18 ottobre 2019
Aggiornato 03:30
Dopo la tempesta mediatica contro la Russia

La rivelazione: anche l'Ucraina tentò di influenzare le elezioni Usa, a favore della Clinton

Gli Usa hanno sollevato una vera e propria tempesta mediatica per le presunte interferenze russe nelle presidenziali. Ma, secondo Politico, anche Kiev avrebbe fatto altrettanto. E ne è uscita indenne

KIEV - Sono mesi che da Washington si accusa la Russia di aver cercato di influenzare il risultato delle elezioni presidenziali americane a favore di Donald Trump, imputandole l'hackeraggio avvenuto ai danni del Partito democratico. Ma ora Mosca sarebbe in buona compagnia: perché un altro Paese dell'ex blocco sovietico, peraltro non esattamente «amico» della Russia, avrebbe cercato di «remare» a favore del proprio candidato prediletto. Stiamo parlando dell'Ucraina, che, secondo un'inchiesta di Politico - autorevole sito americano informatissimo sui retroscena politici di Washington -, si sarebbe impegnata affinché, nel duello tra il tycoon e Hillary Clinton, prevalesse infine quest'ultima. 

Le azioni di Kiev contro Trump e a favore della Clinton
Ufficiali del governo di Kiev avrebbero, secondo Politico, cercato di favorire l'ex segretario di Stato mettendo spesso in discussione l'idoneità di Trump a diventare Comandante in Capo, e diffondendo documenti che accusano un suo collaboratore di alto livello di corruzione. Pare inoltre che un agente ucraino-americano, consulente del Comitato Nazionale Democratico, abbia incontrato alti funzionari dell'ambasciata ucraina a Washington, nel tentativo di esporre i presunti legami tra Trump, il suo responsabile della campagna elettorale Paul Manafort e la Russia. L'obiettivo, naturalmente, era quello di screditare il tycoon agli occhi dell'opinione pubblica americana.

Le conseguenze delle azioni ucraine
Secondo Politico, gli sforzi di Kiev avrebbero avuto un impatto tangibile negli eventi degli ultimi mesi, perché avrebbero spinto Manafort a dimettersi lo scorso agosto e avrebbero contribuito a diffondere la convinzione che la campagna di Trump fosse in qualche modo strettamente legata alla «rivale» per eccellenza dell'Ucraina, la Russia.

E' giusto paragonare Russia e Ucraina?
Naturalmente, il (presunto) impegno ucraino ha fatto decisamente meno scalpore della vicenda degli hacker (presunti) russi. Questo perché – argomenta Politico – le due situazioni sarebbero tutto sommato difficilmente paragonabili. Mentre le operazioni condotte dalla Russia sarebbero state personalmente dirette da Vladimir Putin, nel caso dell'Ucraina sarebbe difficile pensare che un Paese tanto dilaniato da corruzione, sfide economiche e fazioni possa esercitare un'influenza così profonda nella competizione elettorale di un altro Stato. Una lettura forse di parte, che, dobbiamo ricordarlo, proviene da un sito fortemente radicato a Washington. Eppure, Politico ammette di aver trovato «evidenze di un coinvolgimento del governo ucraino nella corsa elettorale che appare contrastare con il protocollo diplomatico che impone che i governi debbano astenersi dall'intervenire nelle elezioni di un altro Stato».

La Russia nemica, l'Ucraina amica
Il «diverso» trattamento che Washington ha riservato a Russia e Ucraina viene spiegato da Politico anche sulla base delle differenti relazioni che gli Usa intrattengono con entrambi gli Stati. La presunta ingerenza russa ha suscitato indignazione nel corpo politico americano. L'intelligence americana ha optato (come raramente viene fatto) per pubblicizzare la mossa di Mosca e il Presidente uscente ha annunciato e perseguito pubblicamente ritorsioni nei confronti della Russia.

Il tentativo in extremis di Poroshenko di cambiare casacca
L'Ucraina intrattiene invece storicamente forti relazioni con gli Stati Uniti, e i suoi ufficiali – scrive Politico – erano preoccupati che, sotto un'amministrazione Trump, tale alleanza potesse essere messa in discussione. Non a caso, Poroshenko sarebbe già corso ai ripari, e, secondo il sito, avrebbe firmato recentemente un contratto da 50mila dollari al mese con una società di lobbyng fortemente legata al partito repubblicano. Un rapido «cambio di casacca» che potrebbe però essere vanificato dal diffondersi di tali rivelazioni.

Manafort consigliere di Yanukovych
D'altronde, l'antipatia ucraina nei confronti della squadra di Trump e l'allineamento con la Clinton risale al 2013, quando l'allora presidente Viktor Yanukovych, di cui Manafort era consigliere, fece bruscamente marcia indietro su un patto con l'Ue legato ad alcune riforme anti-corruzione. Al suo posto, Yanukovych firmò un accordo di salvataggio multimiliardario con la Russia. Quello che è successo dopo è storia: le proteste – incoraggiate da Washington? – e la frettolosa fuga del Presidente fuori dal Paese. Di certo, il fatto che Manafort fosse approdato nella squadra di Trump deve aver impensierito Poroshenko, a maggior ragione dopo che l'allora candidato repubblicano ha chiarito le sue intenzioni in merito al rapporto con la Russia.

La differenza più evidente
La ricostruzione di Politico aggiunge dunque nuove sfumature al già complesso scenario della «vicenda hacker russi»: se è vero che Mosca ha tentato di influenzare le elezioni americane (cosa di cui ancora mancano evidenze incontrovertibili), oggi sappiamo che ci sono fondati sospetti che lo stesso abbia fatto Kiev. Non è dato esattamente sapere fino a che punto si sarebbero spinte Russia da un lato e Ucraina dall'altro. Per ora, la differenza più evidente è che, mentre contro Mosca è stata ingaggiata una battaglia mediatica e sono state anche comminate delle sanzioni, Kiev, per il momento, è uscita indenne, mentre ci si aspetterebbe che la condanna di interferenze straniere sia generalizzata per chiunque possa portato avanti un tale tentativo. Forse perché – è lecito chiedersi – Kiev sosteneva la candidata «giusta» Hillary Clinton?