25 maggio 2020
Aggiornato 00:30
smart city

Questi ragazzi hanno sviluppato un'app che ci aiuterà durante le inondazioni

L’Italia conta l’88% dei suoi Comuni in aree a rischio idrogeologico. L'app sviluppata da questi ragazzi, attraverso varie tecnologie, permetterà una migliore collaborazione tra cittadini e soccorritori

Questi ragazzi hanno sviluppato un'app che ci aiuterà in caso di inondazioni
Questi ragazzi hanno sviluppato un'app che ci aiuterà in caso di inondazioni Shutterstock

MILANO - L’Italia è uno dei Paesi europei più colpiti dai cambiamenti climatici, cambiamenti che poi causano danni irreversibili, come è avvenuto - ad esempio - per le recenti inondazioni urbane che hanno coinvolto la città di Livorno. Se questo accade, tuttavia, non è solo colpa del clima, in continuo mutamento, partendo sempre dal presupposto che è l’uomo il vero artefice di queste catastrofi. Dati alla mano, l’Italia conta l’88% dei suoi Comuni in aree a rischio idrogeologico, ma - di fatto - non riesce a pianificare azioni per evitare che gli eventi meteorologici estremi in aumento si trasformino in disastri.

Mentre il Governo latita i giovani si danno da fare
Molti dei pericoli, però, arrivano anche dall’urbanizzazione in senso stretto, cemento in prima linea, che ha praticamente invaso gli alvei e la rete fluviale anche nelle grandi città. Anche se ce ne siamo dimenticati perché coperti dal cemento, tuttavia, i fiumi esistono e continuano a scorrere. Un dato: a Milano ci sono la bellezza di 140 chilometri di fiumi tombinati. L’area milanese, infatti, resta una delle più critiche a rischio inondazioni urbane. Nonostante i danni (quasi 8 miliardi di euro solo negli ultimi tre anni) e le morti, 145 tra il 2010 e il 2016 a cui si aggiungono le 9 vittime di Livorno, lo Stato sembra stare a guardare. Se da una parte il Governo continua a tenere nel cassetto quasi 5 miliardi di fondi strutturali (in parte concessi dall’UE) che dovrebbero servire per attuare una strategia volta a ridimensionare queste catastrofi, lo stesso non si può dire per chi, ogni giorno, ha le mani in pasta nella tecnologia.

Il progetto ACED-IoT
Alcuni studenti dell’Alta Scuola Politecnica, percorso di eccellenza creato dai Politecnici di Milano e Torino, sta sviluppando un progetto che promette di potenziare lo scambio di informazioni tra i coordinatori delle emergenze, gli operatori sul campo e semplici cittadini in caso di inondazioni in ambito urbano. Gli progetto si chiama ACED-IoT e ha studiato l’impatto delle nuove tecnologie, anche quelle più «consumer» come le app per smartphone, per il funzionamento efficace delle comunicazioni tra i diversi attori responsabili dei soccorsi e i cittadini. La possibilità di condividere informazioni in maniera strutturata e in tempo reale è di fondamentale importanza per i molteplici soggetti coinvolti nella gestione delle emergenze.

L’utilizzo dei Big Data
Nello svolgimento del progetto è emerso che le principali criticità risiedono nella comunicazione con il Centro di Coordinamento Soccorsi, nell’integrazione delle informazioni — eterogenee e spesso ridondanti — in possesso delle diverse organizzazioni, e nella possibilità di ricevere contenuti geolocalizzati dai soccorritori sul campo. La soluzione proposta da ACED-IoT consiste in una piattaforma web basata su tecnologie cloud che consente di raccogliere e integrare i dati provenienti da varie fonti come database «open data», sistemi informativi geografici, informazioni semi-strutturate in possesso delle varie organizzazioni, unendoli con dati di monitoraggio provenienti da sensori «Internet of Things» installati nei punti a rischio. La piattaforma è pensata come uno strumento di supporto per i decision-makers nella comprensione dell’evoluzione generale degli avvenimenti. Oltre all’apporto in fase di emergenza, ACED-IoT permette la raccolta di una grande mole di dati analizzabili nel post-evento e preziosi per la pianificazione futura.

Data la specificità territoriale di questo tipo di organizzazioni, l’implementazione ha coinvolto i soggetti operanti sull’area metropolitana di Torino. In particolare, sono stati intervistati i responsabili della gestione dell’emergenza come la Protezione Civile e la Prefettura di Torino, gli operatori di 118, VV.FF., Polizia e Volontari ed i gestori dei servizi come SMAT, IREN e GTT. Il progetto ACED-IoT può considerarsi un primo passo nello sviluppo di applicazioni studiate per l’emergenza che possano facilitare il lavoro degli attori coinvolti in questo delicato processo decisionale.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal