L'ambasciatrice Usa all'Onu smorza gli entusiasmi

Sanzioni alla Russia, da Trump un passo avanti e poi la brusca frenata

Il Tesoro Usa ha annunciato la riautorizzazione di un flusso di affari limitato con i Servizi russi, che Obama aveva impedito. Un passo verso la fine delle sanzioni?

WASHINGTON - I rapporti con Mosca costituiscono senza dubbio il dossier rispetto al quale si preannuncia la maggiore discontinuità tra Barack Obama e Donald J. Trump; eppure, nonostante l'immediato attivismo del nuovo Presidente in altri campi, sulla delicata questione delle sanzioni da Washington giungono ancora segnali contrastanti.

Le dichiarazioni di Trump
Alcuni mesi fa, quando ancora infuriava la campagna elettorale, il tycoon newyorchese - accusato dai rivali di essere il «cagnolino di Putin» - aveva fatto trapelare la sua disponibilità a riconsiderare la questione delle sanzioni, aprendo a un riconoscimento della Crimea russa. Da Presidente, Trump non sembra aver cambiato idea. Proprio nelle stesse ore in cui Obama, poco prima di uscire di scena, prorogava i provvedimenti anti-Mosca, Trump, in un'intervista al britannico Times, chiariva la sua posizione. «Hanno messo le sanzioni alla Russia, vediamo se possiamo fare qualche buon accordo con la Russia», ha dichiarato. «Credo che le armi nucleari andrebbero ridotte e ridotte in modo davvero sostanziale», ha argomentato, «ma la Russia se la passa parecchio male al momento a causa delle sanzioni, ma credo che possa accadere qualcosa che porterà benefici a molta gente».

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La decisione del Tesoro
Parole che sembravano preludere, dunque, a un accordo di non proliferazione nucleare in cambio di una riconsiderazione della politica delle sanzioni. Un segnale in questa direzione è giunto ieri, quando il Dipartimento del Tesoro americano, con una nota, ha comunicato la decisione di riautorizzare un flusso di affari «limitato» con i Servizi di Sicurezza Federali della Russia. Sempre il Tesoro Usa ha definito questo provvedimento una «agevolazione di portata minore», ma si tratta comunque della cancellazione di un divieto introdotto dall'amministrazione Obama, che proibiva qualunque transazione superiore ai 5.000 dollari annui.

Trump minimizza...
Ma proprio nella comunicazione del provvedimento è avvenuto una sorta di «cortocircuito», tanto che subito dopo è stato proprio il presidente Trump a prendere la parola sull'argomento, specificando che non si tratta di alcun allentamento: «Non ho alleggerito nulla» ha chiarito il presidente a margine della spiegazione del suo portavoce Sean Spicer, che già aveva spiegato come la decisione del Tesoro fosse «una prassi comune». E' vero che l'impianto sanzionatorio voluto da Obama non subisce, di fatto, alcun modifica significativa; altrettanto vero, però, che, con quel provvedimento, il Tesoro ha di fatto concesso una licenza generale da applicare alla Federal Security Service, consentendo alle società americane di fare affari con l'agenzia di spionaggio a patto che i pagamenti non superino i 5.000 dollari l'anno, che non riguardino la Crimea e non violino le sanzioni pre-esistenti.

...e anche Tillerson
Anche Rex Tillerson, il nuovo segretario di Stato noto per i suoi «legami» con la Russia, ha minimizzato la portata della decisione del Tesoro, affrettandosi a definirla «tecnica», e volta a «evitare conseguenze indesiderate» nelle attività governative americane con la Russia. Infine, la Casa Bianca ha nuovamente ribadito che non si tratta (ancora) di rimuovere le sanzioni, bensì di un «aggiustamento di routine».

Le critiche del GOP
Eppure, il provvedimento di cui da Washington si industriano a minimizzare la portata ha raccolto le critiche e l'opposizione di parte dello stesso partito di Trump: in prima fila, i senatori Mitch McConnell e John McCain, tra i più fervidi sostenitori del pugno duro verso la Russia. Del resto, alcuni interpretano la mossa del Tesoro come il primo segno di cedimento di quella rediviva cortina di ferro costruita dalle precedenti amministrazioni.

L'ambasciatrice Usa all'Onu: le sanzioni restano
Un segnale fortemente contrario, invece, giunge dall'ambasciatrice Usa all'Onu, Nikki Haley, che durante una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu ha confermato la linea di Obama: «Le sanzioni degli Stati Uniti alla Russia per l'annessione della Crimea rimarranno in vigore sino a che Mosca non restituirà all'Ucraina il controllo», ha detto. «Devo condannare le azioni aggressive della Russia» ha aggiunto ancora Haley. «Gli Usa continuano a chiedere la fine immediata dell'occupazione». Segnali contrastanti, rassicurazioni e dichiarazioni contraddittorie che ancora non consentono di trovare il bandolo della matassa. Sul dossier forse più delicato di tutti, insomma, l'amministrazione Trump sembra prediligere un approccio più prudente rispetto a quello tenuto fin qui su altre questioni.