25 giugno 2017
Aggiornato 00:00
39% delle preferenze tra i 18 e i 24 anni

«Capolavoro Le Pen»: il Front National conquista i più giovani

A differenza di Donald Trump, Marine Le Pen sembra essere riuscita nell'impresa di conquistare l'elettorato più giovane, tradizionalmente più lontano dal verbo di estrema destra. Ecco come

La candidata all'Eliseo e leader del Front National Marine Le Pen.
La candidata all'Eliseo e leader del Front National Marine Le Pen. (EPA/THIBAULT VANDERMERSCH)

PARIGI - Popolare tra i francesi, popolarissima tra i giovani francesi. Il capolavoro di Marine Le Pen, che ha preso le redini del Front National nel 2011, è stato quello non solo di trasformare una forza politica di opposizione in una potenzialmente di governo, ma anche di rovesciare il tradizionale paradigma per cui i movimenti cosiddetti «populisti» non sfondano tra i giovani. Si veda Donald Trump negli Stati Uniti, che si è conquistato vittoriosamente il voto della «pancia» dell'America, l'America profonda, ma non quello dei più giovani. Marine Le Pen, invece, va oltre: non è solo la Francia operaia, modesta, e di età più adulta a votarla. Perché la leader del Front National va fortissimo anche tra chi vota per la prima volta o da pochi anni.

39% delle preferenze tra i 18 e i 24 anni
Secondo un recente sondaggio Ifop,è infatti quello di Marine Le Pen il partito più popolare in Francia nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni, in cui conquista addirittura il 39% dei voti. Da confrontare con il 21% del candidato centrista Emmanuel Macron e con il 9% del rivale di centro-destra Francois Fillon. Nel 2012, il supporto degli elettori giovani al Front National era al 18%.

Giovani senza più prospettive
Come spiegare un simile fenomeno? Da una parte, bisogna certamente far riferimento alla mancanza di lavoro e alle deludenti prospettive economiche che frustrano i giovani francesi. Profondamente delusi dalle ricette dei partiti tradizionali, e in particolare dalla rocambolesca «avventura socialista» di Francois Hollande che, con la recente riforma «Loi Travail», ha ulteriormente precarizzato il mercato del lavoro. Dal 2008, anzi, la disoccupazione giovanile è addirittura aumentata, passando dal 18% al 25%. Sono soprattutto i giovani delle aree rurali, meno istruiti, a trovarsi in condizioni critiche. Per loro, il fatto che trascorreranno parte delle loro vite nella precarietà economica e lavorativa è praticamente una certezza.

Le Pen, la grande rinnovatrice del Front National
Ma non è solo la congiuntura economica. La stessa Marine Le Pen ha il merito di aver profondamente rinnovato l'immagine del movimento, riuscendo a renderla appetibile agli elettori più giovani. E lo ha fatto senza mai snaturare il partito e le sue ricette, ma veicolando il messaggio in modo da escluderne radicalismi retorici. Ad esempio, parlando di «immigrazione» più che di «immigrati», di «Islam radicale» più che genericamente di «Islam», e concentrandosi, oltre che su immigrazione e sicurezza, su temi economici. Le Pen, in particolare, è divenuta la paladina del mantra anti-globalizzazione, mantra a cui ampie fette di giovani si dimostrano sensibili.

Il partito più forte sui social
E poi c'è un altro livello: oltre al messaggio, il canale scelto per veicolarlo. Perché, se McLuhan ci insegna che «il medium è il messaggio», la scelta del mezzo non può che pesare fortemente sull'efficacia della fruizione. Il Front National è il partito che va più forte sui social network. E non dev'essere un caso, visto che due delle figure di più alto livello, David Rachline e Marion Maréchal-Le Pen, sono ventenni.

La lezione 2.0 di Trump
Ed è innegabile che ormai, anche nella comunicazione politica, i social siano il futuro. Lo ha dimostrato Donald Trump, che ha sbaragliato la rivale prima sul web e poi alle urne, con un'attenta strategia calibrata sui nuovi media. E nonostante i mastodontici investimenti della Clinton per preparare una campagna che fosse una macchina da guerra, la sua sottovalutazione del mondo social è uno degli elementi che le è costato la vittoria.

Seguitissima su Facebook e su Twitter
Così, il fatto che Marine Le Pen abbia 1 milione e 300mila follower su Twitter e quasi altrettanti ‘like’ su Facebook è un dato da osservare con una certa attenzione. Le si avvicina solo il candidato della sinistra radicale Jean Luc Melenchon, ma con numeri di molto inferiori. Sui social, Le Pen batte a mani basse sia Fillon, bersaglio sul web di attacchi e ironie per il suo Penelopegate, sia Macron, che non a caso è l'obiettivo preferito delle invettive 2.0 della candidata di destra.

Sfiducia nei media tradizionali
D'altra parte, Marine Le Pen è lucidissima: illuminata dall'esperienza trumpiana, ha capito che la lotta all'establishment passa anche attraverso la ricerca di un'alternativa ai media tradizionali, visti come straordinariamente contigui ai «poteri forti». Lo ha esplicitato la stessa leader del Front National all'inizio della campagna elettorale: "Questo è un canale complementare a quello della stampa tradizionale e penso sia essenziale per noi parlare direttamente alla gente, senza filtro», ha detto alla stampa. «I francesi hanno bisogno di una presentazione rigorosa e oggettiva dei progetti dei vari candidati - ha detto Le Pen -, e ho la sensazione di non riconoscere nella vostra penna, né nel vostro occhio, la donna che sono, il partito che guido e le idee che difendo». Stando agli ultimi dati, l'intuizione di Le Pen si sta rivelando vincente, soprattutto tra i più giovani.