28 maggio 2020
Aggiornato 20:30
Minaccia nucleare

La Corea del Nord ora minaccia seriamente gli Usa. Trump pronto all’azione

Dopo il lancio del missile intercontinentale, confermato, il regime di Pyongyang capeggiato da Kim Jong Un fa sapere che non rinuncerà mai ai test nucleari. Trump convoca un vertice d’emergenza

Donald Trump pronto all'azione militare
Donald Trump pronto all'azione militare ANSA

STATI UNITI – La già tesa situazione tra gli Stati Uniti e la Corea Del Nord si fa ancora più critica. Soprattutto dopo il lancio del missile intercontinentale che avrebbe potuto colpire l’Alaska. Un 4 luglio funestato da questo ennesimo episodio di sfida, che Donald Trump ha passato convocando un vertice d’emergenza per valutare la situazione e stabilire che gli Usa sono pronti all’azione militare se diventasse necessario. Dal canto suo, Kim Jong Un ha già fatto sapere che non ha alcuna intenzione di rinunciare ai suoi test nucleari, che definisce con sarcasmo ‘pacchi regalo’ per l’America. Durante il vertice d’emergenza, il presidente Usa ha valutato nuovi piani d’azione per colpire Pyongyang ed elaborati dal Pentagono. Questa, al momento, appare come l’unica strada percorribile se durante il G20 di Amburgo, in programma venerdì 7 e sabato 8, Trump non riuscirà a convincere Cina e Russia che è venuto il momento di fermare il regime guidato da Kim Jong-Un.

Era davvero un missile intercontinentale
Dopo i primi accenni di scetticismo sul fatto che quello lanciato dalla Corea Del Nord potesse essere davvero un missile intercontinentale (ICBM), c’è stata purtroppo la conferma delle autorità statunitensi e dalla stessa Pyongyang che assicura: «il detonatore ha funzionato in termini appropriati». Con il nuovo lancio, il potenziale militare di Pyongyang dimostra di avere fatto un inquietante passo avanti nei confronti di una potenziale minaccia per gli Stati Uniti e, indirettamente, per il resto del mondo che verrebbe quasi certamente coinvolto in caso di un conflitto di queste proporzioni. Anche se per il momento non vi sarebbero pericoli reali di questo genere, la cosiddetta ‘linea rossa’ potrebbe essere superata a breve, e questo potrebbe realmente essere un problema.

Aumenta la preoccupazione
All’indomani del nuovo test nucleare, negli Stati Uniti aumenta dunque la preoccupazione. Per questo la Casa Bianca ha chiesto alle Nazioni unite, insieme a Giappone e Corea del Sud, la convocazione di un consiglio di sicurezza straordinario. Il segretario di stato Usa Rex Tillerson ha sottolineato la necessità di una «azione globale» nei confronti di una «minaccia globale» – quella di Pyongyang. «Tutte le nazioni dovrebbero dimostrare alla Corea del Nord che ci sono conseguenze per il loro perseguire nel programma nucleare», dichiara Tillerson.
E il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres rincara la dose, definendo il lancio del missile balistico intercontinentale «un’altra pesante violazione delle risoluzioni del consiglio di sicurezza e costituisce una pericolosa escalation della situazione. Il leader di Pyongyang deve evitare altre azioni provocatorie e rispettare i propri obblighi internazionali». Lo fara?

Un ‘mare’ di test
Kim Jong-Un pare ossessionato dai test nucleari e dalla corsa all’armamento. Difatti, a differenza del padre e di suo nonno che avevano rispettivamente condotto 16 e 15 test nucleari, soltanto durante la recente amministrazione Trump ha già condotto 11 test, per un totale di ben 83 test missilistici: un ‘record’ di cui andare poco fieri. La volontà dunque di mettere fine alla corsa agli armamenti nucleari pare poco credibili, visto che se ci fosse stata volontà il regime Nord Coreano avrebbe potuto negoziare con i predecessori dell’attuale presidente Usa, Bill Clinton e George W. Bush. Ma così non è stato, e la riprova è l’ultimo sfacciato test.
Il possibile ‘alleato’ Cina, poi pare esser più abile nel mischiare le carte: da un lato pare voglia favorire un’intesa con gli Usa, mentre dall’altro non ha bloccato la fornitura di petrolio alla Corea Del Nord, che avrebbe messo in seria crisi il regime. Per cui non si riesce a ottenere garanzie di un pieno controllo delle azioni di Pyongyang.
La pressione nei rapporti Usa/Cina è poi salita nei giorni scorsi, quando Trump ha inviato navi da guerra nel Mar cinese meridionale e, come da accusa di Xi, fornito armi per 1,4 miliardi di dollari a Taiwan. Oltre a ciò, l’amministrazione Usa, ha imposto sanzioni alle banche della Repubblica Popolare Cinese che ancora sostengono Pyongyang, minacciando inoltre una guerra commerciale sull’acciaio.

Lo scambio
Per porre fine alle azioni della Corea Del Sud, al vertice di Amburgo alcune nazioni come la Cina e la Russia pare proporranno il cessare delle esercitazioni americane con la Corea del Sud e il blocco del sistema di difesa missilistica Thaad. In cambio di questa dimostrazione di buona volontà, si potrà chiedere lo stop al programma nucleare di Pyongyang. Ma le voci circolanti parlano di un probabile rifiuto da parte di Washington per questa proposta, anche perché le autorità militari non sono convinte che questo basterebbe a fermare Kim dai suoi propositi. Inoltre c’è sempre il rischio che il regime decida di reagire con ritorsioni militari nei confronti della Corea Del Sud. Gli Usa e Trump, comunque, sono pronti all'azione militare se le cose non prenderanno una piega ragionevole.

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