26 febbraio 2020
Aggiornato 11:30
Europa a quante velocità?

60 anni di Europa unita: storia di come i Paesi del nord ci hanno asservito, con l'euro

Jeroen Dijsselbloem ha genuinamente espresso una visione razzista della UE: quella che da molti decenni domina la vita di tutti i cittadini europei.

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ROMA - Come nei funerali più belli, e catartici per molti aspetti, la morte dell’Unione Europea verrà celebrata con una festa. La tradizione, trasversale ad ogni cultura e ad ogni tempo, troverà ampio sfogo in brindisi e saluti, in onore del prematuro defunto: l’Unione Europea. Dobbiamo contrirci di ciò oppure rallegrarci? Di fronte all’attuale sfracello sociale le remore si assottigliano giorno dopo giorno. Solo poche ore fa, il capo dei socialisti olandesi nonché presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem – un uomo che ricordiamo bene per il sadico accanimento contro il popolo greco ormai alla fame – ha bellamente detto che i popoli del sud, quindi noi italiani siamo in prima fila in codesto alato ragionamento, si ubriacano e vanno a donne. E basta: quindi, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Il sillogismo molto poco aristotelico è evidente: i popoli del sud sono inferiori.

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Le parole di Dijsselbloem? Un chiaro segno della natura di questa Europa
E’ altamente educativo notare due semplici fattori. Jeroen Dijsselbloem è un socialista, afferente quindi ad una ideologia che dovrebbe ambire all’eguaglianza e all’inclusione. Oggi così non è più: le parole del sopracitato burocrate evidenziano che il socialismo eurocentrico odierno, ovvero l’ideologia su cui fonda l’esistenza della Ue, è vagamente classista ed eugenetico. La precisazione successiva di Dijsselbloem non ha per nulla smentito il succo di un'affermazione così pesante. Dunque, è bene che sia chiaro, oggi l’Italia nell’Unione Europea è percepita in tal senso: e con noi la Spagna, il Portogallo e la Grecia. Forse anche la Francia. Ovviamente è da escludere che le sue parole siano una gaffe: in tali contesti, e a tali livelli, ogni singola parola è calibrata al millimetro.

Asservimento scambiato per eguaglianza
Quindi il benvenuto al sessantesimo compleanno dell’Unione Europea è stato dato da uno dei suoi massimi rappresentanti con parole tanto inaccettabili quando genuine, sgorganti dal cuore. Risulta evidente ciò che è sempre stato, finalmente: l’Unione Europea, attraverso la moneta unica, è stato il massimo strumento di asservimento sociale ed economico che i paesi del nord Europa hanno imposto a quelli del sud. Un’imposizione culturale violenta, che ha annichilito valori filosofici antichi, risultati sconfitti dalla soverchiante egemonia protestante e calvinista.

Ma davvero si pensava che un italiano potesse vivere, pensare, sognare come un tedesco? 
Dopo sessant'anni, una riflessione sovviene: ma davvero si pensava che un greco potesse vivere, pensare, sognare come un tedesco, o un olandese? Davvero abbiamo pensato che a un italiano si potesse imporre lo stile di vita di un lussemburghese? Ebbene sì, lo hanno seriamente pensato: se tutto ciò possa non definirsi «conquista» è molto dubbio. Infatti, ancora oggi, tutti i problemi che attanagliano la cosiddetta Unione Europea sono letti solo attraverso la lente della filosofia, se così vogliamo chiamarla, tecnoscientifica econometrica. Millenni di cultura greco-cristiana sono stati cancellati, trasformati in grafici che misurano la felicità con le variazioni del rapporto debito/Pil. Un processo di annessione con ha incorporato la proiezione di un pesante senso di colpa verso coloro che, ma guarda un po', non hanno lo stesso identico sistema valoriale dei paesi dominanti. Le parole di Jeroen Dijsselbloem hanno esattamente questo scopo: creare senso di colpa. E ci troviamo al punto in cui di fronte a un buzzurro che ci insulta dobbiamo anche tacere o avanzare timidi proteste: perché la nostra cultura è stata cannibalizzata in nome di un avanzamento materiale che, per altro, non si è nemmeno avverato.

Campionato di calcio falsato
Non è quindi chiaro di cosa dovremmo avere paura, nel caso in cui l'Unione Europea collassasse: siamo considerati dei parassiti nullafacenti e per giunta il nostro benessere, inteso in senso vasto, negli ultimi decenni è paurosamente decaduto. Ben venga quindi l’Europa a doppia, tripla o quadrupla velocità: l’importante è che in questa specie di campionato di calcio le regole etiche ed economiche non siano dettate dal dirompente potere tedesco.

Lo scopo della Germania? Un superclub riservato ai ricchi
Insomma: la Germania vuole creare un superclub per super ricchi, par di capire. Lo faccia e chiami in esso tutti coloro che reputa adatti a un siffatto esclusivo contesto: l’importante è che lasci a coloro che «giocano» nelle serie minori la possibilità di regolarsi come preferiscono: Ad esempio: noi che non facciamo altro che ubriacarci e andare a donne, insieme a greci e spagnoli, potremo sforare il rapporto debito/Pil che ci sta strangolando da anni? Potremo creare un serie di dazi in entrata? E da un punto di vista fiscale? E il rapporto con la Nato e la Russia? Noi di serie B saremo autonomi oppure dovremo essere ancora più vassalli?