22 settembre 2018
Aggiornato 04:00

L'ipocrisia di Macron: critica Salvini, ma poi sgombera i campi profughi

Dopo l'accampamento di Parigi, ieri è toccato a quello di Dunkerque essere smantellato. Niente male, per un presidente che dava lezioni di buonismo all'Italia
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron (Julien Warnand | ANSA)

DUNKERQUE – La polizia francese ha lanciato ieri le operazioni di sgombero di un campo profughi nei pressi di Dunkerque, sulla Manica. Proprio il luogo dove si ammassano quanti sperano di poter trovare modo di arrivare in Inghilterra, di solito tentando di nascondersi su camion e traghetti. Circa 200 agenti sono stati mobilitati per evacuare circa 500 migranti del campo di Grande-Synthe, e secondo l'amministrazione regionale, le operazioni sono procedute senza intoppi e momenti di crisi. Il 95% dei migranti che la polizia vuole trasferire è costituito da curdi iracheni. Secondo fonti municipali di Dunkerque, nel campo si trovano complessivamente al momento 800 migranti e gli evacuati oggi potranno fare domanda di asilo in Francia oppure saranno portati ai commissariati della zona per verificare la loro identità. «Il governo – fa sapere Eric Etienne, un rappresentante locale – è determinato a impedire la costruzione di nuove baraccopoli nella costa settentrionale».

Dalle parole ai fatti
Una notizia che svela tutta l'ipocrisia della politica di gestione dell'immigrazione del presidente francese Emmanuel Macron. Solo pochi mesi fa, infatti, l'inquilino dell'Eliseo definiva senza mezzi termini «vomitevole» la posizione dell'Italia nei confronti dei migranti e «cinica e irresponsabile» la richiesta del nostro governo di suddividere tra cinque Paesi europei (tra cui proprio la Francia) i 141 sbarcati dalla nave Aquarius. Il buonista Macron, dunque, non si è tirato indietro quando si è trattato di dare lezioni ai vicini di casa: eppure, quando gli affari sul tavolo sono invece i suoi, si è dimostrato un politico che predica bene e razzola male.

I precedentj
Quello di ieri non è stato infatti il primo sgombero di accampamenti della storia francese recente. Quello di Calais, che nel momento di massimo affollamento ha ospitato oltre 10 mila persone, è stato smantellato nel 2016, quando ancora il presidente era Hollande; mentre giusto nel maggio scorso, già sotto la presidenza Macron, è toccato al più grande campo di Parigi, che conteneva oltre mille persone. Come se non bastasse, poco più di un mese fa i deputati transalpini approvavano una nuova legge per accelerare le procedure d'asilo, riducendo da 120 ad un massimo di novanta giorni il tempo di processamento delle domande dopo l'ingresso dei cittadini stranieri in Francia: una misura che, allo stesso tempo, rende anche più facile l'espulsione degli immigrati che si vedono rifiutata la richiesta e che, per questo motivo, è stata criticata come un tentativo nascosto di limitare i nuovi arrivi. Niente male per il fondatore di un partito come En Marche, che nella sua ideologia sosteneva invece l'importanza dell'integrazione.