18 agosto 2019
Aggiornato 13:00
Elezioni in Germania

Anche la Germania è stufa della Merkel: vittoria azzoppata per lei, risultato storico per l'estrema destra

Angela Merkel ha vinto le elezioni tedesche che lei stessa ebbe a definire le più incerte dalla caduta del Muro ad oggi. Le ha vinte, sì, ma indubbiamente male. Mentre l'estrema destra ha ottenuto un risultato storico, diventando il terzo partito del Paese

BERLINO - Angela Merkel ha vinto le elezioni tedesche che lei stessa ebbe a definire le più incerte dalla caduta del Muro ad oggi. Le ha vinte, sì, ma indubbiamente male. Una vittoria zoppa per lei e il suo partito, insomma, che ha perso oltre l'8% dei voti e un centinaio di seggi nel nuovo Bundestag. Il tutto, nonostante il suo principale avversario, Martin Schulz, dopo un inizio scoppiettante da novello «Robin Hood» della politica tedesca, nel tempo abbia perso sempre più consenso e con esso qualsiasi aura di temibilità. In effetti, quella dell'ex presidente dell'Europarlamento è stata una sconfitta rovinosa, visto che ha guadagnato al suo partito il risultato più sconfortante di tutta la sua storia, poco sopra il 20%. «Stasera finisce la nostra collaborazione con la Cdu, la Grosse Koalition ha perso la sua ragion d'essere , questa alleanza di governo è finita, crediamo che l'Spd sarà all'opposizione di questo governo», ha subito dichiarato Schulz, sfilandosi da qualsiasi coalizione a sostegno dell'avversaria.

Poteva essere un trionfo, e invece...
Il voto di domenica sarebbe insomma potuto risolversi in un vero trionfo per la Merkel, ma così non è stato. La di nuovo Cancelliera ha reagito con il consueto aplomb, e ha mostrato un sorriso tranquillizzante, pur riconoscendo l'imminente fase di difficoltà. Difficoltà perché il vero dato di queste elezioni è stato l'irruzione sulla scena politica tedesca dell'estrema destra. «Avrei desiderato un risultato migliore, ma abbiamo raggiunto l'obiettivo strategico di queste elezioni: siamo il primo partito e guideremo il prossimo governo», ha sintetizzato la Cancelliera nel suo discorso nel quartier generale della Cdu a Berlino dopo il voto.

Il risultato storico dell'estrema destra
Quello della Merkel, insomma, è stato certamente un brusco risveglio. Il risultato dell'AfD, oltre il 13% dei voti e terzo partito del Paese, è straordinario: tanto più perché si è registrato in Germania, uno dei Paesi politicamente più stabili d'Europa e più sordi ai richiami dell'estrema destra, visto l'ancora bruciante senso di colpa storico per il passato nazista. Intanto, la scelta di Schulz di non sostenere un nuovo governo Merkel avrà la non secondaria conseguenza di evitare che l'AfD diventi il primo partito di opposizione.

Hanno votato per l'AfD anche ex elettori della Merkel
Ciò non toglie la portata del risultato dell'AfD, che è riuscita a mobilitare soprattutto gli ex astensionisti: circa 1,2 milioni di tedeschi che nel 2013 avevano disertato le urne questa volta hanno dato la loro fiducia all'estrema destra, regalandole un 12,6% e 94 seggi nel futuro Bundestag. L'aumentata affluenza rafforza questa lettura: il 76,2% rispetto al 71,5% di quattro anni fa. La seconda fetta di elettorato conquistata dall'AfD proviene dall'Unione Cdu/Csu, secondo quanto scrive la Welt online: 1,05 milioni di elettori che nel 2013 avevano votato per il partito della cancelliera Merkel oggi le hanno preferito l'Alternative. Il partito esordiente nel Bundestag deve comunque non poco del suo successo anche alla delusione di altri elettori: 470.000 della Spd (socialdemocratici), 400.000 della Linke (la sinistra radicale), e 40.000 della Fdp (liberaldemocratici).

Temi-tabù
Altro elemento degno di nota, il fatto che l'AfD sia riuscita a mobilitare i propri elettori su temi che per gli altri partiti restano quasi un tabù, come la paura degli immigrati e dei musulmani in particolare. Ha giocato anche il malcontento degli abitanti di quei Laender che ancora non hanno raggiunto il tenore di vita dell'Ovest e che hanno temuto o temono di vedersi sfilare dai nuovi arrivati i posti di lavoro. Non a caso la classe operaia dell'Est risulta quella che più ha contribuito (con il 19%) a dare consistenza al voto «populista».

Quale coalizione?
E' stato dunque un «brusco risveglio» per la Cancelliera, che ora dovrà affrontare parecchie sfide in patria e fuori. Dal punto di vista politico, Merkel dovrà trovare una coalizione capace di guidare la Germania nei prossimi quattro anni. Dopo che Schulz ha deciso di sfilarsi, la coalizione dal nome esotico «Giamaica» sembra essere l'unica soluzione possibile per dare vita al prossimo esecutivo tedesco. Esclusa qualsiasi alleanza con gli estremi, tanto l'AfD a destra che la Linke a sinistra, a Merkel non sembrano restare altre opzioni che l'alleanza, complicata, con i liberaldemocratici (Fdp) di Christian Lindner e i Verdi. A livello regionale, l'unico esempio di coalizione di questo genere governa solo nello Schleswig-Holstein, soprattutto grazie alla buona intesa personale tra gli alleati.

Divario sociale ed economico
Una nuova coalizione per tentare di riconquistare gli elettori delusi. Perché è vero che la Germania è formalmente il Paese più ricco d'Europa; altrettanto vero, però, che, come ha di recente sottolineato lo stesso Financial Times, dietro all'apparente virtuosità si nasconde un divario economico e sociale impressionante. Basti pensare che circa il 40% dei tedeschi non possiede praticamente alcuna ricchezza, mentre una piccola élite detiene la stragrande parte dei mezzi di produzione: un dato da cui il mito della Germania come modello economico non può che uscire traballante.

Sfide esterne
E poi ci sono le sfide esterne: quella con la Gran Bretagna post-Brexit, con la necessità di bilanciare gli interessi all’export commerciale con la competizione finanziaria tra Londra e Francoforte; il confronto con la Francia di Emmanuel Macron, deciso a recuperare a Parigi il protagonismo perso con Hollande, muovendosi in piena autonomia tanto a livello economico, quanto sullo scacchiere internazionale, dall’Iran all’Africa; il braccio di ferro con gli Usa guidati da Donald Trump, non più alleato certo e sicuro per Berlino; e infine la sfida con la Cina, non solo mercato di sbocco, ma anche pericoloso predatore di tecnologia. A ciò si aggiungano le spinte centrifughe che attraversano l'Europa, ultimamente meno sotto i riflettori di qualche mese fa, ma ancora oggi innegabili (e lo stesso voto tedesco ne è clamorosa dimostrazione), e la grande sfida su cui si gioca il futuro dell'Europa stessa, quella della gestione dei flussi migratori. I quali, è evidente, anche in Germania hanno già contribuito a minare l'indiscutibile retroterra di consenso su cui la Cancelliera ha potuto contare in tutti questi anni.