22 settembre 2018
Aggiornato 03:00

Dal Marocco all'Europa: le reti «mafiose» che trafficano migranti

Lo stato del Maghreb lancia un'offensiva contro le organizzazioni criminali del nord del Paese. Tutto è iniziato con la chiusura della 'strada' verso la Libia

RABAT - Le autorità marocchine hanno lanciato un'operazione per «combattere le reti mafiose» che sviluppano le loro attività nel nord del Paese alimentando il traffico di migranti. Lo hanno riferito fonti governative. Centinaia di migranti africani, che sono nel Nord del Marocco nella speranza di raggiungere l'Europa, sono stati fermati e trasferiti in diverse destinazioni nel contesto di questa operazione lanciata il 22 agosto, secondo la stessa fonte. «L'obiettivo è rimuoverli dalle reti mafiose che si sono sviluppate nel paese dopo la chiusura della strada attraverso la Libia», secondo la fonte che ha aggiunto che l'operazione è «sempre in corso». L'operazione è stata lanciata dopo l'assalto del 22 agosto contro la recinzione che separa l'enclave di Ceuta (Spagna) dal Marocco. In quel giorno, 116 migranti sub-sahariani si fecero strada verso la doppia barriera di Ceuta, mentre alcuni gettavano plastica piena di escrementi, sangue, calce viva e acidi. I migranti erano stati rimandati in Marocco il giorno successivo, provocando forti critiche da parte delle ONG. 

Il precedente di Ceuta
Il 26 luglio oltre 600 migranti avevano attraversato la recinzione di Ceuta usando lo stesso metodo
. Due sub-sahariani accusati di organizzare l'assalto sono stati poi arrestati dalla polizia spagnola. Agli inizi di agosto, l'AMDH, un'organizzazione locale per i diritti umani, ha denunciato le operazioni di sfollamento nel nord del Marocco, criticando la loro natura «illegale». Tra le 1.600 e le 1.800 persone all'epoca «sfollate in città dove le condizioni di vita sono migliori», secondo le autorità locali.

Dal Marocco alla Spagna
Nelle scorse ore le autorità marocchine hanno organizzato due riunioni informative ambasciatori europei per informarli che «il Marocco non giocherà il ruolo di poliziotto» secondo la fonte governativa. La Spagna è diventato il primo punto di ingresso per l'immigrazione clandestina in Europa, con oltre 32.000 arrivi via terra e di mare a partire dall'inizio dell'anno, più di 4.000 attraverso le enclavi Ceuta e Melilla, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM). Queste due enclavi spagnole nel Nord Africa sono le uniche frontiere terrestri dell'Unione Europea con il 'continente nero'.

Le pressioni della Spagna
Il giro di vite in Libia e il blocco italiano hanno reso più difficile raggiungere le coste italiane e dunque molti migranti tentano altre rotte come l’Algeria e il Marocco per raggiungere la Spagna, dove sono almeno 20 mila gli arrivi registrati nel 2018. L'Italia, invece, quest’anno ha accolto 18.130 immigrati rispetto ai 94.448 dell’anno precedente, con l’80% in meno di sbarchi. Il governo socialista spagnolo, al contrario di quello italiano, è ora in grande difficoltà e lancia appelli a trovare una soluzione europea al problema dell’immigrazione. Secondo i dati del Ministero dell'Interno da aprile il numero di sbarchi è aumentato in modo significativo: al 15 luglio i numeri dicono +120% rispetto all'anno precedente (via mare) e +86% complessivamente. Con 3.125 arrivi via terra, per un totale di 24mila in questa prima metà dell'anno, la Spagna è già vicina a raggiungere quota 28mila, ovvero il numero di arrivi toccato in tutto il 2017. A giugno, per la prima volta gli arrivi in Spagna hanno superato quelli in Italia, stima l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), agenzia delle Nazioni Unite.