19 settembre 2018
Aggiornato 20:30

Kim Jong-Un, il dittatore che tutti odiano, ma che (per ora) conviene a tutti

Perché tanto riguardo per un regime brutale, sanguinario e stalinista, che continua a farsi beffe della comunità internazionale? Semplice: la Corea del Nord è uno Stato cuscinetto con cui confinano Cina, Russia e Corea del Sud, protettorato militare di Washington
Il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un
Il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un (ANSA/AP Photo/Wong Maye-E, File)

PYONGYANG – Ha fatto letteralmente tremare il mondo l'ultima mossa di Kim Jong-Un, l'ormai famigerato dittatore nordcoreano che, dietro all'apparenza tragicomica del «cattivo» di una serie a fumetti, rivela ogni giorno di più la determinazione ad attizzare le scintille di una guerra tanto inutile quanto potenzialmente disastrosa. Il missile che ha sorvolato il Giappone, oltre ad aver incoraggiato Shinzo Abe a risvegliare una potenza militare sopita dal secondo dopoguerra, ha messo nuovamente a dura prova la comunità internazionale, che non potrà ancora troppo a lungo tollerare le «linguacce» militare del dittatore nordcoreano. Che, per di più, ora punta a Guam. 

Boom di acquisti di bunker
Intanto, proprio come nei tempi peggiori della Guerra fredda, i responsabili di alcune aziende americane hanno registrato quest'anno un boom nelle vendite di bunker a prova di bomba atomica: una circostanza che dimostra come negli Usa si cominci a temere davvero lo scoppio di una terza guerra mondiale. Un timore che l'escalation perseguita da Pyongyang ha fatto salire alle stelle. Gli acquirenti dei rifugi sarebbero in buona parte proprietari di abitazioni preoccupati da un conflitto nucleare. Ma la medesima domanda sta crescendo anche in Corea del Sud. Le opzioni tra cui scegliere sono diverse, il prezzo medio si aggira intorno ai 25mila dollari.

Tra Usa, Cina e Russia
La verità è che, fino ad ora, la comunità internazionale ha dovuto tollerare il regime comunista nordcoreano in virtù del ruolo strategico di Stato-cuscinetto ricoperto da Pyongyang. Non c'è dubbio che il regime di Kim Jong-Un e dei suoi predecessori sia brutale, pericoloso e sanguinario, ma la sua sopravvivenza si poggia su sostanziali ragioni di realpolitik. Perché, intorno al labile equilibrio contrassegnato dal 38esimo parallelo, si affollano gli interessi delle tre più importanti potenze geopolitiche del mondo: Stati Uniti, Cina, Russia.

Usa, Russia e Cina garanti dello status quo
L'attuale status quo è un labile compromesso volto a mantenere un sostanziale stato di acquiescenza tra le tre superpotenze, che hanno garantito alla dinastia dei Kim il mantenimento del proprio potere. Nonostante quella dinastia rappresenti l'ultimo regime stalinista della storia. Persino gli Stati Uniti non si sono sottratti a questo gioco: da metà anni ’90 sino ai primi anni duemilasono stati gli aiuti umanitari americani a permettere ai nordcoreani di ridurre di due terzi il numero di bambini denutriti. Oggi, è la Cina l'unica convinta garante dello status quo, visto che, dai tempi di Mao, sussiste un patto di cooperazione e mutuo soccorso in caso di guerra.

Cosa c'è in gioco
Perché, dunque, tanto riguardo per un regime stalinista e brutale, che non cessa di farsi beffe della comunità internazionale con le sue provocazioni? La Corea del Nord è l'unico Stato con il quale confinano, insieme, Russia, Cina e Corea del Sud, fondamentale «protettorato» militare degli Usa, con 37mila soldati americani schierati lungo il 38esimo parallelo, e dove Washington ha impiantato uno scudo di difesa missilistico. «Lo status quo finora regge perché sembra convenire a tutte le potenze interessate», ha recentemente osservato Lucio Caracciolo, direttore di Limes. In caso di una riunificazione delle due Coree, la Cina si troverebbe sul confine le truppe americane; contemporaneamente, Russia e Usa temono di ritrovarsi coinvolte in un conflitto atomico che ne rimetterebbe necessariamente in discussione il proprio ruolo e la propria posizione nello scacchiere asiatico. Dal canto suo, Kim si tutela da un possibile cambio di equilibri con le armi della dissuasione nucleare.

Un nodo inestricabile
Nonostante le minacce di Trump, Washington è perfettamente consapevole che, ad oggi, l'unica potenza capace di «far ragionare» Kim è la Cina. Perché sono gli aiuti cinesi a tenere in piedi un Paese con un Pil pro-capite da 2000 dollari l’anno, dove la popolazione muore di fame provata dalla scarsa lungimiranza del regime e dalle sanzioni straniere. Ma il nodo, ad oggi, pare inestricabile. Anche perché le frizioni tra Pechino e Washington non fanno che influire negativamente sulla crisi. E, dal canto suo, Pyongyang non sembra avere alcuna intenzione di moderare i toni.