23 ottobre 2018
Aggiornato 02:30

L'Ue taglia i fondi all'agricoltura, ma raddoppia quelli per migranti e sicurezza

Presentando il progetto di bilancio Ue post 2020, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker parla di «nuove priorità»
Il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker
Il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker (EPA/OLIVIER HOSLET)

BRUXELLES - 1279 miliardi di euro: a tanto ammonta la proposta del nuovo bilancio Ue, con contributi addizionali "limitati ma necessari" per finanziare le "nuove priorità", che portano la cifra all'1,11% del Pil Ue. Il nuovo bilancio Ue per il 2012-2017, il primo post Brexit, prevede tagli di circa il 5% ai fondi Ue di coesione e alla Pac, la politica agricola comune, ma vede più che raddoppiate o quasi le risorse per migranti (2,6 volte in più rispetto ai fondi ora disponibili), Erasmus e giovani (2,2 volte), sicurezza (1,8 volte), digitale e ricerca (1,6 volte). Si tratta di un aumento totale di risorse in questi settori pari a 109 miliardi di euro. Una proposta "ragionevole e responsabile" ha spiegato il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker presentando il progetto di bilancio Ue post 2020. "Se avessimo risposto solo alle varie richieste dei Paesi, o avessimo fatto solo la sommatoria delle politiche invariate con gli sconti o certe soluzioni specifiche per Paese, se non avessimo integrato il fondo lo sviluppo e non avessimo tenuto conto dell'ammanco da 15 miliardi post Brexit, saremmo arrivati al 2% del Pil Ue, e tutti l'avrebbero respinto", ha detto Juncker.

Due nuovi fondi per l'Eurozona
Il budget prevede anche due nuovi fondi per l'Eurozona, per un totale di 55 miliardi. Il primo, il Fondo di stabilizzazione degli investimenti, sarà di 30 miliardi ed è destinato a quei Paesi colpiti da crisi per aiutarli a mantenere costante il livello di investimenti pubblici tramite prestiti garantiti dal bilancio Ue. Il secondo fondo, da 25 miliardi, è destinato a fornire sostegno ai Paesi per la realizzazione delle riforme e per assicurare la convergenza per quelli che adotteranno l'euro.

Dove si prendono i soldi
L'aumento di risorse necessario per finanziare le "nuove priorità" verranno ricavate da nuove risorse proprie dell'Ue (80%) e risparmi (20%), per un totale fino a 22 miliardi l'anno pari al 12% dell'intero bilancio europeo. Le nuove risorse includono una tassa sulla quantità di plastica non riciclabile per Paese (80 centesimi a kg), il 20% dei proventi della vendita delle quote di emissioni di CO2 e un'aliquota del 3% sulla nuova base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società.

Il commento della Farnesina
Sono un "buon punto di partenza" per le discussioni che dovranno essere sviluppate, ha commentato in una nota la Farnesina. Le proposte presentate dalla Commissione rappresentano un "buon punto di partenza tra Stati membri e istituzioni europee": l'obiettivo è approvare un quadro finanziario pluriennale che sia un vero strumento strategico per realizzare le priorità dell’Unione europea». Nel proporre un bilancio che supera la «soglia psicologica» dell’1% del Pil europeo - si legge nel documento della Farnesina -, la Commissione prende atto che l’Unione deve fronteggiare efficacemente sfide impellenti come le migrazioni, la sicurezza, la difesa comune, l’innovazione, senza trascurare obiettivi importanti come la coesione sociale e territoriale ed il sostegno ad una produzione agricola di qualità. Si tratta di beni pubblici europei che l’Europa "deve perseguire mettendo in comune risorse e energie, per dare risposta alle preoccupazioni dei suoi cittadini e riguadagnare così la loro fiducia".

Bruxelles riconosce il carattere strutturale del fenomeno migratorio 
Secondo il ministero degli Affari esteri «la creazione di una rubrica dedicata alle migrazioni riconosce il carattere strutturale del fenomeno, accogliendo le insistenti richieste italiane di dotare l’Europa di una autentica politica migratoria comune. Positivo anche il maggiore spazio per temi quali sicurezza e difesa e per l’azione esterna dell’Unione». Su quest’ultimo aspetto, tuttavia, resta la preoccupazione di veder diluito il potenziale della Politica di Vicinato (Pev): in una situazione di fragilità del contesto internazionale come quella attuale, non è certo il tempo di indebolire la collaborazione con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo e con i vicini orientali. "Occorrerà negoziare affinché si possano ripristinare strumenti finanziari specifici per la Pev, distinti dai fondi da dedicare alla cooperazione allo sviluppo», conclude la Farnesina.