24 aprile 2019
Aggiornato 01:30
smart city

Questi ragazzi hanno sviluppato un'app che ci aiuterà durante le inondazioni

L’Italia conta l’88% dei suoi Comuni in aree a rischio idrogeologico. L'app sviluppata da questi ragazzi, attraverso varie tecnologie, permetterà una migliore collaborazione tra cittadini e soccorritori

Questi ragazzi hanno sviluppato un'app che ci aiuterà in caso di inondazioni
Questi ragazzi hanno sviluppato un'app che ci aiuterà in caso di inondazioni ( Shutterstock )

MILANO - L’Italia è uno dei Paesi europei più colpiti dai cambiamenti climatici, cambiamenti che poi causano danni irreversibili, come è avvenuto - ad esempio - per le recenti inondazioni urbane che hanno coinvolto la città di Livorno. Se questo accade, tuttavia, non è solo colpa del clima, in continuo mutamento, partendo sempre dal presupposto che è l’uomo il vero artefice di queste catastrofi. Dati alla mano, l’Italia conta l’88% dei suoi Comuni in aree a rischio idrogeologico, ma - di fatto - non riesce a pianificare azioni per evitare che gli eventi meteorologici estremi in aumento si trasformino in disastri.

Mentre il Governo latita i giovani si danno da fare
Molti dei pericoli, però, arrivano anche dall’urbanizzazione in senso stretto, cemento in prima linea, che ha praticamente invaso gli alvei e la rete fluviale anche nelle grandi città. Anche se ce ne siamo dimenticati perché coperti dal cemento, tuttavia, i fiumi esistono e continuano a scorrere. Un dato: a Milano ci sono la bellezza di 140 chilometri di fiumi tombinati. L’area milanese, infatti, resta una delle più critiche a rischio inondazioni urbane. Nonostante i danni (quasi 8 miliardi di euro solo negli ultimi tre anni) e le morti, 145 tra il 2010 e il 2016 a cui si aggiungono le 9 vittime di Livorno, lo Stato sembra stare a guardare. Se da una parte il Governo continua a tenere nel cassetto quasi 5 miliardi di fondi strutturali (in parte concessi dall’UE) che dovrebbero servire per attuare una strategia volta a ridimensionare queste catastrofi, lo stesso non si può dire per chi, ogni giorno, ha le mani in pasta nella tecnologia.

Il progetto ACED-IoT
Alcuni studenti dell’Alta Scuola Politecnica, percorso di eccellenza creato dai Politecnici di Milano e Torino, sta sviluppando un progetto che promette di potenziare lo scambio di informazioni tra i coordinatori delle emergenze, gli operatori sul campo e semplici cittadini in caso di inondazioni in ambito urbano. Gli progetto si chiama ACED-IoT e ha studiato l’impatto delle nuove tecnologie, anche quelle più «consumer» come le app per smartphone, per il funzionamento efficace delle comunicazioni tra i diversi attori responsabili dei soccorsi e i cittadini. La possibilità di condividere informazioni in maniera strutturata e in tempo reale è di fondamentale importanza per i molteplici soggetti coinvolti nella gestione delle emergenze.

L’utilizzo dei Big Data
Nello svolgimento del progetto è emerso che le principali criticità risiedono nella comunicazione con il Centro di Coordinamento Soccorsi, nell’integrazione delle informazioni — eterogenee e spesso ridondanti — in possesso delle diverse organizzazioni, e nella possibilità di ricevere contenuti geolocalizzati dai soccorritori sul campo. La soluzione proposta da ACED-IoT consiste in una piattaforma web basata su tecnologie cloud che consente di raccogliere e integrare i dati provenienti da varie fonti come database «open data», sistemi informativi geografici, informazioni semi-strutturate in possesso delle varie organizzazioni, unendoli con dati di monitoraggio provenienti da sensori «Internet of Things» installati nei punti a rischio. La piattaforma è pensata come uno strumento di supporto per i decision-makers nella comprensione dell’evoluzione generale degli avvenimenti. Oltre all’apporto in fase di emergenza, ACED-IoT permette la raccolta di una grande mole di dati analizzabili nel post-evento e preziosi per la pianificazione futura.

Data la specificità territoriale di questo tipo di organizzazioni, l’implementazione ha coinvolto i soggetti operanti sull’area metropolitana di Torino. In particolare, sono stati intervistati i responsabili della gestione dell’emergenza come la Protezione Civile e la Prefettura di Torino, gli operatori di 118, VV.FF., Polizia e Volontari ed i gestori dei servizi come SMAT, IREN e GTT. Il progetto ACED-IoT può considerarsi un primo passo nello sviluppo di applicazioni studiate per l’emergenza che possano facilitare il lavoro degli attori coinvolti in questo delicato processo decisionale.