29 giugno 2017
Aggiornato 16:01
Tre settimane per raggiungere un accordo con i creditori

Grecia, i tedeschi si prendono 14 aeroporti. E il Paese continua a morire

Mentre la tedesca Fraport si prende i 14 aeroporti più lucrosi del Paese a condizioni vantaggiose, Atene a 3 settimane di tempo per trovare un nuovo (drammatico) accordo con i creditori

ATENE - Tre settimane. E' il tempo che rimane alla Grecia per scongiurare una nuova crisi del debito. Tre settimane per superare lo stallo in cui si sono arenate le trattative con i creditori, tre settimane perché Alexis Tsipras decida se accettare ulteriori misure di austerità, nonostante le proteste che infuriano nel Paese. Sullo sfondo, quella inquietante previsione del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui il debito greco potrebbe diventare «esplosivo» entro il 2030.

14 maggiori aeroporti greci ai tedeschi
Lo scorso 29 gennaio, gli agricoltori greci sono tornati a manifestare contro l'aumento della tassazione, del prezzo del gas e dei contributi previdenziali, chiudendo per alcune ore la strada tra Serres e Salonicco. Il giorno successivo, la Commissione europea ha concesso il via libera all’acquisizione, da parte della società tedesca Fraport, delle concessioni per la gestione di 14 aeroporti regionali greci. Allo stato greco restano dunque 23 aeroporti regionali, molti dei quali in deficit e dalla gestione onerosa, oltre, ovviamente, alla consapevolezza di aver dovuto svendere ai tedeschi asset importanti per un settore chiave come il turismo.

Concessioni favorevoli per Fraport
La concessione trasferisce alla Fraport, per i prossimi 40 anni, le operazioni e la gestione degli aeroporti economicamente più strategici, mentre si parla di profitti iniziali per 90 milioni di euro. Secondo Le monde diplomatique, il gruppo di Francoforte è riuscito ad assicurarsi condizioni contrattuali molto favorevoli, come la possibilità di disdire i contratti di affitto e di fornitura per assicurare nuove licenze, senza che le società e i ristoranti inclusi debbano essere indennizzati. Di eventuali risarcimenti, inoltre, si farà carico lo stato greco. Sarà sempre Atene a sborsare, nel caso in cui eventuali ritrovamenti archeologici dovessero rallentare i lavori di ristrutturazione. E ancora, il governo Tsipras ha esentato la Fraport delle tasse comunali e di quelle sugli immobili. 

Le deboli resistenze di Tsipras
I sacrifici, però, non sembrano mai bastare. Il FMI è convinto che, senza nuovi tagli alle pensioni e nuove tasse, la Grecia non potrà ottenere un avanzo primario di bilancio del 3,5%. Una pessima notizia per il governo Tsipras, che ha di recente spento due candeline, mentre i sondaggi danno la sua popolarità in picchiata. Tsipras ha però mandato un messaggio chiaro a Bruxelles: chiedere nuove misure quando, a forza di austerità, le entrate dello Stato sono state migliori delle aspettative non soltanto è «esagerato», ma anche «assurdo».

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Stallo
Un battibecco che ha, di fatto, rimandato una nuova revisione della conformità delle riforme e del progresso economico, revisione che il Governo aveva sperato di terminare entro dicembre. Tale questione è di vitale importanza per sbloccare ulteriori prestiti del piano di salvataggio. In mancanza degli esborsi, con 10,5 miliardi di rimborsi del debito da quest'estate, lo scenario che si profila è una nuova fase acuta della crisi. A tutto ciò si aggiunga che, secondo il FMI, anche se le riforme venissero attuate in maniera ortodossa, senza una sostanziale rivalutazione del debito la situazione è destinata a diventare insostenibile.

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Sanità al collasso
Intanto, un recente sondaggio attesta come il 53% dei greci ritengano che l'entrata nell'euro sia stata un errore, e un terzo vorrebbe un ritorno alla drachma. La vox populi, come spesso accade, riflette una quotidianità che si fa ogni giorno più drammatica. Si pensi a uno dei settori che più risente della crisi: la sanità. Dal 2009, secondo dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), il budget per la sanità pubblica è stato tagliato di un terzo e 25 mila impiegati sono stati licenziati. Nel 2016 i tagli avrebbero ammontato a 350 milioni di euro. Tradotto nella pratica, una media di un infermiere ogni 40 pazienti. E i medici, se possono, emigrano all’estero.

Dov'è la luce in fondo al tunnel?
Le condizioni di igiene e sicurezza, oltretutto, sono a dir poco disastrose. Circa il 10% dei pazienti ricoverati rischiano di sviluppare infezioni fatali a causa dell'assenza di prodotti adeguati per garantire la pulizia e per la mancanza di personale. Tra il 2011 e il 2012, sarebbero stati tremila i morti causati dal tali infezioni. E nonostante la promessa di Tsipras di assumere 8 mila medici e dottori nel 2017, la speranza che ciò possa avvenire è sempre più flebile. La proverbiale luce in fondo al tunnel, insomma, per la Grecia è ancora decisamente lontana.