Esteri | Crisi coreana

Quella frase di Trump a Kim Jong-un, cioè il dominio dell'«idiocrazia»

Dopo l’autocrazia, dopo la plutocrazia, dopo la democrazia, ci troviamo di fronte all’idiocrazia, ovvero alla dittatura degli idioti

Il presidente Usa Donald Trump
Il presidente Usa Donald Trump (EPA/MICHAEL REYNOLDS)

WASHINGTON - Gli uomini che parlano di ambigue grandezze, vantandosene, come noto hanno dei problemi con le dimensioni. Si tratta di meccanismi compensativi simbolici, corde profonde dei maschi alfa che molte insicurezze recano nel loro intimo. Oppure, ci troviamo di fronte a qualche elucubrazione di quei «pensatori creativi», uno dei tanti mestieri inutili della società del benessere, che hanno lungamente riflettuto sui «linguaggi» più incisivi che si devono utilizzare in questa sgangherata civiltà moderna. Con ogni probabilità cotante teste d'uovo sostengono da lungo tempo che si debba utilizzare un linguaggio triviale, grezzo, semi bestiale, postmoderno, al fine di avvicinare l’uomo di potere, il maschio alfa, all’uomo della strada, al cittadino comune. E’ un processo retorico di sicuro successo, come per altro testimoniato in Italia dalla crescita di un partito-gente che ha iniziato a urlare nella piazze dei sonori «vaffa».

Invidia penis
Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha appena dichiarato che «il pulsante nucleare è sempre sulla sua scrivania». Qualcuno di questo regime esaurito e alla fame lo informi per favore che anch’io ho il pulsante nucleare ma è molto più grande e più potente del suo, e il mio funziona!». Queste le alate parole del presidente statunitense Trump, sempre scandite via social media, sempre corroborate dalle presenza di punti esclamativi. Non è necessario essere Carl Gustav Jung per coglierne il simbolismo, decisamente riconducibile all’essenza del messaggio. Il presidente risponde così all’altro presidente, quello nordcoreano, quello che fa mangiare i cognati dai cani e cannoneggiare i generali che non applaudono con adeguato entusiasmo, come vogliono le inutili frottole dei media occidentali. Kim Jong-un solo pochi giorni fa aveva augurato buon anno nuovo al mondo invitando tutti a ricordare che sulla scrivania ove lui leggiadramente siede è posizionato il bottone nucleare.

Idiocrazia: una novità storica?
Dopo l’autocrazia, dopo la plutocrazia, dopo la democrazia, ci troviamo di fronte all’idiocrazia, ovvero alla dittatura degli idioti. Non nel senso letterario per eccellenza di Fëdor Dostoèvskij: il principe Myškin, un idiota molto particolare, segnato da una forte valenza simbolica: un candido, un buono integrale, un angelo che cerca di farsi uomo e, in quanto tale, riguardato dagli altri esseri umani - di animo molto meno nobile - come una sorta di socialmente disadattato, di mentecatto, di malato di idiozia. E men che meno in senso greco: l’«idiòtes»: presso i greci era una persona che viveva da solo, badava ai fatti suoi, non si curava di partecipare alla vita pubblica e alla gestione dello Stato. Una raffinata strategia difensiva verso l’avvitamento della società quindi: l’eterno mito della fuga dal mondo, il cardine di tutte le utopie come sosteneva Lewis Mumford nel suo saggio «Storia delle Utopie», del 1922. L’idiocrazia contemporanea ha invece un significato meramente stringente. Tratto dal Devoto-Oli: «Caratterizzato da una vistosa e sconcertate stupidità». Ma è credibile pensare che il mondo dominato dagli idioti alla Trump/Kim sia una novità storica? Nelle pagine de «Vite dei Cesari» di Svetonio vi è un vasto repertorio di fuori testa/idioti. Nerone appare come il più sobrio se confrontato con Tiberio, paranoico e ossessivo, Caligola pazzo ma con barlumi di lucidità, Claudio, che non sapeva parlare, era alcolista ed erotomane, nonché schiavo di Messalina e Agrippa, altri due fenomeni. Ma «Vite dei Cesari» è solo un piccolo esempio del vasto parterre di idioti che hanno costellato la storia dell'umanità
L’idiocrazia, quindi, è un fenomeno ciclico, come l’eterno ritorno nietzsceano? Sì.

Come si genera l'idiocrazia? Una riposta da Tolstoj
Le ultime centocinquanta pagine di «Guerra e pace» abbandonano la narrazione delle vicende amorose dell’aristocrazia russa, nonché la descrizione delle battaglie campali che opposero Napoleone allo Zar Alessandro. Tolstoj si dilunga in una minuziosa analisi in cui si domanda come sia stato possibile un’idiozia come quella dell’imperatore francese: l’invasione della Russia, finita con la disfatta dell’esercito più potente del mondo, passato da 600mila soldati a meno di trentamila in pochi mesi. Il grande scrittore russo, molto credente, dà una spiegazione razionale, materialista, per molti aspetti matematica. La decisione di Napoleone non sarebbe personale - il libero arbitrio secondo Tolstoj altro non sarebbe che un mito - ma deriverebbe dalla somma matematica di una miriade di volontà microscopiche che partivano dagli sconquassi della Rivoluzione Francese del 1789. Volontà che non potevano che portare alla decisione incarnata da Napoleone. Inutile aggiungere che Tolstoj considerava Napoleone un completo idiota. Questa considerazione matematico filosofica - le mosse degli idioti al potere rappresentano la sommatoria della volontà di infinite volontà dementi - spiega la realtà in essere. Trump rappresenta perfettamente la volontà del suo popolo, e per molti versi dell’intera cultura occidentale per cosa è diventata oggi.