16 dicembre 2018
Aggiornato 19:00

Siria, è di nuovo Russia vs Usa. E si scopre che Assad scrisse a Obama per la pace con Israele

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani sarebbero ripresi i raid russi su Idlib, ultima grande roccaforte ribelle nella Siria nordoccidentale

Bombardamento a Idlib, Siria
Bombardamento a Idlib, Siria (ANSA/ UFFICIO STAMPA UNICEF)

DAMASCO - Almeno nove civili, tra cui cinque bambini, avrebbero perso la vita nelle incursioni russe contro la provincia di Idlib, ultima grande roccaforte ribelle nella Siria nordoccidentale, al centro di una controversia diplomatica per evitare una vasta offensiva annunciata dal regime di Damasco. A dirlo è l'Osservatorio siriano per i diritti umani, ong che conta su una estesa rete di attivisti in tutto il Paese. "Gli aerei russi hanno bombardato di nuovo la provincia di Idlib dopo una pausa di 22 giorni", ha detto alla France Presse il direttore dell'Ong, Rami Abdel Rahman. Secondo l'Osservatorio, gli attacchi hanno colpito 24 zone, uccidendo almeno nove civili, tra cui cinque bambini appartenenti alla stessa famiglia, e lasciando dieci feriti. Dopo una tregua di 22 giorni, dunque, quella che da molti viene definita l'offensiva finale contro gli ultimi ribelli nella provincia settentrionale di Idlib è partita. Secondo fonti locali sono cominciati oggi i raid aerei governativi siriani nell'area di Jisr ash Shughur, a ovest di Idlib, in attesa dell'offensiva di terra, annunciata da settimane. Anche i caccia russi, secondo l'Osservatorio, avrebbero iniziato a bombardare diverse aree a sud e sud-ovest. L'inizio dell'offensiva aerea era stato annunciato in seguito al massiccio spiegamento di truppe e mezzi pesanti da parte di Mosca, Teheran e Damasco. Un intervento che gli Usa avevano criticato minacciando di reagire solo in caso di utilizzo di armi chimiche per stanare i terroristi.

Trump contro Putin
Intanto nella notte il presidente Usa Donald Trump ha lanciato un duro monito a Siria, Iran e Russia in caso di attacco: "Il presidente Bashar al Assad - si legge in un tweet del tycoon - non dovrebbe attaccare imprudentemente la provincia di Idlib in Siria. E russi e siriani farebbero un grave errore umanitario nel prendere parte a questa possibile tragedia umanitaria. Centinaia di migliaia di persone potrebbero essere uccise. Non lasciamo che questo accada». Come da copione non si è fatta attendere la risposta del Cremlino: "Non prestare attenzione al potenziale molto pericoloso e negativo dell'intera situazione in Siria non è un approccio completo ed esauriente", ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, che poi ha aggiunto: "Sappiamo che le forze armate siriane si stanno preparando a risolvere questo problema" in riferimento al "terrorismo" nella provincia di Idlib. 

Lavrov: "Abbandonare pratica di usare terroristi come strumento di promozione degli interessi"
Alcuni giorni fa in un messaggio diretto a Washington e agli altri Paesi occidentali impegnati in Siria, che Mosca considera sostenitori dei ribelli anti Assad, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov era stato molto chiaro: "Abbandonare la pratica dannosa di cercare di usare i terroristi come strumento per promuovere interessi geopolitici egoistici" aveva detto. Non a caso il messaggio era stato letto dal vice di Lavrov, Oleg Syromolotov in apertura del convegno "Lotta contro il flusso illegale di armi, nel contesto di lotta contro il terrorismo internazionale ». Secondo il ministro degli Esteri russo, l'esperienza dimostra che, a seguito di tale "uso" dei terroristi, tutti perdono, compresi coloro che "flirtano con i radicali». Lavrov avrebbe dovuto aprire il convegno al quale partecipano una ventina di Paesi, ma secondo Syromolotov è stato trattenuto per un incontro governativo. "Il nostro Paese è pronto collaborare con tutti i Paesi, anche su piattaforme internazionali parlamentari" ha detto Piotr Tolstoy, vice presidente della Duma. Aggiungendo che "la Siria può permettere di trarre le conseguenze per il futuro".

Assad chiese la pace a Obama?
Tutto questo mentre il quotidiano israeliano Haaretz, citando l'ex segretario di Stato americano John Kerry, rivela che nel 2010, il presidente siriano Bashar Assad aveva inviato una lettera segreta all'allora controparte statunitense Barack Obama, proponendo la ripresa dei colloqui di pace con Israele, un messaggio condiviso anche con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il quotidiano fa riferimento al libro di Kerry, pubblicato di recente, intitolato "Every Day is Extra", in cui, in particolare, spiega che "Assad mi ha chiesto cosa sarebbe servito per avviare seri negoziati di pace, nella speranza di assicurare il ritorno delle Alture del Golan, che la Siria aveva perso in Israele nel 1967". "Gli ho detto che se fosse serio, dovrebbe fare una proposta privata" e così "ho condiviso i miei pensieri (con Assad), il quale ha incaricato il suo migliore assistente di redigere una lettera al presidente Obama", ha continuato Kerry.

La ricostruzione di Kerry
L'ex segretario di Stato ha notato che nella lettera Assad ha espressamente invitato Obama a sostenere nuovi colloqui di pace con Israele, segnalando "la volontà della Siria di prendere una serie di misure in cambio del ritorno del Golan da Israele». Poco dopo l'incontro con Assad, Kerry ha visitato Israele e condivise le informazioni con Netanyahu, che secondo Kerry "era sorpreso che Assad fosse disposto ad andare così lontano".  Secondo Kerry, Assad alla fine non è riuscito a mantenere le sue promesse, poiché l'amministrazione Obama ha cercato di mettere alla prova la sua serietà chiedendo al presidente siriano di adottare "misure per rafforzare la fiducia" sia negli Stati Uniti che in Israele, inclusa una sospensione delle presunte forniture di armi per le milizie libanesi filo-iraniane Hezbollah. La lettera di Assad è stata scritta un anno prima dell'inizio della guerra civile in Siria.