27 settembre 2021
Aggiornato 08:00
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Investimenti banda ultralarga, gli effetti su Pil e occupazione

Gli effetti su Pil e occupazione generati dagli investimenti per l'estensione della banda ultralarga sono stati stimati da un team di studiosi appartenenti all'Università Sapienza di Roma. Ecco cosa è emerso

ROMA - La strategia di rete a banda larga in Italia ha un obiettivo relativamente ambizioso: raggiungere almeno l’85% della popolazione con connettività 100 Mbps entro il 2020 e per il restante 15% raggiungere una velocità di download di almeno 30 Mbps. Ma quale impatto avranno, di fatto, le nuove reti sul Pil e sul lavoro italiano da qui a 10 anni? A stimare gli effetti che gli investimenti per la banda ultra larga potrebbero generare su occupazione e Pil, ci ha pensato uno studio dell’Università Sapienza di Roma, coordinato da Maurizio Franzini.

Gli investimenti per l’estensione della banda larga
Di fatto, a oggi, le infrastrutture di rete ICT italiane garantiscono l’accesso a connessioni veloci (>30 Mbps) a solo il 21% degli edifici, la peggiore performance tra i Paesi dell’UE. In termini di popolazione l’Italia assicura una connessione molto veloce a meno dell’1%, contro una media europea che si assesta intorno al 6%. Il gap tecnologico da colmare è dunque enorme, ed i piani di investimento privati ​​non sono coerenti con l'obiettivo di ridurre, se non riempire, questa lacuna. Sulla base di queste premesse, le azioni necessarie per conseguire gli obiettivi dichiarati del governo per lo sviluppo di una rete a banda larga sono supportati da un ammontare di risorse pubbliche stimate a 6 miliardi di euro, dei quali due sono finanziati da fondi regionali europei, e per il restante con fondi europei di sviluppo. Lo studio è stato realizzato su un modello di simulazione calibrato sulla base dei dati reali di produzione degli ultimi 20 anni e definito a livello di singolo settore produttivo, in grado di stimare l’effetto diretto ed indiretto di un investimento infrastrutturale del valore di dodici miliardi di euro «la dimensione ritenuta necessaria, nell’ambito della strategia italiana banda ultralarga, a dotare l’85% della popolazione italiana di una connessione a 100Mbit/s».

L’impatto su Pil e occupazione
Secondo lo studio, ad avere maggiori vantaggi dagli investimenti in reti a banda ultra larga saranno i settori immobiliare, dell’intermediazione finanziaria, dei servizi alle imprese, dei trasporti e delle comunicazioni. In sostanza ad avere la meglio saranno tutti quei settori che utilizzano i servizi Ict come input in maniera massiccia. Così come per il rischio automazione evidenziato da un recente studio, i settori che subiranno meno impatti dall’estensione della banda ultra larga saranno quelli legati al sociale, in particolare Istruzione e Sanità, poiché settori ad alta intensità di lavoro, dove prevale il capitale umano. Gli investimenti sull’estensione della banda ultralarga variano anche per ciò che attiene all’occupazione. In alcuni settori gli investimenti determinano un aumento di produttività e quindi di offerta, dando quindi luogo a una diminuzione dell’occupazione: in questo caso stiamo parlando di attività che fanno un particolare uso dei servizi Itc come input quali costruzioni, trasporti e servizi alle imprese. Se da una parte l’impatto sul Pil può essere considerato positivo, dall’altra esistono anche settori che dall’estensione della banda ultra larga subiranno dei danni: stiamo parlando del comparto «dei computer e servizi relativi»