7 dicembre 2019
Aggiornato 00:30

Il Papa a Nagasaki: ««Le armi nucleari sono incompatibili con la pace e la stabilità internazionale»

«La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con tutto questo», ripete ancora il Pontefice dalla terra che nel '45 fu uno scenario di devastazione

Papa Francesco a Nagasaki
Papa Francesco a Nagasaki ANSA

NAGASAKI - «Le armi nucleari sono incompatibili con la pace e la stabilità internazionale». Non usa mezzi termini Papa Francesco. Dall'Atomic Bomb Hypocenter Park, situato nel Parco della Pace di Nagasaki, la voce del Pontefice si alza a condannare quello che è il «tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale».

«La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con tutto questo», ripete ancora il Papa dalla terra che nel '45 fu uno scenario di devastazione. Oggi in quei luoghi c'è il Parco della Pace, quasi un invito a cogliervi la lezione di quella tragedia umana: «La pace e la stabilità - ha ricordato il Santo Padre - sono possibili solo a partire da un'etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall'interdipendenza e dalla corresponsabilità nell'intera famiglia umana di oggi e di domani».

In un servizio per il giornale web Interris.it si riportano le parole del Santo Padre. «La Chiesa Cattolica - ha detto Papa Francesco - è irrevocabilmente impegnata nella decisione di promuovere la pace tra i popoli e le nazioni: è un dovere per il quale si sente obbligata davanti a Dio e davanti a tutti gli uomini e le donne di questa terra» ha ribadito. I vescovi nipponici hanno, infatti, chiesto un incontro di preghiera di dieci giorni per la pace.

Il Pontefice ricorda come l'impegno costante da parte della Chiesa verso la denuclearizzazione sia lontano: «Nel 1963, il Papa San Giovanni XXIII nell'Enciclica Pacem in terris» chiese «la proibizione delle armi atomiche, affermò che una vera e duratura pace internazionale non può poggiare sull'equilibrio delle forze militari, ma solo sulla fiducia reciproca». Lo stesso fece Papa Paolo VI davanti ai giornalisti riuniti a Mumbai, proponendo di «aiutare i più diseredati attraverso un Fondo Mondiale, alimentato con una parte delle spese militari».

Il Santo Padre allarga la prospettiva del problema, piuttosto che ridimensionarla. La «corsa al nucleare», così come il mancato accordo sul «Trattato di non proliferazione nucleare» sono segni di quel fenomeno deprecabile per il Pontefice, che è la corsa agli armamenti: «Questa infatti spreca risorse preziose che potrebbero invece essere utilizzate a vantaggio dello sviluppo integrale dei popoli e per la protezione dell'ambiente naturale. Nel mondo di oggi, dove milioni di bambini e famiglie vivono in condizioni disumane, i soldi spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere e vendere le armi, sempre più distruttive, sono un attentato continuo che grida al cielo».

Non c'è altro tempo da perdere. Per il Pontefice è necessaria una seria riflessione «su come tutte queste risorse potrebbero essere utilizzate, con riferimento alla complessa e difficile attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, e quindi raggiungere obiettivi come lo sviluppo umano integrale». Un mondo senza armi nucleari è possibile per Francesco, anzi «necessario": ma dal memoriale, il Papa si rivolge anche ai leader politici, i veri attori di queste strategie: «chiedo ai leader politici di non dimenticare che queste non ci difendono dalle minacce alla sicurezza nazionale e internazionale del nostro tempo. Occorre considerare l'impatto catastrofico del loro uso dal punto di vista umanitario e ambientale, rinunciando a rafforzare un clima di paura, diffidenza e ostilità, fomentato dalle dottrine nucleari».

L'invito finale del Papa è una preghiera, la cosiddetta «preghiera della pace di San Francesco d'Assisi», che egli vuole sia propria di tutti, Cattolici e non: «Signore, fa' di me uno strumento della tua pace: dov'è odio, ch'io porti l'amore; dov'è offesa, ch'io porti il perdono; dov'è dubbio, ch'io porti la fede; dov'è disperazione, ch'io porti la speranza; dove sono le tenebre, ch'io porti la luce; dov'è tristezza, ch'io porti la gioia. In questo luogo di memoria, che ci impressiona e non può lasciarci indifferenti - ricorda il Papa - è ancora più significativo confidare in Dio, perché ci insegni ad essere strumenti efficaci di pace e a lavorare per non commettere gli stessi errori del passato».