21 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Crisi coreana

Seoul a Trump: «No alla guerra con Pyongyang in ogni caso»

Il presidente sudcoreano Moon chiede «pazienza» al governo americano e a Kim Jong Un: «basta provocazioni, il nostro interesse è la pace». Intanto per il Ministro della Difesa sudcoreano è improbabile che il Nord lanci missili verso l'isola di Guam.

Il Presidente americano, Donald Trump
Il Presidente americano, Donald Trump ANSA

SEOUL - Il presidente sudcoreano Moon Jea-in ha chiesto oggi a Corea del Nord e Stati uniti di risolvere «pacificamente in ogni circostanza» la crisi nei rapporti in corso. Lo scrive oggi l'agenzia di stampa Yonhap.
Pyongyang e il presidente Usa Donald Trump hanno inscenato un pesante conflitto verbale, con la Corea del Nord che ha minacciato di lanciare missili verso l'isola di Guam, che ospita basi militari americane, e l'inquilino della Casa bianca che ha evocato «fuoco e ira» sul paese estremo-orientale.
«Io invito la Corea del Nord a fermare immediatamente tutte le provocazioni e le minacce e a smetterla di peggiorare la situazione», ha detto Moon durante una riunione presso l'ufficio presidenziale. «Lo ripeto con enfasi: l'interesse nazionale della Repubblica di Corea (Corea del Sud) viene prima di qualunque cosa e l'interesse nazionale è la pace».

SUNSHINE POLICY - Il messaggio di Moon, tuttavia, è anche agli Stati uniti. «Non possiamo avere una nuova guerra nella Penisola coreana», ha detto facendo riferimento al devastante conflitto del 1950-53. «Sono fiducioso - ha continuato - che gli Stati uniti reagiranno con calma e senso di responsabilità alla situazione in sviluppo, sulla stessa posizione di base che abbiamo noi». E ha continuato: «La pace nella Penisola coreana non può venire con la forza. Anche se la pace e i negoziati richiedono sforzo e pazienza, dobbiamo fare così».
Moon, presidente progressista da poco eletto, ha più volte chiesto al Nord di aprirsi al dialogo, in una riedizione della «sunshine policy» promossa negli '90 e 2000 dall'allora presidente Kim Dae-jung. In questi giorni di alta tensione tra Pyongyang e Washington, nonostante la Corea del Sud sia uno dei principali alleati degli Stati uniti in Asia orientale, Seoul ha mantenuto un profilo basso.

NESSUNA MINACCIA CONCRETA PER GUAM - La probabilità che la Corea del Nord possa mettere in pratica la sua minaccia di far cadere missili nel mare di fronte all'isola di Guam, territorio Usa nel Pacifico che ospita basi militari, è «estremamente bassa». L'ha affermato oggi, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Yonhap, il ministro della Difesa sudcoreano Song Young-moo.
La Corea del Nord, secondo Song, ha la capacità tecnica di raggiungere l'isola, ma a suo dire la possibilità che la minaccia si concretizzi è «estremamente bassa» e Pyongyang metterebbe in pratica l'azione solo in un caso «estremo».

FUOCO E IRA - Nei giorni scorsi Pyongyang ha minacciato di lanciare quattro missili balistici a medio raggio Hwasong-12 per farli cadere a 30-40 km dall'isola del Pacifico. Nello scambio verbale, il presidente Usa Donald Trump ha evocato per la Corea del Nord «fuoco e ira» come mai visti prima.
Song ha parlato di fronte a un comitato parlamentare alla Difesa. Secondo il ministro la capacità missilistica intercontinentale del Nord è ancora tutta da verificare, perché è difficile dire se il regime di Kim Jong Un sia riuscito a ottenere e gestire la tecnologia per il veicolo di rientro in atmosfera dei missili. Inoltre, Song ha chiarito che la difesa sudcoreana non conferma la rivendicazione del Nord di essere riuscito a miniaturizzare ordigni nucleari per montarli su testate missilistiche.