3 agosto 2021
Aggiornato 13:30
Politiche europee

Certificato verde europeo, la Commissione sollecita un «accordo»

Il commissario alla Giustizia Didier Reynders ha sollecitato a Bruxelles il Parlamento europeo e il Consiglio a raggiungere presto un accordo sulla proposta di «Certificato verde digitale»

Certificato verde europeo, la Commissione sollecita un «accordo»
Certificato verde europeo, la Commissione sollecita un «accordo» ANSA/EPA

BRUXELLES - Il commissario UE alla Giustizia Didier Reynders ha sollecitato a Bruxelles il Parlamento europeo e il Consiglio a raggiungere presto un accordo sulla proposta di «Certificato verde digitale», che servirà a facilitare i viaggi e le attività transfrontaliere fra gli Stati membri durante l'attuale pandemia, senza modificarne troppo il contenuto con gli emendamenti.

Il certificato verde prevede un sistema interoperabile di lettura elettronica e il riconoscimento reciproco delle attestazioni sulle vaccinazioni e sui test anti-Covid effettuati dai viaggiatori, e sull'eventuale guarigione dopo aver contratto il virus. Ma senza un accordo tempestivo delle istituzioni europee c'è il rischio che l'Ue sia frammentata in una pletora di sistemi nazionali diversi e potenzialmente incompatibili, ha avvertito il commissario.

La proposta, che è già a buon punto in Consiglio Ue, sarà votata oggi (ma il risultato sarà reso noto domani) dalla plenaria dell'Europarlamento, dove persistono alcune posizioni critiche riguardo al rischio di violazione delle norme sulla tutela dei dati e della privacy, e alla possibilità che alcuni Stati membri possano predisporre nel frattempo dei sistemi nazionali incompatibili con il certificato europeo.

Dopo il voto di oggi, che riguarda gli emendamenti e il mandato negoziale, la proposta sarà oggetto delle trattative in «trilogo» da parte dei co-legislatori delle tre istituzioni europei, in vista dell'approvazione finale, si spera a giugno, in tempo per la stagione turistica estiva.

La proposta, ha sottolineato Reynders, «è saldamente costruita su due valori chiave: non discriminazione e protezione dei dati personali. Il certificato verde digitale sarà disponibile per tutti gli europei indipendentemente dal fatto che siano stati vaccinati o no. Assicurerà un alto livello di protezione dei dati, con un sistema decentralizzato di verifica che userà una infrastruttura a chiave pubblica».

«Dobbiamo agire rapidamente - ha continuato il commissario - per far sì che questo strumento sia disponibile e affidabile quanto prima; il tempo è fondamentale. Dobbiamo assicurare che sia operativo prima dell'estate. Il lavoro tecnico sta avanzando bene per attuare soluzioni che evitino una centralizzazione dei dati personali, ne minimizzino l'uso e ne assicurino la sicurezza».

«Se avremo l'accordo politico, le soluzioni tecniche saranno pronte per tempo; altrimenti - ha ammonito Reynders - rischiamo una frammentazione all'interno dell'Europa, con una moltitudine di soluzioni nazionali diversificate e possibilmente tra loro incompatibili. Rischiamo di avere una varietà di documenti che non possono essere letti e verificati in altri Stati membri, e rischiamo la diffusione di documenti falsificati, e conseguentemente la diffusione sia del virus che della sfiducia dei cittadini».

«Adottando il certificato verde, dobbiamo accettare il fatto - ha riconosciuto il commissario - che si sono ancora incertezze scientifiche riguardo al Covid-19, che non abbiamo ancora una piena evidenza scientifica riguardo agli effetti del vaccino o riguardo alla guarigione dal virus. Ma non possiamo aspettare che tutte queste questioni abbiano risposta per cominciare ad agire; dobbiamo agire ora, adottando un testo che sia sufficientemente flessibile per tenere conto degli sviluppi che emergeranno quando avremo una più ampia conoscenza scientifica».

«Per queste ragioni - ha spiegato Reynders - la Commissione propone di tenere separati per il momento il certificato digitale verde, lo strumento che vogliamo predisporre con questo regolamento, e i suoi possibili usi. Non dovremmo, per ora, irrigidirci in una posizione a favore o contro l'abolizione delle restrizioni per i detentori di questi certificati; non saremmo in grado di risolvere queste questioni in questo momento. In particolare le nuove varianti che ci preoccupano sollevano delle incertezze significative, e la difficile discussione sull'uso dei certificati potrebbe impedirci di andare avanti in modo pragmatico».

«Circa il possibile uso del certificato aldilà della libera circolazione» transfrontaliera, «la nostra proposta - ha puntualizzato il commissario - non crea una base giuridica per questo tipo di utilizzo negli Stati membri. Se gli Stati membri vogliono usare i certificati per altri scopi a livello nazionale, dovranno ricorrere a una base giuridica nel proprio ordinamento, che dovrà comunque rispettare pienamente il regolamento generale Ue sulla protezione dei dati (Gdpr, ndr). E dovrà provare che quest'uso è necessario e proporzionato, in consultazione con la propria Autorità nazionale di protezione dei dati». 

«La Commissione consiglia» al Parlamento europeo «di non proibire l'uso dei certificati digitali verdi adottati eventualmente sulla base di questa base giuridica nazionale. Altrimenti gli Stati membri che vogliono usare il certificato a livello interno finirebbero molto probabilmente col creare un sistema nazionale separato. Il risultato sarebbe una clamorosa frammentazione nell'Unione europea», ha avvertito ancora Reynders.

Il Certificato digitale verde, ha poi aggiunto, «sarà gratuito, e noi condividiamo la posizione secondo cui i test dovrebbero essere accessibili economicamente per tutti i cittadini; ma le questioni relative al rimborso delle spese sanitarie, e quindi anche il rimborso riguardante i test sul Covid,  ricadono nella competenza degli Stati membri. Questa è un'area complessa con molti attori pubblici e privati coinvolti. E soprattutto, dovrà essere considerato attentamente l'impatto che avrà la disponibilità dei test, dato che stiamo ancora combattendo la pandemia».

«Da parte sua - ha ricordato Reynders - la Commissione ha mobilitato 100 milioni di euro per acquistare 20 milioni di test rapidi antigenici che sono stati consegnati agli Stati membri. E' stata anche garantita una opzione per l'acquisto di 400 milioni aggiuntivi di test attraverso il nostro meccanismo di acquisto congiunto; gli Stati membri ne hanno ordinati 40 milioni e naturalmente li incoraggiamo ora a ordinarne ancora di più se ne hanno bisogno. Queste procedure congiunte ci consentono di assicurare condizioni migliori, e quindi anche prezzi più bassi per i singoli membri».

«E' evidente - ha osservato infine il commissario - che non ritroveremo la normalità già da quest'estate: per contenere il virus certe misure dovranno essere mantenute. Ma a partire dalla prossima estate, e al fine di aiutare i cittadini a viaggiare di nuovo in Europa in piena sicurezza, abbiamo bisogno di documenti affidabili e interoperabili: abbiamo bisogno dei certificati verdi digitali. Vi invito dunque - ha concluso Reynders rivolto agli eurodeputati - ad agire rapidamente nell'interesse dei cittadini europei e del mercato unico; la Commissione è pronta a lavorare senza sosta per sostenere la ricerca di un compromesso accettabile con i co-legislatori il più rapidamente possibile». 

(con fonte Askanews)