25 aprile 2024
Aggiornato 09:30
Flop in borsa

Facebook, affare da 450 milioni per le banche coinvolte

Al momento del collocamento di venerdì scorso, le banche avevano venduto agli investitori, oltre ai 421 milioni di titoli annunciati, altri 63 milioni di azioni che non possedevano ancora al prezzo di collocamento di 38 dollari per azione

NEW YORK - La quotazione fallimentare di Facebook è stata devastante per gli investitori, ma ha fatto guadagnare a Morgan Stanley e agli altri sottoscrittori dell'offerta oltre 450 milioni di dollari. Più il titolo crollava nei primi giorni di contrattazioni, infatti, più crescevano i profitti degli istituti.

Al momento del collocamento di venerdì scorso, le banche avevano venduto agli investitori, oltre ai 421 milioni di titoli annunciati, altri 63 milioni di azioni che non possedevano ancora al prezzo di collocamento di 38 dollari per azione. Le banche, in altre parole, hanno venduto i titoli in questione allo scoperto, puntando ad acquistarli successivamente a un prezzo inferiore. Ed è quello che è accaduto. Mentre la quotazione di Facebook crollava, gli istituti hanno acquistato i titoli che avevano promesso e già venduto agli investitori a un prezzo decisamente maggiore, speculando sulla differenza.

E' difficile stabilire quanto hanno guadagnato esattamente i sottoscrittori. Le banche, ipotizzando che abbiano acquistato i titoli promessi agli investitori quando hanno toccato martedì il livello più basso a 31 dollari l'uno, hanno incassato oltre 450 milioni di dollari. A questa cifra bisogna sommare i 170 milioni di dollari che i sottoscrittori hanno guadagnato per le commissioni dell'Ipo.

L'operazione, pur essendo un chiaro conflitto di interessi, è legale e adottata comunemente a Wall Street. «Il debutto deludente di Facebook ha danneggiato l'immagine di Morgan Stanley», hanno commentato fonti bancarie coinvolte nell'Ipo di Facebook a Cnn Money, «ma la banca ha concluso un ottimo affare».

Il Senato americano avvia indagine su IPO - Anche il Congresso americano è intervenuto per fare luce sulla quotazione turbolenta di Facebook. La Commissione bancaria al Senato ha avviato una indagine sull'Ipo di venerdì scorso e sulle previsioni negative di crescita che le banche impegnate nell'offerta avrebbero riservato soltanto ad alcuni investitori privilegiati. Prima del Senato anche la Sec, la Consob americana, aveva avviato un'analisi sullo svolgimento dell'Ipo.

Nel mirino delle autorità resta Morgan Stanley, sottoscrittore principale dell'offerta, contro cui hanno emesso un'ingiunzione anche le autorità di sorveglianza dei mercati finanziari del Massachusetts. Non solo. L'istituto - insieme a Facebook, all'amministratore delegato Mark Zuckerberg e alle altre banche che hanno seguito la quotazione - è al centro di una class action avviata dagli azionisti del social network.

Sotto tiro anche Nasdaq OMX Group, la società che controlla l'indice su cui è quotato il social network, accusata da un singolo azionista per i ritardi nel collocamento dovuti a problemi tecnici che secondo l'accusa hanno portato a gravi perdite per gli investitori. Greifeld, amministratore delegato di Nasdaq, si è recato a sorpresa negli uffici di Morgan Stanley per scusarsi riguardo l'accaduto.