13 novembre 2018
Aggiornato 22:30

Brigata 48, il gruppo armato guidato da un ex boss della mafia che blocca gli immigrati in Libia

Un gruppo armato composto da «centinaia di civili, poliziotti e membri dell’esercito» e guidato da un 'ex boss della mafia' starebbe bloccando le partenze dei migranti che dalla Libia cercano di raggiungere l'Italia con il placet di Tripoli
Immigrati pronti a partire dalla Libia alla volta dell'Italia
Immigrati pronti a partire dalla Libia alla volta dell'Italia (Zuhair Abusrewil | ANSA)

TRIPOLI - Un gruppo armato composto da «centinaia di civili, poliziotti e membri dell’esercito» e guidato da un «ex boss della mafia» starebbe bloccando le partenze dei migranti che dalla Libia cercano di raggiungere l'Italia, il tutto con il beneplacito di Tripoli. E' questo l'inquietante scenario che emerge dalle rivelazioni di alcune fonti raccolte dalla Reuters. Il gruppo, Brigata 48, sarebbe formato prevalentemente da contractor, e gestirebbe in Libia anche un centro di detenzione per migranti a ovest della Capitale, l'area più interessata dalle partenze verso l'Italia. Se l'indiscrezione fosse confermata, tale circostanza spiegherebbe in parte il brusco calo di sbarchi registrato nel mese di luglio e poi di agosto, risultato anche degli accordi tra Italia e Libia che hanno portato all’intensificarsi dell’attività da parte della Guardia Costiera libica.

Il gruppo
Si tratterebbe, secondo le fonti sentite dalla Reuters, di un gruppo armato che «opera sul territorio, sulle spiagge, per impedire le partenze delle imbarcazioni cariche di persone dirette verso le coste italiane». «Centinaia di persone» che starebbero portando avanti una «decisa campagna» lanciata da un non ben precisato ex membro della «mafia», oggi è alla guida del gruppo armato. Non solo: il gruppo avrebbe anche preso possesso di uno dei centri di detenzione precedentemente in mano ai trafficanti di esseri umani, dove i migranti a cui viene impedito di imbarcarsi vengono rinchiusi.

La conferma dell'OIM
Una delle prove a supporto di questa tesi citate dalla Reuters sarebbe una foto in loro possesso nella quale si scorge un gruppo composto da centinaia di persone sedute sulla sabbia di fronte a un alto muro, presumibilmente parte della struttura. La stessa Organizzazione Mondiale per le Migrazioni conferma lo scenario attraverso le testimonianze di molti migranti che, prima di raggiungere l'Italia, hanno fatto tappa a Sabratha: «Ci hanno detto che è diventato molto difficile partire da lì – racconta Flavio Di Giacomo, portavoce Oim Italia – Ci sono persone che fermano le barche prima che riescano a partire. Se invece raggiungono il mare, vengono immediatamente rimandate indietro».

Il no comment di Tripoli
Secondo le fonti, sarebbe proprio il governo di Tripoli, partner italiano nel contrasto all’immigrazione sulla rotta del Mediterraneo, a finanziare e supportare, il gruppo armato, naturalmente nel più totale spregio dei diritti umani. L'esecutivo libico, di fronte alle richieste di spiegazioni dei giornalisti della Reuters, si è asserragliato dietro un ferreo silenzio.