14 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Grecia

Il ministro dell'economia di Tsipras prende 23mila euro di sussidi per i poveri. Scoperto, si dimette

Grande sostenitore dell'austerità e del rigore, per gli altri, il greco Dimitris Papadimitriou si è dimesso

ATENE - Osannato dalla stampa internazionale, detestato dall’opinione pubblica interna. Il Governo Tsipras dopo aver capitolato sul piano economico subisce un grave smottamento anche sul piano morale. Il ministro dell'Economia greco Dimitris Papadimitriou si è dimesso dopo che aveva lasciato il suo incarico di viceministra per la solidarietà sociale sua moglie, Rania Antonopoulou. Ministro il marito, viceministra, la moglie: curioso. La viceministra, cioè la moglie del ministro, era emerso in un articolo del quotidiano Eleftheros Typos, aveva ricevuto sussidi statali per 23.000 euro per l'affitto del suo appartamento nel quartiere chic ateniese di Kolonaki.

Ricchi ma poveri?
Il sussidio - ricorda il quotidiano Kathimerini - non era illegale, ma si sono subito scatenate le polemiche e gli attacchi dell'opposizione per il fatto che un ministro benestante potesse beneficiare di un aiuto previsto per i poveri, in un paese ancora schiacciato dalla crisi: il 15% vive al di sotto della soglia di povertà, i tagli alle pensioni degli anziani superano il 50% mentre i senza lavoro sono oltre un milione. Una situazione disastrosa, come vi avevamo raccontato qui. I minori in condizione di povertà estrema sono oltre 400.000. L'inutile ripresa del Pil, sbandierata dal governo come prova della fine del tempo duro, si schianta di fronte al terromoto sociale che sta ammazzando il paese. La signora Antonopoulou ha dichiarato che restituirà i 23.000 euro, ricevuti nell'arco di due anni. Un gesto generoso. I due ovviamente, il marito ministro che ha imposto la frusta dell'austerità, e la moglie viceministra che chiedeva l'assistenza sociale, sono una bella coppia agiata: entrambi docenti a New York, dove non disdegnano la vita mondana.

Pià rigore: ma non per tutti
Papadimitriou è stato il più ferreo sostenitore interno della politica del rigore imposta dalla Trojka, portata avanti a suon di privatizzazioni e svendite. Il suo disegno era molto semplice: ridurre lo stato, pagare i debiti con le banche straniere, attrarre investimenti esteri. Fin dal 2015 si schierò contro il ministro dell’economia Varoufakis, poi cacciato dopo il voto democratico che prevedeva l’uscita della Grecia dalla crisi grazie ad una rinegoziazione del debito pubblico. Nello scorso giugno ebbe un breve scontro contro il falco tedesco Wolfgang Schaeuble, che da sempre rifiuta ogni forma di alleggerimento del debito greco. «Non ho ancora incontrato Schaeuble e non voglio essere scortese, ma il suo comportamento mi sembra disonesto», sostenne in un’intervista. Papadimitriou aggiunse che la resistenza tedesca all’alleggerimento del debito per la Grecia continua a sollevare domande sui valori e la struttura dell’area dell’euro. Mai tirare in ballo l’onestà quando si è un politico: è la prima regola.

Dimissioni
Papadimitriou ha presentato le sue dimissioni al premier Alexis Tsipras "per ragioni di sensibilità politica", e il primo ministro le ha accettate, ringraziandolo per il suo lavoro. Secondo i commentatori politici, queste dimissioni - dopo quelle a gennaio del viceministro per l'Istruzione Costas Zouraris - potrebbero aprire la strada ad un rimpasto di governo. Jean-Luc Mélenchon, leader della francese France Insoumise, solo poche settimane fa aveva chiesto l'espulsione dalla Sinistra Europea di Tsipras, presidente della Grecia e leader di Syriza, con l'accusa di essere «servile con i diktat liberisti della Commissione europea».