Più di metà degli elettori è rimasta a casa ieri

Francia, ma quale «Macronmania»: il vero dato è l'astensione

I media europei parlano già di «Macronmania», ma il successo del partito di Emmanuel Macron è pesantemente minato da un dato: la storica astensione, superiore al 50%

PARIGI - Sulle prime pagine dei media internazionali, la vittoria di Emmanuel Macron alle elezioni legislative viene descritta come una specie di plebiscito. Non si può negare che gli elettori francesi abbiano affidato al partito del Presidente una maggioranza che si tradurrà in un numero enorme di seggi all'Assemblea nazionale; altrettanto innegabile, però, il fatto che l'astensione al voto di ieri sia il dato forse più significativo di queste elezioni. Un'astensione storica, mai così alta in 60 anni, che getta inevitabilmente un'ipoteca pesante sull'effettiva consistenza della valanga Macron che sembra aver travolto al Francia. La Republique en Marche (REM) del presidente con l'alleato centrista MoDem dovrebbe portare a casa tra i 400 e i 445 seggi sui 577 dell'Assemblea al secondo turno di domenica prossima. Un numero cha darebbe a Macron, che ha fondato il suo partito un anno fa, una della più grandi maggioranze parlamentari dell storia repubblicana francese.

Fallimento
«La Francia è tornata» ha esultato il premier Edouard Philippe. Ma il portavoce del governo Christophe Castaner ha ammesso che un'affluenza del 49% è stata «un fallimento per questa elezione» e sottolineato che il partito di Macron deve riuscire a coinvolgere chi è rimasto a casa. I conti li fa Le Monde: «non bisogna confondere slancio e velocità. Questa spinta degli elettori di Rem... è ancora lontana dal rappresentare un'adesione ampia di settori della società» scrive il quotidiano. Il calo dell'affluenza, già in atto, «ha conosciuto un aggravamento considerevole: otto punti di partecipazione spariti dal 2012 a oggi». Se il presidente è stato eletto a maggio con il 43,5% degli elettori iscritti nelle liste «stavolta l'avanzata dei 'marciatori' poggia su poco più del 15% degli iscritti» .

Profondo malessere dell'elettorato
Per l'ex premier Alain Juppe, esponente della destra de Les Republicains, la bassa affluenza è segnale di «un profondo malessere dell'elettorato» e un trionfo di Macron al secondo turno sarebbe negativo per la democrazia. «La posta in gioco al secondo turno è chiara» ha detto il sindaco di Bordeaux, che ha invitato i suoi elettori a recarsi in massa alle urne domenica prossima. «Un parlamento monocolore non è mai un bene per il dibattito democratico».

Prudenza
Cauti i commentatori, come Nicolas Beytout de L'Opinion, che scrive: «Certamente Emmanuel Macron sta per realizzare l'impensabile per chi non aveva neppure un partito un anno fa, una maggioranza spettacolare all'Assemblea nazionale». Ma il 24% raccolto da Macron al primo turno delle presidenziali e l'affluenza bassa di ieri minano l'illusione della Macron-mania, aggiunge. Per alcuni esperti il crollo dell’affluenza, per la verità in discesa da decenni, rispecchia il fatalismo degli elettori davanti all’apparente marcia inarrestabile dei macronisti. Altri sottolineano che la personalizzazione del governo nella figura del presidente nella quinta repubblica allontana gli elettori dalle urne per le legislative.

Delusione
Il risultato «spettacolare» di Rem ha messo al secondo posto Les Republicains, che speravano in una rivincita dopo il voto deludente per l’Eliseo e invece si devono accontentare di 70-130 seggi. Batosta per il Front National di Marine Le Pen, battuta da Macron nella corsa all’Eliseo, che avrà da uno a dieci seggi. Il vice di Le Pen Florian Philippot ha ammesso una «delusione» e invitato gli elettori a «mobilitarsi i massa» per il secondo turno. Ha deluso anche La France Insoumise,il partito di sinistra dell’ex candidato presidenziale Jean-Luc Melenchon: il partito è comunque terzo e otterrà tra i 10 e 23 seggi.

La tragedia dei socialisti
Ma la vera tragedia si è consumata nel partito socialista, la formazione del predecessore di Macron Francois Hollande, che dovrebbe perdere 200 seggi. Il numero uno del Ps Jean-Christophe Cambadelis e l’ex candidato all’Eliseo Benoit Hamon sono entrambi stati battuti. Cambadelis ha chiesto agli elettori di non dare a Macron il monopolio del potere. Il parlamento rischia di «non avere reali poteri e nessun dibattito democratico che possa dirsi tale». Pochi candidati hanno raggiunto il 50% che consente il passaggio al primo turno. Domenica prossima si sfideranno i due o tre candidati cha hanno ottenuto più voti in ogni collegio. In base ai risultati ufficiali REM insieme a MoDem ha ottenuto il 32,32%, Les Republicains il 21,56%, il FN il 13,20%. Socialisti e alleati hanno avuto il 9,51& la sinistra radicale il 13,74%. La cancelliera tedesca Angela Merkel si è subito congratulata con Macron per il «grande successo», che ha definito «un voto per le riforme».

(fonte Afp)