20 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Le posizioni di Washington e Mosca tornano distanti

Siria, Usa: Isis è priorità ma con Assad nessuna soluzione. Mosca: fate il gioco dei terroristi

Si pensava che con Donald Trump al potere le posizioni di Mosca e Washington sulla Siria si sarebbero avvicinate, ma a quanto pare non è così

WASHINGTON - «La prima priorità» per gli Stati Uniti in Siria «è la sconfitta del gruppo dello Stato islamico», un obiettivo che precede anche la stabilizzazione del Paese: è quanto ha detto il segretario di Stato americano Rex Tillerson, alla vigilia del suo arrivo in Italia per il G7 di Lucca e della sua attesissima visita a Mosca. Battere l'Isis e sradicare il califfato consentirebbe di eliminare una minaccia non solo per gli Stati Uniti, ma «per la stabilità di tutta la regione», ha detto il capo della diplomazia degli Stati Uniti in un'intervista alla Cbs.

Priorità: Stato islamico
«E' importante che le nostre priorità restino chiare. E crediamo che la prima priorità sia la sconfitta dell'Isis», ha detto Tillerson. «Una volta che la minaccia dell'Isis sarà ridotta o eliminata, penso che si possa rivolgere la nostra attenzione direttamente alla stabilizzazione della situazione in Siria», ha insistito Tillerson, dichiarandosi «fiducioso nel fatto di poter evitare il proseguimento della guerra civile" nel paese "e di poter portare le varie parti al tavolo» dei negoziati «per iniziare il processo di discussione politica». A questo proposito, Tillerson ha sottolineato che tali colloqui necessitano la partecipazione del presidente siriano Bashar al Assad e dei suoi alleati. 

Rapporti con la Russia
Gli Stati uniti «sperano che la Russia scelga di gocare un ruolo costruttivo» in Siria, «sostenendo il cessate il fuoco, attraverso i suoi negoziati ad Astana, ma anche a Ginevra», nel quadro dei colloqui mediati dalle Nazioni unite. «Se riusciremo ad attuare il cessate il fuoco nelle zone di stabilizzazione in Siria, speriamo di avere le condizioni necessarie per avviare un dialogo politico utile», ha commentato il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, in un'intervista alla Cbs, alla vigilia del G7 di Lucca e della sua attesa visita in Russia.

Mosca non un obiettivo
Tillerson ha spiegato inoltre di non credere all'ipotesi di ritorsioni russe dopo l'attacco degli Stati Uniti in Siria, in risposta al presunto uso di armi chimiche nel Paese, che Washington addebita al regime di Damasco. «I russi non sono mai stati presi di mira in questo attacco: si è trattato di un attacco di precisione, del tutto proporzionato e deliberato in risposta a un attacco chimico. La Russia non è mai stata un obiettivo», ha insistito il capo della diplomazia di Washington.

Assad deve andarsene
Ma se la priorità, a detta di Tillerson, resta abbattere l'Isis, d'altra parte per gli States nessuna soluzione politica sarà possibile in Siria fino a quando il presidente Bashar al Assad resterà al potere. La posizione di Washington è stata ribadita dall'ambasciatore degli Stati uniti all'Onu, Nikki Haley, in un'intervista alla Cnn. «Non c'è alcuna opzione che prevede una soluzione politica con Assad a capo del regime», ha detto Haley. «Se si guarda alle sue azioni, se si guarda alla situazione, sarà difficile vedere un governo pacifico e stabile con Assad».

Fare di più
Haley ha inoltre ribadito le sue dichiarazioni circa ulteriori possibili azioni in Siria, dopo quelle compiute venerdì in risposta al presunto uso di armi chimiche, che Washington addebita al regime di Damasco. «Se ci sarà bisogno di fare di più, si farà di più», ha detto. «Ciò che accadrà dipenderà da come ognuno risponderà a ciò che è accaduto in Siria, e se si farà in modo che si cominci a muoversi verso una soluzione politica, per trovare la pace in quell'area».

Regime change
Haley ritiene che un cambiamento a capo del regime siriano possa essere un'ipotesi plausibile perché «tutte le parti stanno vedendo che Assad non è il leader che occorre tenere in sella in Siria». Ma spodestare Assad non è l'unica priorità degli Stati uniti, ha insistito l'ambasciatore. «Ci sono numerose priorità» ha detto. «Quello che stiamo cercando di fare è, ovviamente, sconfiggere l'Isis. In secondo luogo, non vediamo una Siria pacifica con Assad. In terzo luogo, occorre tenere fuori l'influenza iraniana, e poi, alla fine, bisogna andare verso una soluzione politica: questa è una situazione complicata».

Il gioco dei terroristi
Gli Stati uniti stanno facendo il gioco dei terroristi, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov al suo omologo americano Rex Tillerson nel corso della loro prima telefonata dopo il raid Usa in Siria. «Un paese che si batte contro il terrorismo sta proprio facendo il gioco dei terroristi» e «sta creano minacce regionali alla sicurezza globale», ha detto Lavrov, secondo il comunicato del ministero degli Esteri russo. Il capo della diplomazia russa ha ribadito la posizione di Mosca che le accuse secondo le quali il regime siriano abbia attaccato con armi chimiche la città siriana di Khan Sheikhun la scorsa settimana «sono lontane dalla realtà». Il segretario di stato americano Tillerson è atteso a Moasca martedì per due giorni di colloqui. 

(fonte afp)