Esteri | Elezioni Russia

Opposizione anti Putin decente cercasi. L'occidente spinge personaggi impresentabili, come Navalny

Aleksej Navalny è un uomo condannato per corruzione, ma qui da noi è il campione dell'anti putinismo

Il blogger anti Putin Aleksej Navalny
Il blogger anti Putin Aleksej Navalny (EPA/EVGENY FELDMAN)

MOSCA - Il nostro nuovo eroe si chiama Aleksej Navalny, ed è un blogger russo, «oppositore del regime». In Russia dai più è conosciuto per essere un corrotto, ma qui da noi sorvoliamo di fronte alle sentenze della magistratura russa. Che, senza alcun dubbio, sono pilotate dall’apparato politico di Putin: ma per un minimo di correttezza deontologica dovrebbero essere almeno citate dai giornali nostrani che narrano le vicende di questo "oppositore». L'occidente ha un serio problema politico con la Russia: i nostri uomini anti Putin sono tutti impresentabili. E Navalny è tra più imbarazzanti, ma questo passa il convento e quindi avanti con le paginate di sostegno. Secondo il Wall Street Journal sarebbe addirittura «l’uomo che Putin teme di più in assoluto»: questo perché rappresenta l’opposizione russa più visibile qui da noi. Famoso per le sue «marce anti corruzione» - nessuno dubita che la Russia abbia molti guai con la corruzione - lo è meno per una serie di condanne proprio per corruzione. Il tribunale Leninksy di Kirov, negli Urali, a febbraio ha emesso un verdetto di colpevolezza nel caso che lo vedeva imputato per truffa e appropriazione indebita ai danni della società statale Kirovles. Il processo era già stato svolto nel 2013: la Corte Europea dei diritti dell'Uomo ne chiese il rifacimento, effettuato.

Ignorato da Putin, amato dall'occidente
Fosse in Italia verrebbe tacciato di ultra populismo. Ma è anti Putin, per cui è un eroe. Il suo programma elettorale è un mantra anti corruzione, unito a nazionalismo spinto, privatizzazioni unite a spesa pubblica: un minestrone senza senso. All’occidente che lo incensa ovviamente non importa un bel nulla delle sue idee: quello che conta è che Navalny sia un simbolo che lotta contro il nuovo e temibile impero del male. Ci accontentiamo di poco. A questo punto subentra quella caratteristica dalla cultura russa, quella tendenza all’epopea tragica che ha fatto la storia della letteratura: da Dostojewski a Tolstoj, tutti hanno raccontato i demoni di questa terra, gli animi incomprensibili che scuotono la storia. Tutti li hanno raccontati e nessuno, probabilmente, li ha ancora capiti in occidente.

Ma cosa propone Navalny, politicamente?
Aleksej Navalny se fosse candidato in Russia avrebbe la stessa probabilità di vincere che può avere in Italia un partito con il 3%. E’ il degno erede di una serie di personaggi squinternati, uno peggio dell’altro, idolatrati dall’occidente e ignorati in patria. Prima ci furono Kasparov, lo scacchista, e Limonov, lo scrittore nazional-bolscevico: entrambi con lo stesso metodo di Navalny. Sceneggiate nella Piazza Rossa, indifferente, crociate anti corruzione e titoloni in occidente. Voti: zero o poco più. Impresentabili e senza un’idea, ignorati dai russi. Anzi, temuti. I russi: un popolo che, in occidente, ci crogioliamo al pensiero della loro oppressione. Lo immaginiamo anche un po' stupido, ignorante, schiavo incapace di ribellarsi. Strana visione per un popolo che ha fatto fare la fine che hanno fatto agli zar prima e ai comunisti poi.

Campagna elettorale italiana?
In questi giorni Navalny si è interessato direttamente dell’Italia. Per uno che vive oppresso, la sua libertà di discettare su qualunque cosa è interessante. Ha detto: «Sono irrazionali e abbastanza irritanti i legami fra il regime di Putin e l’establishment italiano. Quelli con i partiti di estrema destra sono incomprensibili, come nel caso della Lega Nord, che ama molto Putin e Putin ama molto loro. Ma le loro ideologie sono opposte. Mi rincresce molto che il Movimento 5 Stelle abbia una posizione favorevole nei confronti di Putin perché, sulla base di tutto quello che loro dicono, lo dovrebbero odiare». Poi prosegue: «Tra l’Italia e la Russia esiste un rapporto solido e i russi considerano gli italiani un popolo speciale. Io vorrei vedere da parte dell’Italia una posizione più attiva sulle sanzioni individuali perché il vostro Paese è meta massiccia dei soldi sporchi degli oligarchi, che rubano qui e poi vanno a divertirsi nei vostri resort: vorrei che fosse più amica del popolo russo e meno degli oligarchi di Putin».

Un campione del marketing politico pro domo sua
Che dire? Ci si trova di fronte a un campione del marketing politico pro domo sua. «Nazionalista e xenofobo», per queste ragioni Navalny fu cacciato dal partito liberale Jabloko nel 2007. Peter Hitchens sul Daily Mail nel dicembre 2014 scriveva: «Pochissimi sembrano conoscere i legami di Navalny con il nazionalismo russo, posizioni che, in confronto, rendono l’Ukip inglese come l’avanguardia della correttezza politica». Osannato dallo scrittore Roberto Saviano, è finito al centro di aperte accuse di razzismo per la partecipazione ad un corteo a Mosca che protestava contro gli emigranti dal Caucaso. Il nemico del nostro nemico è un nostro amico: è la regola aurea con cui si suicida il pensiero è sempre in vigore. Culturalmente è l’erede della "nobile" tradizione russa del movimento nazional-bolscevico, un mix tra nazismo e bolscevismo. L’attacco alla politica italiana è stravagante, senza capo né coda, cronologicamente successivo alla polemiche mediatiche sulla solita interferenza russa nelle elezioni italiane. Il modo migliore per rimanere sulla cresta dell’onda in occidente, mentre in Russia si sta nella polvere dell’oblio.

Anti Putin cercasi
Personaggi come Navalny, il loro totale vuoto culturale, la loro ambigua morale, paradossalmente rafforzano la statura politica di Vladimir Putin. I russi temono questi personaggi che hanno come unico obbiettivo l’abbattimento del presidente, ma non hanno alcuna idea per il dopo. L'occidente, al di là dell'isteria anti Putin dovrebbe cercare di capire come incentivare lo sviluppo in Russia di alternative politiche credibili, se proprio ha a cuore la vita "oppressa" di duecento milioni di russi. Altrimenti si tratta solo di guerriglia politica, avente come unico scopo la caduta di Putin e la trasformazione delle Russia in un paese balcanizzato, instabile e quindi facilmente depredabile.