23 giugno 2017
Aggiornato 07:00
Stanziati 200 mln di euro per il 2017 a sostegno Stati membri

«Motel Europa», ecco perché il nuovo piano Ue è già destinato a fallire

Più rimpatri, aiuti a Italia e Grecia per costruire centri detentivi, multe agli Stati che non accettano di ricollocare migranti: questo il nuovo piano dell'Ue

Un peschereccio usato da migranti.
Un peschereccio usato da migranti. (Riccardo Nastasi / Shutterstock.com)

BRUXELLES - La Commissione europea ha presentato oggi nuove misure per intensificare e accelerare i rimpatri dei migranti che non hanno diritto all'asilo in Europa, come concordato al vertice Ue tenuto a Malta all'inizio dello scorso febbraio. Si tratta di «azioni pratiche che possono avere effetto immediato» e che puntano a «colmare lacune e a far rispettare le regole esistenti con il rigore e il realismo necessario per arrivare a risultati tangibili, nel rispetto dei diritti fondamentali», stando a quanto si legge nel comunicato diffuso dall'Ue.

Procedure più veloci per i rimpatri
Ribadendo di voler continuare ad accogliere i migranti «che ne hanno veramente bisogno», la Commissione ha annunciato la necessità di «procedure più veloci, misure più severe contro il rischio di fuga, un approccio multidisciplinare da parte delle autorità nazionali e una migliore cooperazione e coordinamento tra gli Stati membri» per garantire «l'efficacia della politica di rimpatrio, fatte salve le garanzie in materia di diritti fondamentali». A tal fine l'Ue stanzierà «200 milioni di euro nel 2017 per sostenere le misure nazionali in materia di rimpatrio ed azioni europee congiunte per quanto riguarda rimpatri e reinserimenti».

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Procedure accelerate
Tra le misure raccomandate, l'Ue ha sollecitato gli Stati membri a «superare le inefficienze del processo di rimpatrio e a ridurre i tempi dei ricorsi, adottando sistematicamente decisioni di rimpatrio che non abbiano scadenza»; a contrastare «gli abusi» prevedendo «procedure accelerate» della richieste di asilo e, «nel caso, alla frontiera, quando le domande risultino sospette e sembrino non avere altro scopo che quello di ritardare l'esecuzione di una decisione di rimpatrio»; «scongiurare il rischio di fuga ponendo in detenzione le persone a cui è stata notificata una decisione di espulsione o che rifiutano di collaborare nel processo di identificazione o che si oppongono al rimpatrio con violenza o frode». Nel comunicato l'Ue si è infine impegnata a collaborare a superare «le difficoltà in materia di riammissione con la rapida conclusione dei negoziati sugli accordi con Nigeria, Tunisia e Giordania e impegnandosi in un dialogo con Marocco e Algeria».

L'aiuto promesso a Italia e Grecia
Osservate speciali, insomma, Italia e Grecia, i due Paesi dove arrivano la maggior parte di immigrati via mare. La Commissione Ue ha dunque promesso che li aiuterà a a costruire centri detentivi per migranti, proprio per scongiurare la possibilità che questi ultimi tentino di scappare verso i Paesi del Nord. Una promessa che tanto ricorda la vicenda degli hotspot lo scorso anno, quando Bruxelles chiese ad Atene e a Roma di accelerarne la costruzione, promettendo in cambio che i ricollocamenti sarebbero avanzati. Cosa che non è mai accaduta, tanto che oggi la Commissione minaccia procedure di infrazione per i Paesi che si rifiutano di accogliere migranti dai due Stati mediterranei. 

Ricollocamenti 
Per il momento, sono soltanto 13.500 i richiedenti asilo che sono stati «ricollocati» finora (di cui circa 9.600 dalla Grecia), a fronte del piano adottato nel settembre 2015, che prevedeva di ricollocarne 160.000 in due anni. Se gli Stati membri «non intensificheranno presto le proprie procedure di ricollocamento», la Commissione «non esiterà a ricorrere ai poteri che le sono riconosciuti dai trattati», ha detto la Commissione. L'Ue ha poi sottolineato che ad oggi Ungheria, Austria e Polonia «si rifiutano di partecipare al programma", mentre Repubblica ceca, Bulgaria, Croazia e Slovacchia «sono coinvolti in misura molto limitata».

Ma il sistema Dublino rimane com'è
Difficile, però, che simili minacce possano dare l'effetto sperato. Se l'Ue spera di arrivare a un sistema di asilo continentale funzionante attraverso la coercizione, significa che non ha ancora imparato la lezione della Brexit e della crisi esistenziale dell'Europa. Anche perché Bruxelles sembra continuare a fare orecchie da mercante (nonostante gli impegni presi in precedenza) sulla questione fondamentale: il superamento del sistema di Dublino, che obbliga i richiedenti asilo a fare domanda nel primo Paese di arrivo, spesso Italia e Grecia. Finché non ci sarà la volontà di un ripensamento di questo meccanismo, è probabile che la situazione rimarrà quella di sempre: i due Paesi mediterranei costretti a sobbarcarsi il peso dell'immigrazione, con il resto d'Europa incapace di proporre una soluzione.