7 dicembre 2019
Aggiornato 05:00

Il dopo Theresa May: i possibili candidati alla successione

La premier stasera affronta un voto di sfiducia: ecco chi potrebbe arrivare dopo di lei

LONDRA - Ecco una lista di possibili successori alla premier britannica Theresa May, che oggi affronta un voto di sfiducia:

BORIS JOHNSON - Ex sindaco di Londra, «Boris» o «BoJo» è stato uno dei protagonisti della campagna per la Brexit, ma non riuscì a diventare premier dopo il referendum del giugno 2016 perchè l'alleato Michael Gove ritirò all'ultimo minuto il proprio sostegno. Nominato ministro degli Esteri da Theresa May, ha continuamente criticato la strategia della premier nei suoi negoziati con Bruxelles, prima di dimettersi a luglio e di diventare uno dei suoi più aggressivi avversari all'interno del partito. Carismatico e popolare in alcuni circoli Tories, il 54enne vanta però anche numerosi nemici all'interno del partito a causa del proprio comportamento.

SAJID JAVID - Ex banchiere e figlio di un autista di autobus pachistano, Sajid Javid, 49 anni, è il volto moderno, multiculturale e meritocratico del Regno Unito. Leader influente del partito conservatore, di cui rappresenta l'ala liberale, Javid votò per rimanere nel Regno Unito nel referendum del 2016. Da quando è stato nominato ministro dell'Interno, lo scorso aprile, è riuscito a imporre il proprio stile e a conquistare il rispetto dei parlamentari conservatori per il modo in cui ha gestito lo scandalo «Windrush», ossia le rivelazioni su come venivano trattati gli immigrati di origine caraibica nel Regno Unito dopo la II Guerra Mondiale. Fedele a May, ha dichiarato oggi che l'elezione del leader del partito «è l'ultima cosa di cui il Paese ha bisogno ora»

AMBER RUDD - Eletta in Parlamento nel 2010 dopo una carriera nel mondo degli affari e del giornalismo finanziario, Amber Rudd, 55 anni, è stata una grande sostenitrice della scalata al potere di Theresa May. Votata «Ministro dell'Anno 2015» dalla rivista conservatrice The Spectator, per il suo lavoro a capo del ministero dell'Energia, nel 2016 subentrò proprio a May alla guida del ministero dell'Interno, ma fu costretta alle dimissioni per tutelare la premier dallo scandalo Windrush. La sua corsa alla leadership del partito potrebbe essere compromessa dal suo sostegno alla permanenza del Regno Unito nell'Ue. Anche Rudd oggi ha espresso il suo supporto alla premier, affermando che «in questo momento dobbiamo sostenere e lavorare con la premier per riuscire a lasciare l'Ue».

MICHAEL GOVE - Sostenitore della Brexit, Gove inizialmente sostenne la corsa alla leadership di Johnson, ma all'ultimo minuto annunciò la propria intenzione di correre per la leadership del partito, favorendo così di fatto l'ascesa di May. Dal 2017 è ministro dell'Ambiente e, in quanto euroscettico di punta del governo, il suo sostegno alla premier è considerato cruciale. Oggi ha detto che sosterrà May, sottolineando che «sta combattendo duramente per il nostro Paese»

DOMINIC RAAB - Nominato ministro per la Brexit a luglio, subentrando a David Davis che si era dimesso a maggio, il 44enne ha lasciato l'incarico il mese scorso a causa dell'accordo raggiunto da May con Bruxelles. Cintura nera di karate ed esperto di diritto internazionale, non ha mai escluso l'ipotesi di correre per la guida del partito.

JEREMY HUNT - L'attuale ministro degli Esteri ha sostenuto la campagna per rimanere nell'Ue, ma è stato molto critico verso quella che ha definito la posizione «arrogante» di Bruxelles. Ex uomo d'affari che parla fluentemente giapponese, il 52enne è stato per sei anni alla guida del Servizio Sanitario Nazionale, durante una grave crisi finanziaria. Oggi ha scritto su Twitter: «L'ultima cosa di cui il paese ha bisogno è una lunga e dannosa corsa alla leadership».