16 novembre 2018
Aggiornato 14:30

Russia, le proteste contro Putin fanno vincere facile l'amico Sergej

Oltre 800 fermati durante le proteste anti-Putin non hanno fatto altro che innescare la facile vittoria del già sindaco Sobjanin
Il presidente russo Vladimir Putin vota alle elezioni amministrative di Mosca
Il presidente russo Vladimir Putin vota alle elezioni amministrative di Mosca (EPA/ALEKSEY NIKOLSKYI/SPUTNIK/KREMLIN POOL)

MOSCA - Vittoria facile per il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin, che alle elezioni di ieri accompagnate in diverse città della Russia da oltre 800 fermi durante proteste anti-Putin - ha ottenuto quasi il 70% dei voti. Dopo lo spoglio del 99% delle schede, riferisce Ria Novosti, con esattezza Sobjanin arriva al 70,02%, un risultato migliore rispetto alle elezioni del 2013. Al secondo posto nella corsa senza veri sfidanti arriva l'ex deputato Vadim Kumin del Partito comunista russo con l'11,4% dei voti, seguito dal responsabile di un distretto municipale, Ilya Spiridov e a seguire Mikhail Baklanin il candidato di Ldpr, il partito del nazionalista Zhirinovsky che si ferma al 6,76%. Una clausola per le candidature de facto ha escluso alcuni concorrenti più in vista come l'erede dell'oppositore Nemtsov (assassinato nel 2015) Ilya Jashin. Ma comunque Sobjanin, apprezzato sindaco, molto vicino al presidente Vladimir Putin, avrebbe vinto. Il dato politico arriva invece dalle piazze, non solo a Mosca.

Proteste organizzate da Navalny
Le elezioni regionali, che vedevano in palio quasi trenta poltrone tra governatori e sindaci (22 governatori e quattro primi cittadini) e molte assemblee legislative locali, sono state infatti accompagnate da proteste in diverse città. Azioni promosse dall'oppositore Aleksey Navalny, che però sta scontando una pena di 30 giorni per precedenti manifestazioni e non ha potuto partecipare. I russi sono scesi in piazza a migliaia per contestare la riforma delle pensioni che innalza l'età pensionabile da 60 a 65 per gli uomini entro il 2028 e da 55 a 60 per le donne (al 2034): una riforma giudicata inevitabile dal governo - e dallo stesso Putin, che l'ha difesa, pur apportando alcune modifiche - nell'ottica della tenuta del bilancio del Paese, ma ritenuta ingiusta e punitiva nei confronti dei meno abbienti dall'assoluta maggioranza dei russi. Alle manifestazioni di ieri, dove il capo del Cremlino è stato apertamente contestato, sono state fermate almeno 839 persone, in buona parte a San Pietroburgo e a Ekaterinburg negli Urali, secondo l'organizzazione OVD-Info, specializzata nel conteggio degli arresti.

Bassa affluenza, come sempre
Intanto arrivano i dati dallo spoglio nelle varie regioni, dove in generale il partito governativo Russia Unita sembra tenere, con qualche inciampo: in Kakasja vince ad esempio il candidato dei comunisti Valentin Konovalov con il 44,8% dei voti, che distanzia di una decina di punti percentuali il governatore uscente, di Russia Unita. Si andrà comunque al secondo turno, come in alcune altre regioni dove nessun candidato ha raggiunto il 50% dei voti. Ma il vero dato temuto dal Cremlino è quello sull'affluenza e da Mosca arriva la conferma di una bassa partecipazione al voto: stamattina il comitato elettorale moscovita ha comunicato la percentuale definitiva, che si ferma al 30,89% nella capitale. Praticamente il sindaco Sobjanin entra nel nuovo mandato con il voto di un moscovita su tre, per quanto sette su dieci di quanti sono andati alle urne l'abbiano scelto. La scarsa mobilitazione degli elettori moscoviti, ulteriore campanello d'allarme per le autorità, non è comunque una novità: nel 2013, quando Sobjanin era stato sfidato dallo stesso Navalny, aveva votato il 32% degli elettori. L'affluenza alle elezioni amministrative è tradizionalmente più bassa di quelle politiche e certo delle presidenziali (lo scorso marzo per la rielezione di Putin ha votato il 67% dei russi) e ieri il dato più consistente arrivava dalla regione di Kemerov, dove si è recato alle urne il 59%.