25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Usa preoccupata da presenza russa nell'Artico

Lavrov negli Usa incontrerà Tillerson, dopo Washington va in Alaska. Occhi puntati sull'Artico

Il viaggio del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov negli Usa giunge appena dopo il licenziamento di Comey, il numero 1 dell'Fbi che indagava sul Russagate. E non è un caso che, subito dopo la visita a Washington, Lavrov andrà in Alaska

MOSCA - Tre giorni, non solo a Washington nel comfort dello studio Ovale, ma anche in Alaska. Sergei Lavrov è arrivato per una visita di lavoro negli Stati Uniti. Oggi avrà un incontro con il presidente Donald Trump e con il suo omologo, il segretario di Stato Rex Tillerson. Domani è previsto un incontro nel quadro del Consiglio artico in Alaska. Il viaggio del ministro degli Esteri russo è stato confermato da Mosca, dopo l'annuncio della Casa Bianca.

Attese
Grandi attese ci sono dall'incontro con Trump: il faccia a faccia potrebbe preludere a un vertice ancor più atteso, ma estremamente scomodo. Quello tra i due capi di stato, il russo Vladimir Putin e Trump stesso, sinora dato per possibile al g20. Scomodo soprattutto per le tante ombre che ancora pesano sull'elezione di Trump. Il tutto in un periodo molto complesso e contraddittorio. Trump ha appena licenziato il capo dell'Fbi James Comey, proprio mentre si infiamma l'inchiesta sui rapporti fra la campagna elettorale di Trump e la Russia.

Il caso Comey
Per qualcuno è un passo falso, che ricorda il Watergate. Potrebbe stupire poichè Comey, secondo Hillary Clinton, era stato proprio colui che favorì Trump, rivelando undici giorni prima delle presidenziali Usa, la riapertura dell'inchiesta sull'uso delle mail private della Clinton, quando era segretaria di Stato. Ma quanto sinora non era emerso è che sempre lo stesso Comey, nello stesso tempo, aveva aperto un dossier sulla campagna presidenziale del candidato repubblicano: sospetta complicità con gli hacker russi che avevano passato a Wikileaks mail imbarazzanti su Hillary.

Un terreno scivoloso
Lavrov insomma è atterrato su un suolo decisamente scivoloso, non tanto per lui, diplomatico di carriera e ministro più longevo dell'era Putin, ma piuttosto per i suoi interlocutori che già si sono fin troppo esposti a favore di Mosca. E ora, cercando di ritarare il tiro, sembrano diventati «partner imprevedibili». Ossia, come spiega ad Askanews il politologo russo Aleksey Mukhin, «se un presidente è debole, sarà imprevedibile. Ha da dimostrare di essere pienamente un leader, e quindi dovrà farlo con azioni a sorpresa». Come è stato il bombardamento sulla base siriana, il cui elemento di efficacia era inversamente proporzionale al livello di sorpresa.

Nodo Artico
Da notare infine la partecipazione di Lavrov nello stato più a nord degli Stati Uniti, non tanto per la presenza in Alaska, che gli Stati Uniti acquistarono dalla Russia il 30 marzo 1867 a circa due centesimi per acro. Ma piuttosto per il dialogo con gli americani su una zona, l'Artico che è sempre più parte fondamentale dei giochi internazionali. In effetti, la Guardia Costiera statunitense è preoccupata dalla crescente presenza militare russa nella regione artica. La circostanza è stata riferita a Sputnik dal comandante Paul Zukunft, che ha spiegato: «Ora osserviamo la realizzazione di un certo schema. E' fonte di preoccupazione perché non sappiamo quale sia lo scopo». Lo scorso ottobre l'inviato speciale americano per l'Artico, l'ammiraglio Robert Papp, aveva detto che le azioni della Russia nella regione artica sono di natura difensiva.

Ucraina e Siria
Il collega e capo del Dipartimento di Stato Rex Tillerson ha già visitato Mosca, a metà aprile e ha incontrato sia Lavrov e che il presidente russo Putin. Tillerson in occasione della riunione con Lavrov vorrebbe parlare di Ucraina e Siria. Su quest'ultima sono sul tavolo la risoluzione del conflitto e le condizioni per un accordo politico. Il tutto dopo che la Russia ha presentato una bozza di risoluzione al consiglio di sicurezza dell'Onu, per puntellare le zone di sicurezza decise con Iran e Turchia.