22 novembre 2019
Aggiornato 10:00
Politiche europee

UE, la versione di Juncker

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha rivendicato in una conferenza stampa a Bruxelles i successi ottenuti e le promesse mantenute durante il suo mandato

Il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker
Il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker ANSA

BRUXELLES - Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha rivendicato in una conferenza stampa a Bruxelles i successi ottenuti e le promesse mantenute durante il suo mandato, in vista del vertice informale dei leader dei Ventisette del 9 maggio a Sibiu, in Romania, sulla visione strategica per il futuro dell'Ue, e a due settimane dalle elezioni europee.

Rispondendo alle domande con l'usuale stile franco e diretto, Juncker ha anche ammesso due errori fatti durante la sua presidenza: «Quando era appena iniziato il mio mandato, è scoppiato lo scandalo Luxleaks (sugli accordi fiscali con il governo del Lussemburgo che permettevano alle imprese estere di eludere le tasse societarie, ndr), e mi ci è voluta una settimana per reagire. Non sono stato abbastanza tempestivo... Poi, il fatto si aver ascoltato l'allora premier britannico David Cameron quando mi chiese di non interferire nella campagna referendaria sulla Brexit nel Regno Unito. Fu un errore, perché noi saremmo stati gli unici in grado di smontare le bugie che sono state raccontate» durante quella campagna.

Oggi, ha aggiunto il presidente della Commissione, sulla questione britannica «non ho timori e non ho speranze: l'altro giorno ho detto che rispetto al Parlamento britannico la Sfinge era un libro aperto; o restano o se ne vanno, non lo so». E ancora: «Tutti capiscono l'inglese, ma nessuno capisce l'Inghilterra».

Quanto al bilancio positivo, Juncker ha ricordato innanzitutto che entro l'estate 2018 la sua Commissione aveva presentato tutte le proposte legislative per le quali si era impegnata a inizio mandato, formulandone in totale 471 nuove e portandone avanti 44 presentate dalle Commissioni precedenti. Di queste proposte, 348, sono state adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue, o ne hanno ottenuto l'accordo nel corso di questo mandato. Sono anche state ritirate 134 proposte legislative, che la Commissione ha giudicato non più pertinenti, impossibili da approvare o non rispondenti alla logica fatta propria da Juncker di «fare di meno e meglio», secondo il motto «grandi sulle grandi cose e piccoli sulla piccole».

Ma, soprattutto, il presidente della Commissione ha rivendicato il fatto che «l'Unione di oggi è più forte dell'Unione di ieri, e questo - ha detto - è il risultato della nostra unità, della nostra risolutezza e della nostra capacità di raggiungere compromessi».

Per Juncker, i risultati più importanti sono quelli conseguiti in campo economico, secondo le priorità che aveva messo in cima a tutte le altre: «Occupazione, crescita, investimenti».

«Dopo la crisi finanziaria - ha ricordato il presidente della Commissione - siamo già nel settimo anno consecutivo di crescita; grazie al piano Juncker, che ora si chiama in un altro modo, il livello di investimenti è tornato ai livelli pre-crisi, e abbiamo mobilitato quasi 400 miliardi senza creare indebitamento pubblico, ma mobilitando nuovi strumenti finanziari. Oggi lavorano nell'Ue 240 milioni di persone, e il tasso di occupazione è a livelli record: è passato dal 69,4% nel 2014 al 72,3% oggi, e pensiamo di poter arrivare al 75% entro il 2020. La disoccupazione giovanile è al 14%, sempre troppo alta, ma inferiore del 7% rispetto al livello dell'inizio del mio mandato».

«La gente - ha continuato Juncker - nell'Ue oggi sta meglio, anche se la distribuzione della prosperità e del benessere è sempre ineguale: la ricchezza è aumentata del 5,7%, l'euro è una moneta stabile, il tasso medio d'inflazione è stato dell1,8%. Abbiamo creato un'Europa in cui si parla di più di diritti sociali, diritti dei consumatori, anche online, protezione dei dati e dell'informazione, riduzione dei rifiuti di plastica». E, ha aggiunto più tardi, «dal 2014 i salari sono aumentati in media del 5%».

Ancora, «i deficit pubblici sono calati notevolmente, ora siamo a una media dello 0,6% del Pil, mentre nel 2010 eravamo al 6,2%. Sono stato molto criticato nei paesi di lingua tedesca - ha ricordato Juncker - perché accusato di aver trasformato il Patto di Stabilità in un patto di flessibilità, ma senza la flessibilità che abbiamo introdotto la crescita oggi sarebbe stata minore e la disoccupazione più alta».

Il presidente della Commissione ha infine rivendicato con orgoglio il suo ruolo e quello della sua Commissione nella crisi greca. «Siamo riusciti a mantenere la Grecia nell'Eurozona; oggi sembra ovvio, ma c'è stata una grave minaccia sulla sua permanenza. Si è anche cercato di vietarci di occuparci della Grecia, ma io non ho ceduto e siamo riusciti a tenerla dentro l'euro». Di questo, ha concluso Juncker «sono molto orgoglioso: io ho sempre rispettato la dignità del popolo greco, che ha mostrato grande capacità di resistenza in situazioni in cui altri paesi, più ricchi, non sarebbero stati in grado di fare lo stesso».