22 ottobre 2018
Aggiornato 22:00

L'Austria chiude le moschee, la Turchia 'minaccia': «Si rischia una guerra di religione»

Erdogan prima attacca il cancelliere Kurz - «giovane e inesperto» - poi lo avverte: «Attenzione, in Austria vivono 360mila turchi»
Bambini travestiti da soldati durante una recita in una moschea
Bambini travestiti da soldati durante una recita in una moschea (ANSA)

TURCHIA - «Giovane» e «inesperto». Così il presidente turco Recep Rayyip Erdogan si è rivolto al cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, reo di aver ordinato la settimana scorsa la chiusura di 7 moschee e l’espulsione di imam «politicizzati». A riferirlo sono media ufficiali turchi che raccontano di un Erdogan «furioso» contro il governo austriaco: «Sei ancora giovane e devi acquisire esperienza. Devi sapere che chiudere moschee e espellere uomini religiosi potrebbe innescare la scintilla di un nuovo conflitto tra la Croce e la Mezzaluna e tu sarai il principale responsabile», ha detto Erdogan rivolgendosi al cancelliere austriaco in un discorso tenuto ieri sera in un convegno religioso a Istanbul. Una sorta di avvertimento, che suona quasi come una minaccia, contro il provvedimento «antislamico» al quale «risponderemo in maniera dura».

La «risposta dura» di Erdogan
Contro la decisione di chiudere sette moschee in territorio austriaco e di espellere decine di imam «finanziati dalla Turchia» Erdogan si è mostrato letteralmente furioso: «Loro dicono di voler buttare fuori dall'Austria i nostri religiosi. Credete forse che noi non reagiremo se faranno una cosa del genere?», ha detto nel suo discorso Erdogan. Perché il provvediemtn do Kurz è «il risultato di un'ondata populista, islamofoba, razzista e discriminatoria» in un Paese, l'Austria, «nel quale vivono almeno 360.000 persone di origine turca, 117.000 delle quali hanno nazionalità turca».

Il motivo della decisione austriaca
La decisione del cancelliere Sebastian Kurz è legata alla controversa rievocazione con «attori» bambini vestiti da soldati, in una della principali moschee di Vienna affiliate alla comunità turca, della battaglia di Gallipoli, uno dei disastri militari più eclatanti degli eserciti alleati durante la Prima Guerra Mondiale. «Società parallele, l’islam politico e la radicalizzazione non hanno posto nel nostro Paese», ha detto il capo del governo austriaco in una conferenza stampa. Le accuse sono formalmente per finanziamenti illeciti dall’estero e violazione della legge sull’islam. Le fotografie della ricostruzione della battaglia di Gallipoli, recitata da bambini nei locali della moschea, sono state pubblicate all’inizio del mese dal settimanale di centro sinistra Falter. Gli scatti ritraevano ragazzini in mimetica in fila, che facevano il saluto militare e sventolavano bandiere turche, davanti a un pubblico di bambini. E poi si fingevano morti. I loro 'corpi' venivano allineati e poi avvolti nelle bandiere.