processo, tuttavia, è la prima fase per comprenderne gli sviluppi. Chiedo quindi a Roberto Garavaglia, Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor, che collabora da alcuni anni anche per gli Osservatori del Politecnico di Milano, di darmi una mano a fare chiarezza. Prima di tutto, speghiamo in modo semplice cos'è la Blockchian.

Blockchain è una tecnologia che abilita persone diverse e che non si conoscono, a verificare il succedersi di scambi di proprietà. Non solo, dunque, Bitcoin o altre criptovalute, ma qualsiasi asset (o, meglio, «cripto-asset») viene scambiato in modo tale che le transazioni ad esso riferite (o, meglio si potrebbe dire in alcuni casi, il negozio giuridico che ad esse sottostà) siano registrate su un libro mastro distribuito (Distributed Ledger). Il distributed ledger viene acceduto dai partecipanti che operano sulla rete (tramite dei «nodi») mettendo a disposizione risorse di calcolo, mediante cui si ottempera alla validazione delle transazioni, evitando, così, il ricorso ad un intermediario terzo (tali partecipanti assumo il ruolo di «Validatori»). Durante questo processo (ciò è in particolare vero per i cc.dd. «Permissionless Ledger», ossia i libri mastri che sono accessibili a chiunque, senza alcuna preordinazione e predeterminazione di requisiti), possono essere coniate nuove unità di criptovaluta come sistema di remunerazione che ripaga – almeno in parte – il costo sostenuto dai «Validatori» (risorse di calcolo, energetiche, ecc.) che per questo motivo vengono altresì chiamati «Miners». Alla Blockchain, ovviamente, possono accedere anche utenti che ne fanno (o faranno) un uso «passivo», ossia che non necessariamente agiscono come Miners, ma che vogliono registrare le proprie transazioni».

Quali sono dunque quei settori in cui la Blockchain può essere applicata e quali sono i vantaggi apportati dalla tecnologia?
Prima di risponderle su quali possano essere i vantaggi della Blockchain e dove meglio s’attaglierebbe un’applicazione della stessa, voglio sottolineare un punto, a mio avviso importante, relativo alla sicurezza di questa tecnologia. Possiamo osservare che la dispersione del registro delle transazioni è tale da garantire a tutti e in modo trasparente, la possibilità di verificare la validità di una transazione fin dalle origini e che una transazione, una volta approvata in un blocco, non potrà essere più disconosciuta. Per esempio, sulla Blockchain dei Bitcoin, la presenza di un numero elevato di «Validatori» che ratificano le transazioni, garantisce che per inserire una transazione fasulla, sarebbe necessario mettere d’accordo – almeno - il 51% dei Miners. Il modello d’incentivazione assicura che questi ultimi vengano remunerati per il loro lavoro di approvazione, solo laddove il compito sia stato svolto correttamente (verificato dagli altri nodi), rendendo antieconomico qualsiasi tentativo di alterazione surrettizia dei blocchi precedentemente validati. La verifica delle transazioni senza la necessità di un’autorità centrale, è ottenuto, dunque, mediante un consenso distribuito e le prove di proprietà più sopra descritti, mediante l’impiego di una rete computazionale, dove le risorse sono condivise in una logica che, nella maggior parte dei casi, è mutuata dalle tecniche peer-to- peer. Da ciò si può evincere che, per qualsiasi applicazione basata su logiche transazionali, dove elevati livelli di automazione, richiedono un approccio procedurale basato sul riconoscimento automatico della proprietà e degli scambi e in cui tali conferme non possono essere ripudiate, l’implementazione di algoritmi tipici della Blockchain possono conferire un enorme valore aggiunto. L’impiego di tale tecnologia può permettere un significativo efficientamento dei processi rendendo, nel contempo, più efficace la digitalizzazione delle procedure.

Che ruolo potrà avere, ad esempio, nel retail?
Anche in questo caso è utile una premessa: mediante l’impiego di una DLT (Distributed Ledger Technology») si può prevedere che lo scambio di cripto-asset avvenga in modo programmato e programmabile, permettendo che sia la rete stessa a validare le logiche di programmazione, eseguendole, nonché l’attuazione corretta dello scambio in essere. Gli algoritmi su cui si basa la Blockchain, consentono altresì l’impiego di tecniche di scripting, con cui è possibile abilitare i cc.dd. «Distributed Contracts» (o «Smart Contract»). Uno «Smart Contract» è un metodo di utilizzo delle DLT per formare accordi attraverso la Blockchain, sfruttando opportunamente il quale, è possibile raggiungere altri scopi, che vanno oltre il concetto di valuta virtuale. Un esempio di applicazione dei «Distributed Contracts» sono i cc.dd. «Colored Coins», ossia dei dati aggiuntivi (attributi) pubblicati e gestiti sul distributed ledger, che trasformano i «coins» in «token», al fine di poter essere impiegati per rappresentare qualsiasi cosa (anche non una valuta). Immaginando, per semplificare, che la blockchain possa essere considerata alla stregua di un database distribuito, dove non esiste un amministratore centrale, in cui il commitment delle transazioni avviene basandosi sulle logiche di consenso distribuito dianzi descritte e dove sia possibile adottare tecniche evolute di scripting, non è difficile prevedere un impiego di questa tecnologia in campi anche molto diversi da quello dei pagamenti. Se si ipotizza di scambiare su Blockchain «tokens», ecco ottenersi una sorta di registro contabile potenzialmente inviolabile, che tiene traccia di tutte le transazioni eseguite. Una Distributed Ledger Tecnology così intesa, permetterebbe il trasferimento di proprietà di «gettoni digitali» a cui possono essere associati svariati beni e diritti nel mondo esterno (asset) nel rispetto di una logica di business preimpostata. Un’applicazione in concreto nel settore del retail, ad esempio, potrebbe essere quella di implementare su DLT sistemi di fidelizzazione basati su reward, dove la meccanica promozionale «è scritta» all’interno della Blockchain e viene eseguita, nonché verificata, mediante Smart Contracts.

E in ambito finance?
In generale, qualsiasi processo bancario o finanziario che per propria natura richiede momenti approvativi intermedi consecutivi, nella esecuzione dei quali è necessario ottenere livelli di garanzia elevati, può essere un campo di sperimentazione per i modelli basati su Blockchain, in alternativa a logiche e meccanismi tradizionali. Tramite l’impiego accorto e puntuale degli Smart Contracts, ad esempio, è possibile abilitare in modo sicuro: servizi di escrow (particolarmente utili per le piattaforme di e-Commerce), asset-trading, piuttosto che supportare efficacemente progetti di Supply Chain Finance. È sufficientemente chiaro, dunque, che gli scenari di sviluppo di una siffatta tecnologia non pongono, almeno in teoria, limiti all’immaginazione. Nel concreto, ciò che si sta già sperimentando entro il perimetro di un impiego «vicino» al modo finance, è la possibilità di usare le DLT per applicazioni di inter-banking o intra-banking payments con finalità di settlement. Penso anche a talune soluzioni di instant payments o di emissione di moneta elettronica, che in più parti del nostro pianeta stanno nascendo; tutti settori nei quali la disruption introdotta con l’impiego di tale tecnologia, se da un lato permette la sempre più rapida affermazione di nuovi players, dall’altro pone gli incumbents (banche, banche centrali e stanze di compensazione, essenzialmente) a rischio di disintermediazione. Un tema, quindi, che deve essere guardato con grandissima attenzione».

In conclusione, come vede il futuro di questa tecnologia in Italia?
Premesso che nessuno possiede doti mantiche predittive (e che chi ne millanta la capacità, è forse meglio che non s’ascolti), credo sia più corretto risponderle, suggerendo di modificare l’articolazione della sua domanda, chiedendosi non già come potrà essere il futuro di questa tecnologia in Italia, ma che cosa possiamo fare noi tutti per ipotizzarne un impiego futuro. La nostra banca centrale (giusto per darle un’evidenza positiva di ciò che intendo con il termine «darsi da fare») s’è detta aperta alla discussione con gli intermediari. Domenico Gammaldi, Titolare del servizio Supervisione Mercati e Sistema dei Pagamenti della Banca d’Italia, in occasione dell’evento di presentazione dei dati dell’Osservatorio Digital Finance del Politecnico di Milano, avutosi il 31 gennaio 2017, ha detto che «Perché un sistema di pagamento possa ricevere il semaforo verde deve garantire efficienza, affidabilità e sicurezza, oltre che scalabilità. In questo senso, secondo le nostre valutazioni la Blockchain non si dimostra sempre all’altezza», precisando poi che il regolatore non si limita a bloccare le nuove iniziative, ma anzi funge anzi da facilitatore rispetto a strumenti la cui introduzione è estremamente complessa. «Qualcuno confonde il tempo necessario a ponderare per inattività. Abbiamo cominciato a seguire il fenomeno Bitcoin già dal 2009, studiandolo secondo le finalità che ci ha assegnato la Comunità europea. Si tratta di una vera rivoluzione, perché si passa da un modello piramidale a uno di tipo galattico, o a ragnatela, ed è per questo che occorrono cautela e ulteriori approfondimenti Il prossimo novembre, per esempio, si terrà a Roma il primo convegno che la Banca d’Italia dedica alla crittografia». In sintesi io penso che molto ancora deve essere ponderato (riprendendo le parole di Gammaldi), in merito all’impiego della Blockchain e il futuro di questa tecnologia è, probabilmente, non del tutto scontato per gli usi scontati (perdoni il gioco di parole); credo si debba ancora convincersi (o convincersi del contrario, se si vuole tenere una posizione ostativa) dell’utilità che la Blockchain, intervenendo nel merito di un concetto che parrebbe acquisito, quello della fiducia, proponga un nuovo paradigma tale da poter rivoluzionare fortemente il sistema economico … e qui penso all’economia nella visione che ne interpreta il significato come la scienza della soddisfazione del fabbisogno attraverso lo scambio (tale studio dovrebbe essere nato con l'uomo e con ogni altro essere capace di scelte consapevoli di scambio a seguito di ragionamento).